Paolo Benvegnù - Circolo degli Artisti - Roma Live report, 29/03/2008

01/04/2008 di

(Paolo Benvegnù dal vivo - Foto da internet)

Paolo Benvegnù è in tour per presentare il suo ultimo "Le Labbra" (La Pioggia Dischi). Lo scorso sabato era al Circolo Degli Artisti di Roma. Un live partito in sordina, probabilmente a causa di problemi tecnici, che è poi esploso in tutta la sua potenza. Il pubblico era vario, sintomo che ormai le sue canzoni - finalmente - sono apprezzate oltre la solita nicchia degli amanti della musica indipendente. Un concerto emozionante, Simone Cosimi racconta.



Qualcosa che non va c’è. E si vede. Benvegnù suda più del solito – concluderà la serata madido ma impassibile nel suo usuale abito nero accoppiato a cravattino rosso. Appare sonoramente scocciato. È teso. Chi è con me non l’ha mai visto dal vivo: “Sembra la prima volta che sale su un palco”. E forse sta proprio in questa genuinità iniziale – che poi lascerà il campo a una presenza scenica invidiabile e di assoluto spessore -, il bello. Si rivolge al fonico di palco stizzito e con una certa foga: non fa nulla per nasconderlo al pubblico che riempie il Circolo degli Artisti. Come accade sempre più di frequente, almeno da queste parti, in giro per la vigna si coglie una varietà sociologica che rispecchia l’attenzione crescente nei confronti di una scena che pian piano comincia a sfondare la porte dei più restii – bisogna poi vedere se questo sia un bene o un male. Col passare dei minuti la situazione pare migliorare, e in effetti il suono che comincia a sbuffare dalle casse è avvolgente, soffice. E al contempo metallico e raschiante come solo gli arrangiamenti firmati dal lombardo naturalizzato pratese sanno essere. Ce ne mette, prima di salutare la gente. D’altronde, è un perfezionista. E il suo ensemble, sostenuto dalla magnifica ritmica di Andrea Franchi, riserva al pubblico un’esibizione attentissima e pulita. È una corsa forsennata per un’ora e mezza abbondante con due bis talmente ricchi che quasi il concerto ne esce diviso in tre parti. Dall’attacco con “La schiena” e buona parte dei pezzi del nuovo disco, “Le labbra”: se possibile, queste canzoni che sposano in cortocircuiti malefici e strazianti intimismo e mondo crudele, sbucano dal palco del Circolo ancora più calde e affascinanti che nel disco. “Amore santo e blasfemo”, “La distanza”. C’è continuità, col magnifico esordio “Piccoli fragilissimi film”, ma anche l’impegno ferreo a fare di più. A superare una linea di rigore e coerenza artistici sia sotto il profilo lirico che degli arrangiamenti, arricchiti da passaggi e intarsi jazzati e pur sempre attenti alla melodia. Il quartetto sembra un ottetto, per il tessuto che ne esce, per il tappeto al violoncello di Guglielmo Ridolfo Gagliano e il basso presente ma elegante di Luca Baldini. La seconda parte, però, è quella che dà effettivamente lo spessore di un disco d’esordio di gran peso, di cui ancora si sente l’ingombrante eco: “Cerchi nell’acqua”, “Quando passa lei” e, soprattutto, la straziante “Suggestionabili”, anticipata per il live da una pastiche elettronico, danno il senso di un artista integro e coerente nel suo percorso, nelle sue scelte, nei suoi concerti eleganti e impeccabili e dunque rispettosi della tanta gente corsa a onorare una piccola grande icona del sottobosco indie (?). Uno che, per dirla proprio con le sue parole, sa la sua verità. E spera possa esplodervi in faccia e spaccarvi la testa. Da quindici, pesantissimi anni.



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