Circolo degli Artisti - Roma Live report, 10/11/2007

19/12/2007 di

(I Micecars dal vivo - Foto da internet)

Il Circolo degli Artisti di Roma ha ospitato un doppio concerto, sul palco: Canadians e Micecars. Entrambi partono in sordina: vuoi per carenza di pubblico, vuoi per i suoni troppo confusi. Nel finale, però, riscuotono applausi e grandi complimenti. Una bella serata. Marcello Munari racconta.



Meglio un parcheggio decente arrivando per tempo, che rischiare un’altra multa o lasciare il mezzo chissà dove. Sembra scontato, ma un volta l’ho messa al solito posto franco e i vigili mi hanno fatto cucù alle 2 del mattino.

La serata è fredda, l’ambiente sul sonnolento spinto. Non proprio in linea con lo spirito Canadians e Micecars. Quaggiù del resto è una costante: fin quando non risuona musica vera, non smuove le chiappe nessuno. Così ai 5 canadesi tocca aprire un party per pochi intimi, buttandola subito sul caramelloso con brio tra coretti, un frontman che ci crede facendoci credere che basta crederci per esser credibile e un muretto di chitarre un tantino spiazzante se penso a una formula che privilegia soluzioni orecchiabili. Verrebbe da chiamarlo hard pop, pur trattandosi, probabilmente, di pop rock esemplare. Al quarto pezzo sono circondato di gente, mentre una piccola folla avanza verso il palco e qua e là per la sala c’è chi canticchia o accenna ole da zoccolo duro. Max Fiorio è l’allegro imbonitore tra un brano e l’altro, tanto da suggerire una leadership in comunella col cantante. Non mancano quelli che indovino essere hits, visto che parte del pubblico si scuote a dovere e poghella pure. Certo, malgrado l’affiatamento, si coglie una sorta di freddo automatismo nella performance che sembra allontanare ogni ipotesi di risolvere la scaletta in modo alternativo. Ancora un po’ timidi e prevedibili, ecco. Ma chiudono, fortuna loro, tra gli applausi, e chi scrive se ne va a prendere una boccata ben felice di non temere la temperatura notturna, stretto com’è nella cortina di zucchero filato profuso dalla band di Venice. Ehm, Verona.

I Micecars si presentano in 6, una cosa che prima incuriosisce, poi lascia perplessi. Non comprendo infatti quei 2 chitarristi nelle retrovie, la cui presenza, davvero, pare giustificata solo per creare fracasso gratuito. Questo l’avvìo, stentato e arruffone, quasi non avessero fatto in tempo a provare. Il giusto assetto lo trovano strada facendo, servendo un cocktail caldo e insieme fresco, brillante e imprevedibile con psiche e delìa, spesso, a rincorrersi coast to coast. Fate conto, che so, una blanda melodia improvvisamente squarciata da grida. Oppure vivaci motivetti scanditi da cori un po’ a cazzo, per quanto stra-cool. Forse una delle poche band nostrane a non rischiare brutte figure all’estero, almeno per quanto riguarda la pronuncia. E la platea apprezza, via via la prova delle automobiline volge alla conclusione. E non potrebbe esserci finale più bello: tutti insieme a far festa sul palco, Canadians e combriccole varie, con menzione speciale per due signorine che improvvisano figure fatali di tango e flamenco.



Pagine: Micecars Canadians

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