Amor Fou - Circolo degli Artisti - Roma Live report, 12/01/2008

19/02/2008

(Amor Fou dal vivo - Foto da Internet)

Il Circolo degli Artisti di Roma ha ospitato la terza data ufficiale del primo tour degli Amor Fou. Un concerto importante perchè metteva Alessandro Raina e soci - che al momento avevano suonato solo ed esclusivamente a Milano - davanti ad un pubblico completamente nuovo e sicuramente più critico. I nostri Andrea Boraccino e Simone Cosimi erano presenti e ci raccontano.



Roma è umida, respira nei fiumi di pioggia caduti a lungo in questo sabato di gennaio. Lentamente, rifiata. Tutto s’è calmato, e quando arrivo al Circolo ci sono bisbigli e sussurri, poche persone seguono il documentario su Nick Drake. Una sigaretta, le voci delle persone che si fanno sempre più forti e numerose, e d’un tratto sento provenire dalla sala i Marilù Loren. Non ho mai avuto modo di ascoltarli, ma già dopo pochi minuti capisco che non sarà questa la serata adatta. I volumi penalizzano la voce rendendo impossibile la sola comprensione dei testi. Man mano che vanno avanti qualcosa si sistema: loro stessi si levano la zavorra della timidezza e tirano fuori un rock malinconico, leggero, dai suoni forse non originali ma dotati di personalità. Scopro che il disco l’ha prodotto Benvegnù e allora capisco, il cerchio si chiude.

Rinuncio alla solita sigaretta dell’intervallo per non perdere la posizione in prima fila. Voglio provare a sentir mio l’amor folle. Solo da qui sotto ne avrò modo. Gli Amor Fou posizionano gli strumenti accompagnati da Giuliano Dottori alla chitarra solista: un paio di Mac spiccano tra tastiere e aggeggi elettronici.

Il concerto inizia con un intro parlato coperto integralmente dalle voci del pubblico. A noi romani ce piace chiacchera’, ma il risultato è deplorevole. Partono con “La convinzione” e a poco a poco eseguono tutto l’album, senza eccezioni né sorprese. Li osservo con attenzione, uno ad uno, concludendo che Raina, dal vivo, è molto più timido di ciò che dà a dimostrare. A volte sembra provar soggezione, pur senza rinunciare a pose o impostazioni. Stasera sembra nudo, indifeso, e in un paio di occasioni gli trema la voce. Dice che lui e Leziero vengono da una settimana di febbre, ma non so se sia esattamente questa la ragione. I volumi continuano ad essere inadeguati e l’impressione, da sotto, è che i suoni del gruppo non siano amalgamati. La caduta arriva con “Venti giorni…” in cui Raina sbaglia il testo fingendo che nulla sia successo. Un lieve imbarazzo si leva tra il gruppo e il pubblico. Conosciamo bene questo disco, lo sentiamo nostro. Da qui inizia una lenta risalita in cui, con umiltà, la band appare più concentrata ed attenta ai suoni. Gli Amor Fou si ritrovano nelle tastiere e programmazioni di Malfatti (che lascia da parte una chitarra suonata svogliatamente) e nella batteria di Rescigno (talentuoso anche nelle brevi incursioni con gli altri strumenti) sotto lo sguardo divertito di Saporiti al basso giungendo alla conclusione affidata a “La stagione del cannibale”, la cui base salta a metà del brano. Leziero corre ai ripari e cerca di riproporla alla batteria. Più grezza e diretta, meno sofisticata, rimane comunque splendida.

Lasciano il pubblico tra gli applausi. Ma io avrei voluto corrergli dietro, dir loro che mi aspettavo un concerto diverso. In parte vittime della febbre, in parte della mancanza di un adeguato rodaggio (è la terza uscita ufficiale), gli Amor Fou hanno deluso le aspettative. L’etichetta di supergruppo è forse eccessiva, ma hanno davanti un’intera stagione per conquistarla sul palco. // Andrea Borraccino

Certo, Amor Fou ha ancora bisogno di un po’ di tempo. C’è da perfezionare il rodaggio di una superband che lavora sulle sfumature, sugli intarsi, sui soffi. E’ chiaro. Ma sullo spessore del quintetto milanese, c’è poco (di male) da dire. Riesce anche ad andar contro la pessima acustica di un Circolo degli Artisti pieno ma, per una volta, non a livelli da rischio infarto.

Ci sono tutti, davanti al sinuoso Alessando Raina – che riesce a limitare i danni e a tirar fuori una voce, come dire, adatta alla location: giovanissime innamorate del di lui liquido sguardo, mamme in veste di accompagnatrici sedotte, i soliti immarcescibili frequentatori del locale romano, innamorati, giornalisti, giornalai, ragazzotti di borgata e di provincia. Di tutto un po’.

Il repertorio, of course, è obbligato. Tutti gli undici capitoli del primo, bellissimo disco, “La stagione del cannibale”. I cinque sono diligenti: tentano di essere il più possibile fedeli – lunghe code strumentali escluse – a quelle sonorità da pop col brivido infilate nel lavoro d’esordio. Cantautorali alla vecchia maniera nostrana (si-raccontano-Storie), ma dal respiro nuovo ed europeo. Ripeto: difficile riuscirci a percentuale piena. Ma, nonostante tutto, le carezze alle chitarre e alle tastiere di Cesare Malfatti e la straordinaria batteria di Leziero Rescigno tengono bordone. Guidano.

C’è già chi canta a memoria. Chi ha rapidamente eletto alcune tracce – tipo “La stagione del cannibale” o “Il periodo ipotetico” – a nuova colonna sonora dei propri amori sbiaditi e delle proprio vite straziate. Chi s’accarezza, e mentre Raina fissa il fondo, sibilla che, certo, “la sera è amara e senza stile, se una ragazza chiede soldi per ballare”.

Il mood c’è tutto. L’atmosfera è quella che serve. Certo, Amor Fou chi? Ancora ci vuole un po’. A Roma, poi, un po’ di più. Come sempre. Però è quello che serve. Pop che vira su tinte fredde. Celesti, verdi, pioggia, baci rubati e carezze ghiacciate. E gente che suona. Da vent’anni e anche più. Col solito brivido sulla schiena. // Simone 'Strummer' Cosimi



01. Intro
02. La convinzione
03. Se un ragazzino appicca il fuoco
04. Ore 10: parla un misogino
05. I ritorni
06. Venti giorni di vita di una donna famosa
07. Due cuori, una dark room
08. Cos’è la libertà?

09. Il periodo ipotetico
10. L’anno luce
11. La strage
12. La stagione del cannibale

Commenti (3)

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  • Faustiko Murizzi 19/02/2008 ore 15:52 @faustiko

    ...io proprio non riesco a farmeli piacere, continuo a non capirli...
    anche dal vivo mi hanno lasciato indifferente...

  • uomoqualunque 20/02/2008 ore 10:24 @uomoqualunque

    CONCORDO PIENAMENTE

  • SovietStudio 02/04/2008 ore 17:01 @sovietstudio

    Li attendo al Banale questa sera.

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