Proteus 911 - Centro Sociale Gramna - Cosenza Live report, 03/10/2004

06/10/2004 di



Un tappeto sonoro martellante incarnato da un basso prepotente e ossessivo e da una batteria scrupolosa, suprema e regina del palcoscenico (percossa da un piccolo folletto, Christian, che elargisce magiche maestrie con le bacchette). Il tutto puntellato da raffiche impazzite di chitarra, in alcuni momenti simili al “rumore di vetri infranti” (come il nome di un loro pezzo). Questo hanno sentito le mie orecchie nella prima discreta ora di concerto dei Proteus 911, la band calabrese che ha già all’attivo esperienze diverse nel panorama indie, alla corte di etichette quali Wallace Records. Il terzetto inizia a suonare in punta di piedi, quasi a non voler disturbare, ma i battiti diventano sempre più pulsanti e s’infiltrano nel mormorio del pubblico che lentamente zittisce e ascolta. Ascolta appunto, perché c’è poco da distrarsi. I Proteus 911 rastrellano, infatti, fin da subito applausi sinceri dai pochi intimi accorsi nel coraggioso centro sociale di Sir Biagio. Anche per me è una sorpresa. Butto via il cellulare e inchiodo lo sguardo sul palco. Una band che conosco poco, che vedo per la prima volta, e ne rimango comunque colpita positivamente per l’eccitante impatto live (della serie come una band calabrese riesce ad inorgoglire una calabrese, della serie anche il profondo sud sforna talenti). La partenza è oscura e inquietante: bisbigli, distorsioni, frastuoni. Atmosfere decadenti come “ombre nelle cantine della memoria”. Frasi sussurrate e rumori corrosivi di tradizione industrial, che dopo un poco lasciano spazio alla forza tagliente e altrettanto penetrante delle note fragorose che squarciano l’idillio. Scariche esplosive che ti lasciano improvvisamente senza fiato, ti fanno prigioniero e ti scaraventano nei mutanti stati d’animo dei Proteus 911. La tensione emotiva è forte per chi viaggia sui loro binari, per chi riesce a catturare la loro frequenza e a sentire interiormente le palpitazioni della loro musica. Sussulti incessanti che ti scuotono, ti strapazzano e poi ti liberano d’un tratto. E’ il momento in cui riprendi fiato e i suoni si addolciscono, anche se il feedback sfacciatamente si insinua tirannico lacerando la calma. La musica ad un certo punto è costretta a fermarsi a causa della rottura di una corda del basso di Victoriano, tanto per capire la passione con la quale i tre irruenti musicisti hanno suonato: roventi e solide scariche di noise nel culmine di una costruita rete di ardite sperimentazioni. L’intreccio energico degli strumenti colora un quadro sonoro ben congegnato, degno della migliore scuola noise e anche di quella post rock, che i giovani musicisti sembrano conoscere bene. I Proteus 911 mischiano entrambe le cose tanto per intenderci, ma hanno comunque un loro stile che diventa più tenue nella seconda parte del concerto dove forse la stanchezza prende il sopravvento. Arrivano anche le parole di Massimiliano, un pezzo cantato, stranamente, che poco gli dona. Segue un’altra mezz’ora più morbida in compagnia di una band che seduce anche se i toni si rilassano.



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