Jailsound - Charlatan - Gent (Belgio) Live report, 22/02/2008

05/05/2008 di

(La scaletta del concerto - foto di Faustiko)

Un concerto dei Jailsound in terra straniera é un ottimo pretesto per passare un week-end fuori dall'Italia. L'occasione é la prima data di presentazione del disco di prossima uscita intitolato "Tales". Non una semplice recensione di un live, quindi, ma il diario di viaggio che ha portato Faustiko e consorte a girovagare un po' per il Belgio prima di giungere in quel di Gent, splendida cittadina che ospiterà il concerto nel locale "Charlatan".



La sveglia è fissata per le 4.30 di venerdì 22 febbraio. Orio al Serio e Charleroi distano fra loro solo 1h e mezza scarsa di volo, ma per arrivare all’aeroporto bergamasco ci vorrà altrettanto tempo tra pullmann e la mitica 92 per arrivare in Stazione Centrale.

Tuttavia alle 8:30 il boeing di RyanAir decolla e poco dopo le 10 siamo già a ritirare la macchina a noleggio; dopo due anni, quindi, rieccoci in Belgio e già ci aspetta una novità, ovvero un terminal nuovo di zecca (aperto da neppure un mese) in quel di Charleroi, cittadina cuore della Vallonia che nel 2006 avevamo già visitato prima di ripartire per l’Italia, rimanendo esterrefatti per la bruttezza del luogo, tra l’altro famoso in Italia per la tragedia di Marcinelle. Ma stavolta è un’altra storia: siamo qui per un concerto dei Jailsound, un valido pretesto per un week-end da trascorrere oltre i patri confini; per cui, prima di arrivare a Gent, capoluogo delle Fiandre orientali, sono state già pianificate delle visite-lampo a Ragnies, Mons e Ostiches, 3 centri diversissimi fra loro per urbanistica ed estensione, ma tutti ugualmente immersi nell’atmosfera di uno stato del Nord-Europa.

Arriviamo a Gent per le 18, il proprietario del B&B “Atlas” ci accoglie con molto calore e ci comunica di averci riservato la camera denominata “Africa”, il cui arredamento - come potrete immaginare - corrisponde a tutto ciò che potrebbe ricordare il “continente nero”; ovvero due bonghi al posto dei comodini (!!!), una trapunta la cui fantasia ricorda il manto zebrato, letto a baldacchino la cui struttura in metallo agli angoli si ramifica per assumere le sembianze appunto di un ramo e, per finire, mappa geo-politica dell’Africa di inizio secolo. Ma il tempo stringe e prima dello show, il cui inizio è previsto per le 22, bisogna darsi una ripulita e mangiare un boccone; decidiamo quindi di optare per un ristorante indiano, considerando che per il giorno seguente è già stata programmata la cena a base di “spareribs” in questo storico locale di Gent dove, alla modica cifra di 15 euro (!!!), potrai chiedere di fartene servire a volontà. La scelta della cucina orientale risulterà però essere l’unica delusione della vacanza, trattandosi infatti di un locale che per servire del pollo tikka masala e spinaci con paneer ha impiegato ben 90’ (!!!), costringendoci quindi a maledire ripetutamente la nostra scelta di aver optato proprio per questo indiano.

Ma una volta saldato il conto, ci dirigiamo verso il “Charlatan” (http://charlatan.be/), birreria non distante dal centro in cui di lì a breve si sarebbero esibiti i Jailsound. Una volta entrati, ci viene detto che il live sarebbe iniziato con la classica mezz’ora di ritardo, sicché decidiamo di visitare la zona adiacente al locale, un altro spicchio di Gent che in notturna è ancora più bella. Quando rientriamo, le porte scorrevoli della sala adibita al live sono aperte e ci accoglie Mauro, il chitarrista. Facciamo due chiacchiere anche con gli altri raggiungendoli in camerino, ma ci accorgiamo della tensione e leviamo la tende per posizionarci nell’angolo vicino al mixer. Aspettiamo una mezz’oretta circa e la band sale sul palco, occupando a turno il proprio posto; prima però di dare il via, è il proprietario del locale ad introdurre la band in fiammingo (!!!!), spendendo - supponiamo - parole d’elogio. Si inizia quindi con “Unfair” e subito dopo attaccano “Trying to see the sun”, canzone che già da diverso tempo eseguono dal vivo e che dà il titolo al singolo di 3 tracce pubblicato anche on-line come antipasto del prossimo album, “Tales”.

Nel frattempo la sala si riempie, con gli amici italiani della band al seguito che pian piano si accalcano, mentre Dario esibisce, tra una canzone e l’altra, un cartello con su scritto a mano “Applausi”. L’atmosfera adesso è decisamente calda ed è la volta di “All for you”, altro inedito e forse la cosa migliore sentita stasera, anche perché i cinque sembrano aver trovato il giusto amalgama. Sfruttano quindi il momento magico e dopo la rarefatta “May I” eseguono brillantemente “Kunk”, brano in cui non risparmiano di certo le energie. Da qui in poi è tutta discesa: da “Free in a cage” c’è spazio solo per la dolcezza di “Where did I go wrong”, mentre il resto sono brani inediti che però - si intuisce - sono già nelle corde della band.

Nel complesso l’esibizione ci sembra più che buona e i brani che finiranno sul disco di prossima uscita particolarmente riusciti, in special modo - come già evidenziato in precedenza - “All for you”; il rientro di Fidel Fogaroli (per qualche tempo in prestito ai Verdena) ha infatti ridato quello smalto che rende speciale l’alchimia sonora dei Jailsound, ancora intrippati con quel pop che si richiama ai nomi storici e, come sempre dal vivo, imbastardito da massicce dosi di psichedelia.

Non a caso la serata si chiude con una lunga coda strumentale, in parte composta da assoli dei singoli musicisti, su “September dragon”, a suggellare una splendida serata, con il pubblico ormai assiepato a ridosso del palco.

Un gradito ritorno assaporato per quasi 90’ e la sensazione che “Tales” potrà sorprenderci come fu all’epoca l’ascolto di “Free in a cage”. Se poi, come si vocifera, la band deciderà di riservarsi qualche giorno negli studi di Abbey Road per completare l’opera, la curiosità cresce in maniera esponenziale e attendiamo - fiduciosi - un altro grande disco. Sapranno sorprenderci ancora?



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