CINEMA - ''Figli/Hijos'' di Marco Bechis

20/03/2002 di Tiziana Solidoro



A meno di venti giorni dalla notte degli Oscar, è compito arduo scegliere una sola pellicola italiana, che possa ben inaugurare questa nuovissima rubrica di Rockit.

Malgrado ciò, prendo una decisione e, nonostantel’ultima splendida fatica di Silvio Soldini – Brucio nel vento – scelgo di raccontare Figli/Hijos di Marco Bechis, un film italiano per produzione ma frutto di un regista meticcio (padre italiano e madre cilena) di caratura internazionale.

Il ventiquattrenne Javier, appassionato di paracadutismo, viene contattato da Rosa, una ragazza argentina, che sostiene d’esserne la sorella gemella. Dopo un inizio difficile, il ragazzo decide di seguirla nella ricerca della verità e di mettere in discussione la sua condizione di figlio unico di famiglia benestante. Qualunque cosa arriverà a scoprire, la sua vita ne uscirà stravolta.

Figli/Hijos è una pellicola di rara sincerità e bellezza, essenziale nella stesura ma di grande complessità, in cui i pochissimi dialoghi si contrappongono alla ricercatezza espressiva delle immagini.

La storia di Rosa e di Javier è ancora la storia di due desaparecidos alla ricerca di identità e giustizia.

Bechis torna sul tema del volo, raccogliendo l’eredità dalla preziosa esperienza realizzata con Garage Olimpo, nel quale la parabola della caduta racchiude la tragicità dell’abisso verso la morte, per suggerirci una nuova interpretazione della vertigine e del vuoto: in Figli/Hijos la piena coscienza culmina nel suicidio virtuale del protagonista, che lo porta ad una rinascita come essere umano e al transito da figlio a fratello.

Il percorso di Javier e quello del regista si intrecciano nella narrazione: poche, pochissime le parole, solo quelle strettamente necessarie allo sviluppo della trama, per lasciare spazio al valore significante ed estetico delle immagini, vero alfabeto del film. In esse lo spazio scenico riveste un’importanza enorme, sottolineata dalla volontà di escludere dall’inquadratura elementi e personaggi significanti per creare vuoti ancora più significanti.

Con questa volontà, Marco Bechis esclude il padre di Javier da ogni primo piano, per contemplarlo sempre marginalmente all’interno dell’inquadratura, fino ad estrometterne completamente il volto nella sequenza drammatica della lite col figlio; allo stesso modo la madre del protagonista (una convincente Stefania Sandrelli) è raccontata attraverso il particolare dei gesti nevrotici, indizi della frustrazione per una sterilità mai affrontata.

La storia di Rosa e Javier si snoda così tra una splendida villa nell’hinterland milanese e una vuota Barcellona, per approdare oltreoceano: è la scelta, determinante per l’intento comunicativo del regista, di isolare questo dramma da ogni contesto e trasporlo nella sua oggettività e attualità, al di fuori di ogni significato congiunturale.

E’ così che Bechis ci porta nella piazza di Buenos Aires, in una sequenza girata in digitale, quasi un documentario sul dramma che è ormai quello di tutti.

Per Marco Bechis la memoria storica è un valore determinante, che deve portare alla ricerca della giustizia: è questa la grande forza di questa pellicola, che vuole insegnare il ricordo di ieri e l’impegno di oggi. A Buenos Aires e ovunque.



Parte con la recensione di Figli/Hijos di Marco Bechis un nuovo spazio su Rockit dedicato al cinema, ovviamente italiano.

Tutta pellicola italiana, per restare "fedeli alla linea"!

Regia: Marco Bechis
Sceneggiatura: Marco Bechis e Lara Fremder
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Jacopo Quadri
Musica: Jacques Lederlin, Daniel Buira con La Chilinga
Interpreti:
Carlos Echevarria (Javier Ramos)
Jùlia Sarano (Rosa Ruggieri)
Stefania Sandrelli (Victoria Ramos)
Enrique Pyneyro (Raul Ramos)

Durata: 100'
Distribuzione: Medusa/Cecchi Gori

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