Dei mondiali, a volte, si ricorda l’inno. Come nel 1990, con le notti magiche inseguendo un gol di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato. O come nel 2010, quando Waka Waka riuscì a sovrastare anche il temutissimo rumore delle vuvuzela. Ci sono poi canzoni scritte apposta per i mondiali, per accompagnare il proprio paese durante la spedizione. A volte sono cover, come la sfortunata Un amore così grande dei Negramaro, che doveva essere la colonna sonora di un’estate di felicità calcistica, e invece uscimmo ai gironi (Be', almeno c’eravamo...). Altre volte, sono brani originali, come la recentissima It Only Takes One Lion dei Belle And Sebastian, per il sogno della Scozia.
E poi ci sono i brani più romantici. Che partono dalle vittorie dei mondiali, dalle mancate qualificazioni, da certi episodi assurdi e irripetibili, e da lì affrontano gli anni che passano, i ricordi di felicità passate, la decostruzione di una società che di fronte al calcio a volte pare mummificarsi. Ne abbiamo scelte cinque, per l’inizio dei mondiali, e per provare a colmare un po’ il vuoto lasciato dalle urla al bar quando segna l’Italia.
Iosonouncane – Il famoso goal di mano

Nel suo primo album La macarena su Roma, Iosonouncane parte dai quarti di finale dei Mondiali 1986, e dalla mano de Dios, per comporre un brano elettronico e dissacrante. La società che ruota intorno al calcio e che la domenica si ferma viene decostruita, tra campionamenti di telecronache e suoni stridenti. Forse, alla fine è solo un gioco. Forse, probabilmente, no.
La Municipàl – I mondiali del ‘18

Come quasi tutte le canzoni del duo salentino, è un brano ruvido, diretto ("mi sono accorto di esser morto da un pezzo", recita l’incipit) e intriso di romanticismo esistenziale. Era la prima volta che l’Italia non si qualificava ai Mondiali, e Carmine Tundo canta che ancora si commuove se pensa alle corse di Grosso, e che, proprio di fronte al compimento dei trent'anni, dovrà ridursi a tifare l’Islanda. Sono passati otto anni, e adesso sono tre le mancate partecipazioni. Tra il decennale de La fine dei vent’anni e questo brano, i neo-trentenni hanno malinconie dove rifugiarsi.
Brunori Sas – Guardia ‘82

L’Italia narrata da Brunori è ben diversa da quella della Municipàl. Ѐ l’estate del 1982, e nella spiaggia di Guardia, rovente, si parla di quel glorioso mondiale vinto in Spagna dalla nazionale di Bearzot. Il protagonista del brano, troppo piccolo per rendersi conto di quello che sta succedendo, trova maggiore interesse nel giocare con paletta e secchiello. E viene da chiedersi, chissà cosa scriveranno sulle estati dei mondiali, e che ricordi avranno, i nati dopo il 2018.
Mina – Ossessione ‘70

Con questa cover bossa nova (antesignana delle cento che generano un gran fastidio), Mina celebra la formazione dell’Italia ai mondiali del 1970. Il testo lo scrisse Flavio Cigliano, che ne registrò l’originale. Accattivante e sensuale, la canzone è un elogio ad Albertosi, Burgnich, Facchetti, e agli altri spedizionieri che quell’anno raggiunsero la finale. In panchina, come ricordato più volte nel testo, c’era Zoff, che qualche anno dopo, da titolare…
Lucio Dalla - Baggio Baggio

Il rigore sbagliato da Baggio nella finale dei mondiali del 1994 ha ispirato tante cose: discorsi motivazionali, qualche corso sul coaching individuale, eventi di team building, biopic e anche canzoni. C’è L’uomo dietro il campione di Diodato, e c’è questa ballata di Lucio Dalla, contenuto in Luna matana. Un pop onirico nello stile dei primi anni duemila accompagna riflessioni e pensieri che può capire "solo chi è mai stato il piede del calciatore che sta per tirare il rigore", come cita il brano.
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L'articolo Cinque canzoni su quei maledetti Mondiali a cui non riusciamo più a partecipare di Filippo Colombo è apparso su Rockit.it il 2026-06-10 14:59:00

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