Ci sono tantissime cose assurde successe quest'anno che non avevo sulla mia bingo card del 2026, ma vedere l'ex calciatore della Lazio - oltre che commentatore televisivo e sulle cui simpatie politiche sorvoliamo perché non è questo il contesto - Paolo Di Canio preso benissimo a un concerto di Cesare Cremonini finisce dritta dritta sul podio. Siamo all'O2 Shepherd's Bush Empire, storico locale di concerti aperto nel 1903(!) nel quartiere di Hammersmith, a Londra, e da queste parti sono passati più o meno tutti (Who, Rolling Stones, Oasis, Amy Winehouse ecc ecc). È questo lo spazio scelto dal cantautore bolognese per suonare per la prima volta dal vivo il suo prossimo disco, Amateur.
Converrete con me che, vista la situazione, un titolo così suona un po' paradossale. È lo stesso Cremonini a giustificarlo, qualche ora prima, durante l'incontro con la cinquantina di giornalisti che si sono spostati in massa dall'Italia per assistere in terra inglese a questo momento. Qui lo definisce prima una sorta di "secondo esordio" e poi, in maniera un po' provocatoria, "il mio più grande fallimento", per la maniera con cui si concede parecchie libertà e deviazioni dal pop a cui ci ha più abituato. Nondimeno, il livello di professionalità dietro questo disco è indiscutibile: a reggere l'album c'è un gruppo di musicisti di altissimo livello, a cominciare dal sassofonista Donny McCaslin, assoluto protagonista del disco. Il nome magari non vi dice nulla, ma se avete ascoltato Blackstar, il testamento musicale di David Bowie, avete già avuto modo di sentirlo all'opera.

"Figata", direte voi. Perché lo è, è evidente. Eppure, fino alla partenza, l'idea di prendere un volo all'alba per trascorrere appena 24 ore a Londra non mi entusiasmava granché: troppo poco tempo, tutto di corsa, la sveglia all'alba, tutti elementi un po' respingenti per chi, come me, ha fatto di Casalingo di Bugo una ragione d'essere: "Stare a casa è qualcosa di spettacolare". A complicare le cose c'è poi lo straniamento tipico delle trasferte stampa, una specie di declinazione perversa del Gruppo Vacanze Piemonte, dal passo goffo e disordinato. La sua naturale propensione all'entropia si manifesta già prima della partenza, nel gruppone WhatsApp in cui siamo tutti infilati dentro, con un flusso caotico di interventi senza criterio nonostante l'esplicita richiesta da parte degli organizzatori della trasferta di non intasare la chat. Ah, illusi! Ma sto divagando.
Se in così tanti abbiamo risposto alla chiamata di Universal - la major presso cui siamo ospiti prima del concerto, nel momento di preascolto del disco - è perché attorno ad Amateurc'è grossa curiosità. Lo spostamento di massa nella capitale inglese è una scelta sicuramente scomoda, ma rivendicata: portarci nel luogo in cui questo disco è nato, in un posto dove Cremonini non è la star che è in patria e così, a suo dire, permettergli di allontanarlo il più possibile da sé stesso e lasciare "...che la musica sia davvero centrale".

Prima ancora che si cominci l'ascolto, vengo catturato dalla copertina abbastanza kitsch - concedetemelo - del disco: protagonista è un uomo nudo con un sassofono e un teschio dorato in testa su sfondo arancione. Il suo nome è SIG, in omaggio a Sigmund Freud, in tutto un gioco di richiami nel proprio rapporto con l'io (in generale, il tema della psiche è tra i cardini di Amateur). Il font con cui viene scritto il titolo richiama invece Blackstar, con le lettere costruite come sezioni di stelle incastrate tra loro. Sono tutti dei leggeri indizi di quello che di lì a pochissimo andremo ad ascoltare. E quindi è il caso di tuffarcisi subito dentro.
Non è un caso se le prime tracce sono anche tra le più aggressive: la title track, con Salmo, e Paparazzi, che a dispetto della versione pubblicata come singolo vede il contributo di Fabri Fibra. Fin da subito si svela il ruolo centrale del sassofono, stridente ed eccessivo, come se arrivasse direttamente da certe derive primordiali dei primi Roxy Music, ma anche con la oscura sensualità dei Morphine. È un suono sporco, animalesco, che convince soprattutto in questi momenti al limite del selvaggio. D'altronde, lo stesso oro che avvolge il corpo dello strumento finisce per contagiare tutti gli strumenti sul palco, dal basso dell'immancabile "Ballo" al pianoforte.

In generale, i brani dal tiro più sospinto sono quelli che funzionano meglio: Cremonini è sbarazzino, anche piacione, ha voglia di divertirsi e con i turnisti che ha assemblato in questa squadra - oltre a McCaslin ci sono il batterista Zach Danziger, il bassista Tim Lefebvre, i fiati guidati da Matt Roberts, giusto per fare qualche nome - riesce a farlo sopra arrangiamenti solidi e di ottimo gusto. Vedi Mega Linz, per esempio, che si muove su coordinate quasi britpop, con un gusto anche un po' giocoso, o Disturbo mentale, personalmente il brano che mi ha colpito di più a livello sonoro, un fortunato incontro tra un'elettronica a tribale quasi "subsonichiana" e la chitarra sprezzante dei T.Rex di 20th Century Boy. Quello che promette di essere il singolone è Non lo diciamo a nessuno, dai richiami sempre più glam e un continuo ammiccamento nel testo.
Girano meno agilmente i "lenti": i Cavalli da corsa dell'omonimo brano scritto con Elisa sembrano più arrancare, mentre il Giardino di sassofoni porta lo strumento principe del disco in un territorio fin troppo didascalico. Cose molto piccole, il duetto con Malika Ayane, si concede una delicatezza che ha bisogno della seconda parte del pezzo - mentre dal vivo rende ben di più, come poi scoprirò - per crescere. La traccia conclusiva, Athena, parte in una dimensione distesa, quasi contemplativa (la reference che viene in mente è la sezione centrale di Jungleland di Springsteen). Poi il ritmo raddoppia di colpo, rimette in moto la canzone e prepara il terreno per l'ultima entrata del sax, che spiazza con una chiusa da territori mediorientali. Un bel disorientamento.

Amateurè stato realizzato nell'arco di un paio di mesi nell'ormai celeberrimo studio 13 di Damon Albarn. La scelta di portarci qui serve proprio a farci entrare nel mondo di Amateur, prima con l'ascolto e poi con il concerto. Ed è proprio quest'ultimo che ne mostra davvero gli aspetti più brillanti: i brani tirati si fanno ancora più muscolari, travolgenti, e allo stesso tempo il sound è vicinissimo a quello ottenuto in fase di registrazione. Sul palco compaiono tutti gli ospiti del disco, con Malika Ayane che si fermerà anche per una cover sinuosa e un po' ubriaca di Walk on the Wild Side. Fuori dal palco, nel parterre de roi spiccano Elisa e Valentino Rossi, accolti dal tripudio della folla prima dell'inizio del concerto.
Nel complesso lo show dura poco più di un'ora, ma tanto basta per elevare quanto già di buono era emerso all'ascolto di Amateur. Il disco dà il meglio quando Cremonini smette di preoccuparsi di essere Cremonini e si concede di divertirsi, esagerare, anche sporcarsi le mani, lasciando che siano i musicisti a portare le sue intuizioni dove da solo forse non arriverebbe. Resta da capire quanto di questa libertà sopravviva una volta che si lascia un po' sedimentare il disco. Ma se l'obiettivo era rimettersi in discussione, Cremonini sembra esserci riuscito, senza manco deludere i fan che sicuramente avrebbero voluto qualche hittona da repertorio, a occhio ben contenti comunque di aver passato una serata simile. Ad avercene di fallimenti così.
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L'articolo Cesare Cremonini: un "fallimento" perfettamente orchestrato di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-10-21 00:00:00

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