Dimartino - Centro di documentazione Raffaele De Luca - Cosenza Live report, 23/01/2011

11/02/2011 di

I Dimartino all'Ora di italiano, e dove se no? La band palermitana è ospite del programma di Ester Apa sulle frequenze di Radio Ciroma. Suonano al Centro di documentazione Raffaele De Luca, a Cosenza. Alle spalle hanno la cartina della penisola, e l'atmosfera è da primo giorno di scuola. Un concerto per pochi intimi dove prensentare il primo disco "Cara maestra abbiamo perso". Marcello Farno racconta.



"Ma quant'è bello suonare con la gente cosi attenta?"

Simona Norato, tastiere, cori e altri ammennicoli dei Dimartino, alla fine del concerto butta fuori nelle mie orecchie tutta la gioia e l'emozione che ha in corpo. Una performance andata oltre ogni aspettativa, da parte loro certo, ma soprattutto da parte del pubblico raccolto nella saletta del Centro di documentazione Raffaele De Luca, incastonato tra i palazzi e le vie del centro storico cosentino. L'occasione era ghiotta, il quinto degli showcase organizzati da "L'ora di italiano", il programma sul made in italy sonoro, ideato e condotto dalla nostra Ester Apa e in onda sulle frequenze distorte di Radio Ciroma.

Quadri di Dizzy Gillespie, tappeti proto-persiani, poltroncine vintage e cuscini per terra, e in un angolo del salotto un'orchestrina che riesce già dalle prime battute ad attirare attenzione, conquistare consensi, accompagnare tutti in religioso silenzio ad aprire squarci nella tela di un presente non ancora, purtroppo, diventato passato da consegnare alla storia.

Antonio, alle prese con voce e basso e chitarra, Simona e Giusto, batteria e vino rosso, sanno dosare gli ingredienti e creare atmosfere leggiadre e artigianali, capaci di tenere unito, in maniera del tutto anti-retorica, un discorso cantautorale che parte da piccole storie di imprevisti, desideri e incomprensioni per arrivare ad ammainare le vele di una quotidianità che contemporaneamente diventa simbolo di sconfitta e punto da cui ricominciare. La sconfitta, dicevamo. Sulla parete, a fare da scenografia, svetta una di quelle cartine scolastiche della penisola, che a ben guardarla ci trovi sopra tutte le coordinate di una disfatta che, come si è detto più volte, affonda le radici negli scontri sociali post-'77 e, forse definitivamente, con le liquidazioni, i contratti a perdere e il bunga-bunga ministeriale trova oggi il suo più naturale epilogo.

I Dimartino sono una band, e questo sia chiaro, non tragga in inganni il cognome di Antonio, perché non c'è nessuna deriva da progetto solista nel loro repertorio melodico. Anzi, il suono e gli arrangiamenti, scarni ma incisivi, sono proprio quello che arricchisce a dismisura il loro live-set. Così come la coesione e la presenza scenica dei tre, tutte robe estranee per un gruppo all'esordio, ma non se hai alle spalle anni e anni di esperienze già condivise in un'altra band.

Da "Cara Maestra", resa in maniera meno ruvida rispetto al disco, a "Parto", per tutta la durata del concerto, si susseguono così paesaggi sonori, dove accanto agli elementi tradizionali da forma-canzone, trovano spazio ogni volta altre piccole scintille soniche che in punta di piedi caricano di umori nuovi i pezzi. Si passa così da un organetto preso in prestito dai bistrot francesi, che colora le note di "Marzo '48" e di quel "Cartoline da Amsterdam" ripescato dal repertorio Famelika, ai sample elettronici della già citata "Parto", scritta per un operaio di Termini Imerese, al riff di synth in odore di progressive dello strumentale divertissement di "La lavagna è sporca". A contraltare poi una batteria orfana di charleston che sa quando rimanere in odor di spazzole e quando pestare, come nella folk punkeggiante rilettura del De Andrè di "Giugno '73". E poi ci sono i paesaggi urbani visti dagli occhi dei bambini di "999", che ricordano l'ingenuo disincanto del Marcovaldo di calviniana memoria, o ancora la voce di Antonio che si tinge di disillusa raucedine accompagnata dall'estroso piano di Simona.

Insomma, il pubblico applaude convinto, i cd vanno a ruba in un battibaleno, e loro, i Dimartino, dimostrano d'avere tutte le carte in regola per diventare qualcosa di unico e importante nel fitto panorama del cantautorato pop italiano.



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