Yuppie Flu - Circolo Degli Artisti - Roma Live report, 17/05/2008

30/05/2008 di

(Gli Yuppie Flu a Roma - Foto di Cherry Blossom G1rl )

Gli Yuppie Flu hanno presentato "Fragile Forest" - l'ultimo disco, attualmente disponibile sul sito della band in modalità "fai tu il prezzo" - al Circolo Degli Artisti di Roma. In scaletta molti brani di questo album e alcune "vecchie" perle - ma mai dimenticate - della loro discografia. Un concerto intenso e a tratti commovente, Elisabetta De Ruvo racconta.



Lieve difficoltà a trovar parcheggio: buon segno. E' pur vero che i lavori per la metropolitana qui a Roma non stanno risparmiando neanche il Circolo, ma la densità delle auto in giro lascia ben sperare. Li ho visti qualche anno fa in riva al mare gli Yuppie Flu, in Puglia: bella serata quella lì. In quel periodo, nel mio mai rimpianto paesone nel barese, lavoravo in un piccolo negozio di dischi , dove il giorno dopo ragazzi entusiasti entrarono chiedendomi se avevo il ciddì degli Yuppi Du. "Scusate ragazzi?". "Li abbiamo sentiti ieri a Bari, sono inglesi...bellissimi!". "Gli Yuppie Flu...Mi spiace, non abbiamo il disco, ma sono italiani...".

Delusione, ma all'epoca era difficile trovare persino il primo album di David Bowie dalle mie parti! E mentre i ricordi si accavallano inaspettati in testa, mi chiedo se mi faranno lo stesso effetto di 5 anni fa.

Arrivo al Circolo esattamente al cambio palco, dopo l'opening di Shiva Bakta, tempismo perfetto, quasi un'onta al mio essere perennemente in ritardo.

Mi guardo intorno, la gente non è tantissima, almeno potrò stazionare sotto il palco.

Entrano, vestiti tutti di bianco, a metà tra gelatai ed infermieri: "se qualcuno non si sente bene, siamo qui noi", e parte subito "Eyes", davvero per ipnotizzare qualcuno bastano solo le note.

E così anche a Roma mette piede la presentazione di "Fragile Forest", come se un'astronauta appoggiasse un piede su un suolo vergine, che aspettava solo una determinata orma e a quella rimarrà legato, come unica colonizzazione del cuore.

Mi volto solo un attimo a guardare la gente dietro di me, s'è moltiplicata credo per partenogenesi, con gli occhi fissi sul palco, la bocca che segue i testi cantati nella testa, dondolio di trasporto, è un'immagine bellissima.

Sembra un appuntamento collettivo, di legami all'unisono tra persone che non si conoscono, ma che conoscono quei brani che si sballottano nei loro costrutti così identitari, immersi in quelli psichedelia soavemente pop che ormai si può definire yuppiefluiana.

Non ci fanno mancare nulla, scivolando su una scaletta che praticamente avrei scritto io, se avessi potuto, che esaudisce quasi ogni desiderio. Gabbo interpreta "Make it happen" con bella vivacità d'insieme e divertimento intrinseco, Matteo gronda dalla fronte qualcosa che sembra una fatica immane. Poi arriva, tra le tracce del loro ultimo lavoro, anche "Eyes of dazzling bright", tra le perle di "Days before the day". E ancora l'accumulo dei suoni nella coda finale di "Summer Afternoon", dal puntellato al peso, ferma il tempo, tutto ciò che viene dopo potrebbe non reggere il confronto.

Sul palco sfilano tanti tipi di Bellezza. La Musica, ed è fuor di dubbio, la Passione, ispirazione forte su ogni pezzo, la Felicità che si legge sui volti dei cinque musicisti.

Il finale primo è affidato a "Drained by diamonds"; chi mi conosce bene sa che considero questa come una delle più belle canzoni d'amore degli ultimi 10 anni, mi commuove, non posso farci nulla e mi sono commossa anche stavolta.

Escono. Rientrano. Nel bis conclusivo non poteva mancare quel piccolo inno indie-pop che è "Our nature", e lo scroscio di applausi finali esprime gioia, ma la sazietà è altra cosa.

Un bel ritorno, ed un arrivederci, a Milano, per il MI AMI.



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