Live Report: Skiantos al Circolo degli Artisti - Roma Live report, 06/03/2009

09/03/2009 di Filippo Bizzaglia

Gli Skiantos escono con un nuovo disco, "Dio ci deve delle spiegazioni". Lo presentano al circolo degli Artisti di Roma e Rockit invia Filippo Bizzaglia per fargli scrivere un live report. Ne esce, invece, un racconto che mette insieme presente e passato, Bologna, cylum, edifici occupati, Andrea Pazienza, sbarbine e, ovviamente, Roberto Freak Antoni.



Nel mezzo di uno stacco strumentale su "Largo All'Avanguardia" il Freak imbraccia un violino e si dà ad una pietosa sottospecie di assolo. Una merda. Prendo aria e, dal pubblico, gli urlo a gola aperta: "Sei scarsooo!". Un'altra voce bissa alle mie spalle. Ah. Gli Skiantos. Certo che se li ricordano un po' tutti. Perfino mia madre, ieri sera in cucina, canticchiava "Mi Piaccion Le Sbarbine" mentre ero sulla porta. La sola band che è nata dalle cantine per arrivare alle fogne, come dirà più avanti Freak Antoni. Trentadue (!) anni sulla cresta dell'onta. Dell'onta! Ricordo che tre anni fa presi un treno, con due amici e una ragazza, diretti a Bologna. Erano i primi di gennaio e si crepava dal freddo. Avevo le mani di un ottantenne. Andammo a stare alla Bolognina, in un edificio occupato fra una banca - fortuna nostra poco frequentata - e il centro sociale lì sotto. Dovevi tenere gli occhi aperti e ficcarti subito dentro la porta, chiuderti dentro a chiave, in fretta, o la guardia con pettorina t'avrebbe chiesto i documenti. Una fifa. Ma quei giorni noi sentivamo "Eptadone", la si cantava nei tram, per strada. Eravamo dei matti. Avevamo visto "Paz!", avevamo sedici anni, leggevamo le avventure di Zanardi. C'era quella scena con Fiabeschi alla guida del suo catorcio che indossa delle cuffie enormi e prende a cantare: "Sono andato alla stazioneee". Un fomento quei giorni. Ci sembravano gli anni Settanta, noi sempre fumati che ci riversavamo nelle strade deserte, dico deserte, del centro, e mai prima di mezzanotte. Il tipo che ci ospitava era il ritratto della serenità. Cinquantenne con coda di cavallo e serigrafie buddiste ai muri. C'aveva offerto il primo cylum, iniziati a dovere ai mistici e severi riti preparatori. Diceva di averlo conosciuto, il Freak. Che passava di là, ogni tanto, a fare qualche concerto. Allora mi sembrava una stronzata. Per quel che ne sapevo poteva essere morto, potevano essere morti tutti. Credevo fossero crepati d'eroina, destino comune e inevitabile. Appartenevano, per me frescone ingenuo con gli occhi strapieni di immagini, a un passato leggendario che avevo conosciuto sempre di seconda mano.

E stasera sono qui a vederli, invece. Assodato che nessuna spada li ha stroncati, negli anni Ottanta. Sono qui a vederli, dentro quel Circolo diventato oramai una filiale di casa mia. Dandy bestia, una sfinge, appesantito dagli anni. E lui, Freak Antoni, il giullare, lo scorretto, l'antisociale. Più gli altri tre. I primi minuti me li perdo, impegnato a raccattare un'amica per strada. E sulle note di "Kinotto" scivolo dentro la sala. Stipata come tante altre volte. Fedelissimi ingrigiti con la giacca di pelle tirata fuori per la serata, odore di naftalina. Ragazzi, fanciulle, pantaloni stretti, cappelli a tese larghe. Fauna variopinta e credibile. In quattro, sul palco, hanno preso a fare pallottole d'aria con le dita e pulirsi sulla giacca del Freak. Scimmioni senza Dio. Mentre vomitano spudorati il ritornello "Non lo posso più negare/ io ci godo a skakkolare". E ancora più spediti con "Gelati", "Italiano Terrone Che Amo", "Vortice". Che risate. Sono rimasti com'erano, gli Skiantos. Dinamici. Per quanto ne possa capire io, ahimé di almeno un paio di generazioni dopo. Il trito discorso sui gruppi che perdono lo smalto col passare degli anni, con loro non funziona. Sono di un'altra categoria. Ricordo i filmati che mostravano gli ortaggi lanciati dal palco. Le magliette che messe in fila si leggeva "Siete un pubblico di merda". O quella volta che al Bologna Rock del '79 avevano portato tavolo, sedie e fornello, e s'erano messi a cucinare senza toccare uno strumento. Fra i fischi. L'avanguardia che tanto prendevano in giro. Insieme ai cantautori 'impegnati', tronfi, fossilizzati sulle loro seggiole e i soliti giri di parole. A cui avevano dato, e con parole nuove, il calcio in culo che si meritavano. Sarcastici. Chissenefrega se da anni gli Skiantos non azzeccano un disco, quando dal vivo restano gli stessi cialtroni rumorosi di sempre. Anzi che nel frattempo hanno anche imparato a suonare. E se ne scusano, a sentir loro. Che di meriti non ne hanno mai voluti. Di stasera, resta l'omaggio semiserio a John Belushi, col Freak in toga e foglie di lauro in testa. L'annuncio del nuovo disco subissato dai "Tanto non se lo compra nessuno!". E poi il tour-de-force in coda, "Eptadone" che mi chiama irrefrenabile a pogare sotto al palco insieme a un gregge di ragazzini, le inevitabili Sbarbine e "Sono Un Ribelle Mamma". Il tempo per loro non è un problema, e il pubblico sarà sempre pronto, fedele come un labrador, a coprirli di insulti. Punk, a modo loro, non hanno mai smesso di esserlo. Demenziali e diversi, soprattutto dalla progenie che i giornalisti gli affibbiano. Perché Elio E Le Storie Tese, invece, mi annoiano tanto. Fatti questo slego!



Commenti (6)

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  • alexio biacchi 09/03/2009 ore 17:26 @contefiele

    fra skiantos ed elio ci passa la stessa differenza che c'è fra zappa e i dickies
    fichi tutti e due, ma sono due cose diverse

    e poi due tre dischi di elio-non l'ultimo veramente modesto- sono fra le cose più importanti musicalmente mai fatte in Italia
    sarebbe il caso di dirlo, finalmente

  • .nebbia 09/03/2009 ore 22:55 @nebbia

    1-2-6-9!

  • Alessandra Perongini 10/03/2009 ore 15:11 @psychokiller

    adoro questo live report.

  • Filippo Bizzaglia 10/03/2009 ore 18:19 @superphil

    grazie

  • veronica vituzzi 11/03/2009 ore 09:10 @ronyj84

    io ero sveglissima.

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