Avere come nome d'arte la versione storpiata di quello di un artista straordinario è una pratica abbastanza sdoganata, soprattutto all'estero: Elvis Depressedly, Chet Faker, Bob Vylan, eccetera. Anche in Italia abbiamo qualche esempio simile. E uno dei tanti motivi per cui Gino Paoli, scomparso in questi giorni all'età 91 anni, fa parte delle leggende del nostro cantautorato è anche perché esiste una band che gli ha "rubato il nome". Si tratta della nostra vecchia conoscenza dei Gini Paoli, gruppo genovese i cui membri amano definirsi "i figli disconosciuti dal grande Gino". Il 17 aprile uscirà il loro nuovo ep, "Arriviamoci", ma questa volta la pubblicazione avverrà inevitabilmente in un clima un po' più agrodolce rispetto al sano spirito ironico a cui ci hanno abituato.
La cosa però davvero incredibile è che I Gini Paoli, grazie a questo improbabile nome, sono davvero riusciti ad arrivare a Gino, con un'"imboscata" fatta in un ristorante a cena. Li abbiamo contattati per farci raccontare il loro rapporto con la sua musica e di quella indimenticabile serata.
Ci chiamiamo I Gini Paoli perché è un nome plurale.
Il nome è arrivato una sera per caso, davanti alla cattedrale della nostra città, Genova, e ci ha portati direttamente a lui: la pallottola a pochi millimetri dal cuore, la bomba inesplosa custodita nella cattedrale, il nostro “ovosodo che non va né in su né in giù”. Si apriva per noi una dimensione nuova che tutt’oggi abitiamo, nella quale il cazzeggio va a contaminare concetti un po’ più seri - che poi, è una delle caratteristiche delle nostre produzioni. Che ci crediate o no, il nostro non è mai stato un banale tentativo di richiamare l’attenzione, anche se non possiamo negare che il nostro nome spesso scaturisca curiosità e divertimento in chi lo sente per la prima volta. Forse questa è la prima cosa per cui dovremmo ringraziare Gino - questo, e il fatto di non averci fatto causa…

Nel momento in cui abbiamo deciso di chiamarci I Gini Paoli, sapevamo che avremmo dovuto in qualche modo esplicitare questo “legame - non legame”, e abbiamo voluto farlo a modo nostro. La musica di Gino ha riguardato soprattutto le scalette dei nostri primi live, dove ci siamo divertiti molto ad eseguire una versione allucinata de Il cielo in una stanza che, naturalmente declinata al plurale, diventava Tanti cieli in tante stanze (con tanto di “soffitti violi” e dedica ruffiana al nostro pubblico: “quando voi siete qui con noi…”).
Al di là del rapporto individuale che ognuno di noi ha con la sua musica, col tempo questo accostamento creato per scherzo ci ha portati ad apprezzare la dimensione dell’artista anche per aspetti che ci sembravano (e sembrano tuttora) ingiustamente in secondo piano. Pensiamo, per esempio, al suo valore di compositore: basta ascoltare le magistrali interpretazioni del suo repertorio di artisti come Ornella Vanoni, Mike Patton, per non parlare della celebre Sapore di Sale del Maestro Tonino Carotone.
In qualche modo, era venuto a sapere di noi. Prima che ci incontrassimo di persona, sono uscite sue interviste a giornali locali in cui gli è stato chiesto esplicitamente se ci conoscesse: la risposta è stata un buffo e laconico “Ormai me ne hanno fatte di tutti i colori…”. Qualche tempo dopo è addirittura arrivato un suo “like” su Facebook - non sappiamo ovviamente se fosse opera sua o di qualche SMM. Poi, finalmente, c’è stato il momento in cui ci siamo conosciuti.

Lo abbiamo conosciuto in trattoria, anche se si è trattato di una specie di imboscata durante una cena con amici: abbiamo scoperto che era a cena in quel locale, quindi siamo andati là. Si è rivelata una persona insospettabilmente tenera, per certi aspetti, molto più cordiale e d’incontro di quanto ci aspettassimo, considerato poi che c’erano tutte le premesse perché fossimo liquidati frettolosamente; eravamo un po’ in soggezione (anche) per questo motivo. Ci siamo invece trattenuti per un tempo indefinito, trascinandoci a vicenda in discorsi lunghissimi che non portavano da nessuna parte, se non a delle risate generali. Ci ha colpito lo sconfinato repertorio di aneddoti, insieme all’immediatezza e alla spontaneità con cui li ha condivisi con noi. Con orgoglio ci ha tenuto a raccontarci di come in diverse occasioni, confrontandosi con band più o meno underground, fosse stato indicato come l’unico cantante veramente “rock” nel mainstream italiano.
Sarebbe bello, da genovesi, chiudere dicendo che purtroppo non ci ha lasciato niente! In realtà di lui ci resta il ricordo della bella serata passata insieme, e il rimpianto per una collaborazione mai avvenuta su cui abbiamo più volte scherzato, ma che siamo sicuri avrebbe divertito anche lui.
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L'articolo "Ciao Gino, grazie delle canzoni (e di non averci fatto causa)" di I Gini Paoli è apparso su Rockit.it il 2026-03-27 14:09:00
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