Paolo Benvegnù - Centro Sociale il Cantiere - Monterotondo (RM) Live report, 07/05/2004

21/05/2004 di



Fender Jaguar a tracolla, l’artista lombardo - accompagnato da un gruppo rodato ed impeccabile composto da Fabrizio Orrigo al piano, Massimo Fantoni alla chitarra, Gionni Dall’Orto al basso ed Andrea Franchi alla batteria - ha letteralmente mitragliato il pubblico del centro sociale 'Il Cantiere' di Monterotondo Scalo, nella serata dello scorso venerdì 7 maggio. Un tour nel corso del quale sta “sperimentando realtà diverse e che continuerà fino alla fine dell’anno”, ci dice Paolo prima dell’inizio, immancabile sigaretta in bocca. Munizioni a disposizione: i pezzi del primo album solista, “Piccoli fragilissimi film”, e tanta storia” recente estratta dagli episodi firmati con gli Scisma (“Un’avventura, quella degli Scisma, terminata non per causa mia - ha continuato - e dalla quale non riesco proprio a staccarmi. È allo stesso tempo un peso ed un onore”). Ma forse ci è riuscito più di quanto lui stesso pensi, ad allontanarsi da quel macigno d’eredità.

L’esibizione non può che proiettare all’ennesima potenza il già elevato coefficiente di valore che marchia l'esordio solista, album che subisce una mutazione live verso una durezza - ma anche una potenza - maggiore. “Suggestionabili” si fa devastante, “Il mare verticale” stende una coperta di vero e puro cantautorato sui capi mossi dei discenti accorsi - fra il pubblico anche un ragazzotto arrivato, per l’occasione, nientemeno che da Catanzaro - regalando un pò di sosta alle nostre esistenze tarate fin nei centesimi di secondo. E poi via, ancora, passando per ripetute quanto 'teatrali' uscite di scena - da “Only for you”, “Io e te” a “Cerchi nell’acqua” (che dal vivo è davvero un altro pezzo).

Inoltre chapeau a strofe quali: “E fermarsi un attimo per considerare/che il respiro è un dettaglio/che ci rende uguali/ come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare/s’infrangono) fino alla programmatica “Il sentimento delle cose” (“Possibile che mentre roviniamo tutto/ ricostruiamo tutto e distruggiamo tutto/ Noi perdiamo la memoria e non ne sentiamo la mancanza”). E si continua- come già scritto - afferrando a piene mani dal già fatto (che ad oggi rimane assolutamente contrassegnato da originalità nonché d’avanguardia, visto il 'panorama'): “Troppo poco intelligente”, “I’m the ocean”, “In dissolvenza” e “Rosemary plexiglas”, giusto per dirne una manciata. Che hanno letteralmente spremuto il cuore dei nostalgici accaniti affetti dalla grave e profonda sindrome depressiva post-Sicsma.

C’è tanto - e ben tarato - in Benvegnù: Gaber, Morgan, Verdena, Scisma (e come non potrebbero esserci), trip-hop, M. Agnelli, N. Fabi, M. Parente, la canzone d’autore italiana, Morricone, l’arroganza e la disillusione. Ma c’è anche un’altra cosa: l’abilità nell’essere, sinceramente ed onestamente, solo se stesso. Paolo Benvegnù. E non, secondo una formula francamente un po’ troppo diffusa, l’ex-fondatore degli Scisma.



La musica di Paolo Benvegnù si snoda attraverso una trama sonora assolutamente coerente nei suoi obiettivi, sebbene piuttosto variegata nella propria strutturazione. Una trama dagli intenti esplosivi. Intenti soddisfatti, però, tramite percorsi scorrevoli, sciolti. Una musica 'pensata' - o meglio, 'concepita' e non meramente prodotta - ma naturale. Rifinita eppure grezza.

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