Che diritti hai su Bugo: live report del concerto di Bugo a Schio Live report, 01/06/2012

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11/06/2012 di

Parte da Schio, in provincia di Vicenza, il tour estivo di Bugo. E parte alla grande, con un Cristian Bugatti in forma e (più o meno) elegante. Poche canzoni dal disco nuovo, tanti ripescaggi. Filippo Cicciù era lì e racconta.

 

La cornice non passa inosservata: una fabbrica del XIX secolo abbandonata da anni, dietro alla quale si stagliano le sagome scure delle piccole Dolomiti. Anche l’occasione è preziosa: un festival sul lavoro e sull’ambiente sperduto nella provincia vicentina, spesso arida di stimoli ed eventi. Bugo inizia il suo tour estivo da Schio, è l’artista principale di una festa organizzata da un centro sociale locale. Dopo il rock disturbante della band di apertura, tanto giovane quanto trascurabile, una folla di qualche centinaio di persone si muove verso il palco, che viene invaso da fumi e luci, mentre qualcosa che sembra una musichetta da sagra di paese in salsa elettronica introduce il concerto.

Pantaloni rosso fuoco attillati e un’impresentabile giacchetta a chiazze bianche e nere, alle undici in punto Bugo zompa sul palchetto e con una danza scordinatissima saluta i presenti. E’ in piena forma, lo si capisce fin da subito. Energico e carichissimo, pure incazzato quando a mezzanotte e mezza il tecnico del suono spegne la corrente per paura di una multa per disturbo alla quiete pubblica, mentre la band è sul palco decisa a suonare ancora. I suoni che escono dalle casse costruiscono un ricco mosaico di generi - soul, funky, disco e anche parecchie chitarre distorte - mentre Cristian Bugatti danza in modo psicopatico, non sta fermo un attimo, si lancia come un elastico da una parte all’altra e dà l’anima in ogni canzone.

Si capisce subito che non si tratta di una serata per promuovere il suo ultimo lavoro in studio: solo una manciata le canzoni in scaletta tratte da “Nuovi Rimedi per la Miopia”, il resto del concerto è fatto di pezzi vecchi, molti dei quali rivisitati e trasformati in qualcosa di nuovo che a volte suona anche meglio dell’originale. “Che diritti ho su di te” era già una bellissima canzone quando venne incisa in versione acustica su “La Gioia di Melchiorre”, Bugo decide di riproporla in un’energica versione pop-rock e ne esce una ballata elettrica che dà vigore a uno dei suoi testi migliori. Il concerto scorre come un flusso di colori diversi e ben amalgamati, dai ritmi dolci e tondi di “Amore mio infinito” si arriva al nonsense iperealistico di “Ggeell” passando per una versione hard-rock di “Casalingo”, che perde il fascino dell’originale, ma, piazzata a quel punto della scaletta, fa esplodere tutto. Si alternano momenti più tranquilli ad attimi di giocoso delirio come quando, durante “La Mano Mia”, Bugo va nel backstage imbracciando la chitarra per suonare un assolo di cinque minuti mentre il resto della band resta al suo posto.

Bugo fa contenti i fan e infiamma la serata per un’ora e mezza, lasciando a bocca aperta anche gli scettici che, prima del concerto, sentenziavano come Bugo non avesse più nulla da dire ormai da anni. C’è da dire che i pezzi presi da “Nuovi rimedi per la miopia” sono pochi, stridono un po’ col resto e suonano un po’ anonimi. Il concerto lascia un ricordo piacevole, divertente. Bugo è sicuramente un incrocio tra Alberto Camerini e Adriano Celentano, ma colpisce soprattutto per la sua sbilenca unicità.

Commenti (28)

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  • feedbaknoise 12/06/2012 ore 20:58 @57088#feedbaknoise

    se non era per Mino i Beatles non avrebbero avuto successo, IGNORANTI !

  • GNO 12/06/2012 ore 23:04 @GNO

    Suonare un paio di volte insieme ha reso famosi i Beatles? VAI MINO !

  • michele fontana 13/06/2012 ore 01:52 @combat

    La giacca di Bugo è strepistosa! Bugo è strepitoso

  • JackLemon 13/06/2012 ore 02:17 @JackLemon

    Feed,solito grande ed inarrivabile geniaccio che non sei altro!!!!!
    Cosa sarebbe la chat di Rockit senza Feed?
    Cosa sarebbe Feed senza la chat di Rockit?

  • laTita 13/06/2012 ore 20:37 @52499#cremateo

    Bugo, Battiato, tutto può essere e su tutto si può discutere. Quello che invece è per certo ed indiscutibile è che fa (3 persona singolare del presente indicativo del verbo fare) si scrive senza accento.

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