Simone Cristicchi - Centro di Igiene Mentale, Teatro Parioli - Roma Live report, 16/10/2007

30/10/2007 di

(Simone Cristicchi - Foto da internet)

Simone Cristicchi rappresenta al Teatro Parioli di Roma, "Centro di Igiene Mentale", il suo nuovo spettacolo. Il cantautore riprende la forma teatro-canzone di Gaber e Luporini per rappresentare il mondo dei manicomi italiani di fine anni '70. Legge lettere dei ricoverati accompagnandole con canzoni del suo repertorio. Riesce a farlo con umiltà e senza retorica. Simone Cosimi racconta.



Schivare attentamente la retorica. Perché sul tema – pur straziante – s’è già detto tanto. Non che aggiungere particolari al dramma di quei gulag della modernità che erano i manicomi sia proibito. Anzi. Solo che uno spettacolo in forma di teatro-canzone, secondo il finto-disimpegnato spirito anni ‘70 marchiato Gaber e Luporini, richiede un netto surplus di sensibilità ed attenzione per conquistarsi dignità artistica. Altrimenti, come amano dire i filosofi, non è.

Simone Cristicchi ha pensato e messo in scena le sue idee con grande umiltà. Ha costruito uno spettacolo intenso, del tutto originale. E alla fine ha prodotto quel valore aggiunto che merita, con un lavoro messo in piedi a dispetto di ogni aspettativa.

Anzitutto perché ha l’ingrediente essenziale per il teatro-canzone: la capacità del verseggiare leggero, che sfiora e sfrutta gli stratagemmi umoristici del contrasto e dell’ossimòro. Ma profondissimo. Sia nei pezzi che recupera dal disco d’esordio “Fabbricante di canzoni” (“Senza”, “Angelo custode”, “L’autistico” e altri). Sia nel guizzo geniale di far parlare le lettere dei ricoverati (meglio: confinati) del manicomio di San Girolamo, a Volterra. Ritrovate allegate alle loro cartelle cliniche.

Parole vecchie, dei primi del ‘900. E parole più recenti, poco prima della legge Basaglia. Dentro: una realtà parallela che nessuno si è curato non tanto di considerare come alternativa, e non malata. Ma nemmeno di spedire ai legittimi – e spesso fantasiosi – destinatari.

Proprio su questo snodo, grazie al lavoro eccellente di due attori, in particolare di Tommaso Taddei, lo spettacolo innesca una giravolta tragicomica dentro la quale, a turno, i protagonisti sono matti e sono medici e sono narratori onniscienti e sono cavie e sono vittime.

Tutto, però, rivolto a mettere a fuoco l’aspetto che sembra stare più a cuore all’occhialuto cantautore romano: la creatività dei matti. E’ stata quella, spesso, a legar loro mani, polsi e ad infilarli in una vita di forza: una fantasia quasi sempre straripante – e però occhiuta e chirurgica - soffocata dal conformismo, dalla paura, dall’ignoranza, da famiglie troppo attente a quel che avrebbero pensato vicini ed amici. Lettere che sembrano litografie di Escher: contorte, paradossali, stimolanti e martoriate da una censura che ha evitato divenissero pubbliche.

In fondo è qui che Cristicchi vuole arrivare: la censura non è solo politica o ideologica. Ma anche medico-scientifica. E il manicomio, al pari del carcere e di altre strutture di micro-potere, fino al '78 ha partecipato appieno di quel sistema coercitivo di foucaultiana memoria. Che in un certo senso continua a censurare anche la nostra, di creatività.



Commenti (5)

Carica commenti più vecchi
  • Stefano "Acty" Rocco 30/10/2007 ore 11:54 @acty

    ...volevo lasciare un commento da grande critico: a me cristicchi mi fa schifo :)

  • Marco Villa 30/10/2007 ore 12:06 @quid

    ...mi accodo. :)
    però l'idea di spettacolo mi intriga e pure il film lo vedrei volentieri...

  • Nicola Bonardi 30/10/2007 ore 12:26 @nicko

    ebbravo cosimi!
    :)

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


LEGGI ANCHE:

Anche Manuel Agnelli condurrà un programma su Rai 3