Che cosa rimane oggi dell'Oi! in Italia

Un pugno di ricordi gloriosi di chi ha fatto la storia del genere in Europa, come i Nabat, sempre sulla scena. L'attitudine di band come i Dalton e l'attivismo di città come Bologna e Torino, dove una nicchia resiste alle mode e a casse comuni sempre vuote
17/06/2020 11:33
di Lorenzo Pascali

È più di una passione, è tutto quello che hai. Non è soltanto un gioco, ma la tua fottuta vita (...) Ora insegui i ricordi di cui sei innamorato, ma che cosa resta? Che cosa resta di noi, a parte un pugno di ricordi?". Esordiva così Ma che cosa resta di noi?, che apre l'album King of Foods degli S-Contro, storica Oi!-core band torinese, che già nel 2007 si poneva con nostalgia verso un mondo antico in eclissi e verso un genere che stava lasciando il passo. 

La domanda è valida ancora oggi. Cosa è rimasto dello spirito e dell’attitudine punk oi!? Dove sono finiti tutti quei testi carichi di rabbia che dalle periferie urlavano le difficoltà e l'abbandono? Cosa è rimasto di quei cori, dei poghi tra la birra, delle rime baciate sugli amori indelebili di una notte, delle fatiche del lavoro in fabbrica? Già, cos'è rimasto?

In parallelo ad un mutamento sociale e di vedute politiche, tra i '70 e gli '80 avviene l'exploit di gruppi che hanno fatto la storia dello Street Punk: Cock Sparrer, Angelic Upstars fino ai fin troppo chiacchierati 4skins sono le band che riusciranno a sopravvivere fino ai nostri giorni, con dischi di elevata fattura. Con gli anni, a cavallo con i '90, si afferma e allarga i propri confini un suono ancor più rustico, crudo e diretto: l'Oi!, parte integrante delle sottoculture giovanili skin e punk.

La sottocultura skinhead e punk arriverà in Italia con un po' di ritardo rispetto al culto inglese originario. Accesa la miccia, i working class kids di casa nostra iniziano a indossare anfibi e bretelle, soprattutto Genova, Roma, Bologna e Milano, dove il Leoncavallo e il Cox18 inseriscono serate Oi! nei loro programmi. Assieme ai pub, gli spaci occupati sono i teatri privilegiati per il genere. 

In Italia parlare di Oi! significa parlare dei Nabat, figli della Bologna degli anni '80, e conosciuti ovunque, tra gli amanti di questo suono, per la loro musica, espressione totale del rifiuto delle convenzionalità e delle verità assolute. Nichilismo estremo, per certi versi. Assieme a Duap, Colonna Infame e Stab – con Klasse Kriminale e poi Los Fastidios – hanno fatto la storia dell'Oi! in Italia e in Europa. 

La scena musicale italiana punk Oi! ha vissuto fasi alterne: dopo anni gloriosi di teste rasate skankeggianti, casse comuni semivuote e chilometri macinati dai furgoni, l'entusiasmo è inevitabilmente venuto meno, con il sopravanzare di altre "mode" e "culture". La totale autogestione, anche economica, i perenni dissidi tra i gruppi e la discontinuità dei progetti hanno reso sempre più difficile organizzare serate Oi!. Allo stesso tempo, però, il rimescolamento interno e la continua formazione di nuove band ha lasciato sempre accesa la fiamma del punk, con un'intensità a volte debole, ma sempre viva nel panorama musicale italiano.

Dal 2010 la ripresa del punk si associa al nome dei Dalton, band nata dalla periferia romana nel 2013 dall'incontro di giovani poco più che ventenni. Un gruppo di amici provenienti da esperienze musicali diverse, una band punk skin che rispolvera sonorità che vanno dal rock n'roll al cantautorato italiano, passando per il glamrock: un progetto indubbiamente originale che rappresenta oggi un caposaldo per i kids di tutto lo stivale. Con due album sul loro sentiero, Come Stai? e Dei Malati, i Dalton tirano fuori i pensieri della classe operaia e degli esclusi dalla società, con una buona dose di malinconia e di nostalgia, e con un'anima Oi! aggiornata ai nostri tempi

Roma è la città che li ha visti nascere e dove probabilmente si sono esibiti il maggior numero di volte, passando per i grandi centri sociali romani come La strada o il Csoa Spartaco, senza esclusioni di piccoli club come il 360. La capitale è un bel crocevia per le band sopravvissute del genere e nel festival "Questa È Roma", tra fiumi di alcool e musica ad alto volume, si sono esibiti negli anni dai Pretesto di Torino ai Ghetto84 di Bologna, o i Varukers, band hardcore punk inglese. Ad aprire il pogo ci hanno pensato gruppi emergenti, come i Tacita e i Lenders.

Milano a partire dal 2010 porta avanti il genere con i Sempre Peggio, band che ha ripreso a urlare l’Oi! alla vecchia maniera Ora il luogo di riferimento è il csa Baraonda. Scena più viva a Torino, con vari spazi sociali occupati o autogestiti. I nomi sono noti: l'Askatasuna è uno dei luoghi culto storici di Torino, ma anche il csoa Gabrio o El paso occupato continuano a ospitare gli amanti del genere. In città i Bull Brigade continuano ad animare la scena underground italiana, il loro album più importante si chiama Strade Smarrite ed è del 2008: preciso nei contenuti, con risonanze melodiche che possono raggiungere un pubblico più vasto.

Grazie al fermento sociale che da sempre l’accompagna, Bologna è stata una delle prime città a "difendere" l'Oi!. "Bologna City Rockers" è un festival nato nel 2014 che dà voce alle più svariate esperienze di musica del background urbano. Un palco che, grazie alla collaborazione con il Sottotetto SoundClub, ospita band internazionali punk, ska, e Oi!.

Insomma, per tornare alla domanda iniziale, posta a modo loro dagli S-Contro, la risposta è che, soprattutto in alcune città, rimane la passione di un gruppo limitato ma non irrilevante di persone. Oltre a un pugno di ricordi, a tante canzoni che trovate in Rete e a questi libri, che ci permettiamo di consigliarvi. 

BIBLIOGRAFIA:

– HALL, JEFFERSON, Rituali di resistenza, Novalogos.

– PEDRINI, Skinhead, NDA.

– KRIS NEEDS, Dream baby dream Suicide, Goodfellas.

 

L'autore è uno dei fondatori di Bologna City Rockers. 

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L'articolo Che cosa rimane oggi dell'Oi! in Italia di Lorenzo Pascali è apparso su Rockit.it il 17/06/2020 11:33

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