Live Report: Il Teatro degli Orrori al Circolo degli Artisti - Roma Live report, 15/04/2009

17/04/2009 di Filippo Bizzaglia

(Foto di Laura Penna)

Dopo una pausa che ha permesso ai singoli componenti di curare i rispettivi progetti personali, il Teatro Degli Orrori è ripartito per un nuovo tour. Quella di Roma è una delle prime date, abbiamo mandato Filippo Bizzaglia per constatare lo stato di salute del gruppo: ottimo, dice lui. Hanno proposto anche un paio di brani nuovi, ci racconta.



Della prima volta, due inverni fa, ricordo il fischio nelle orecchie che non se ne andava. Né in moto prendendo il Muro Torto, né cercando il sonno tra le lenzuola, né – pure se attutito – fra i banchi di scuola la mattina dopo. Era la Notte Della Tempesta, battevamo mani e piedi per i TARM, e del TDO non ne sapevo pressoché niente. Uscito da scuola il giorno dopo mi precipitavo fra gli scaffali della Feltrinelli di viale Giulio Cesare a cercare l'album. Copertina agghiacciante, rossa e nera, nera e rossa, caratteri sanguinanti e figure demoniache, l'occhio onniveggente. Giusto l'icona del diavoletto che fugge con l'etichetta sottobraccio, nel retro, che mi rassicurava. "Dell'Impero Delle Tenebre" l'avevo poi consumato per diversi mesi, imparando tutte le parole. E se quella sera il pienone fu per le tre maschere bizzarre, stavolta il sold out è tutto per loro. Mi tocca liberarmi garbatamente di due ragazze venute da fuori città, e tragicamente rimaste fuori dal cancello, che vorrebbero un mio intervento: ma ho solo due accrediti, e un amico impaziente alla porta. Siamo sui 580/600 biglietti venduti e all'interno c'è poco spazio per pensare. Lavorando di gomito ci portiamo a metà della sala: non riusciremo a guadagnare un metro di più. Pierpaolo Capovilla, camicia nera e lunghe ciocche sulla fronte, si dimena col microfono stretto fra le mani. Luci rosse, sfavillanti, a riproporre scenicamente la basica combinazione di colori dell'LP. L'arpeggio pulito introduce "La Canzone Di Tom", amara e trascinante, cantata da gran parte del pubblico accendini alla mano. A ribadire il successo rapidamente raggiunto e fagocitato dai quattro da due anni a questa parte. Sul palco, di qui a poco, il caos. Il mancino Mirai - che avevamo lasciato dopo un sonnacchioso concerto dei Super Elastic Blubble Plastic a gennaio - ha ripreso a spintonare fantasmi invisibili con la chitarra, ondate di autentico noise che sono taniche di benzina. Oblique occhiate verso il pubblico. Favero il Ragno, coi suoi occhiali a montatura da nerd e il basso puntato su d'uno snaturato distorto, percuote disinvolto riff circolari e contundenti. Dietro la batteria, canottiera nera e schiena programmaticamente piegata in basso, Francesco Valenti non perde un colpo. Furia post-hardcore e una tecnica dello strumento che, a ogni modo, non sovrasta mai la naturale tendenza al frastuono. Davanti a loro qualcuno fa people-surfing; ci proverà anche Capovilla, più tardi, dopo aver saggiato col piede la robustezza dell'affondo nel muro di mani. Ed è un muro di suono quello che, invece, riesce a creare il TDO. Lo si sente chiaro in "E Lei Venne" e "Refusenik" – presente nell'ultimo "Il paese è reale" - con la struttura alternata di vuoti e pieni di rumore che è loro cifra stilistica dichiarata. È poi il momento del corrosivo "Fallo!" – pubblicato invece nello split coi romani Zu. I quattro propongono anche un paio di brani nuovi, per intonazione e atmosfera praticamente identici ai precedenti. Ma tutto è troppo confuso per capirci realmente qualcosa. Nel frattempo Capovilla si abbandona a lascivi gorgheggi con la lattina di birra in mano. La camicia la vediamo tutti: zuppa di liquidi, etilici e corporei. Bile e sudore, dal vivo l'effetto è clamoroso.

Non una nota fuori posto, mefistofeliche grida e scariche elettrostatiche di rumore."Un-caa-rraar-maa-too-di-rock-per-te!". Non mi resta che invidiare le prime file, e rimpiangere altre postazioni nel sottopalco durante concerti ben meno memorabili di questo. Il bis viene affidato alla piccola epopea partigiana di "Compagna Teresa", e "Lezioni Di Musica" chiude il set. Ultimi squarci nervosi dagli amplificatori. Il Teatro Degli Orrori si prende molto sul serio, e va preso molto sul serio. In giro da due anni ormai rimane con sicurezza sul podio delle migliori live band di tutt'Italia. Impazienti di ascoltare il prossimo lavoro.



Commenti (5)

Carica commenti più vecchi
  • ZEFFJACK 21/04/2009 ore 09:06 @zeffjack

    gia, siamo impazienti...ma attenderemo.

    michele1/4ZEFFJACK

  • francesca 's 21/04/2009 ore 12:04 @francesthemagpie

    in splendida forma sì
    a firenze il 18 hanno dato il meglio di sè (nonostante l'acustica)

  • GlassHouse GlassHouse 21/04/2009 ore 12:35 @glasshouse

    Definire "sonnacchioso" il concerto dei SEBP al nostro compleanno fa ridere.
    Così, dato che ci rimango male, ti sottolineo che buttarsi dal palco non si chiama People Surfing, bensì Stage Diving.

    Per il resto, siamo d'accordo. :)

  • Filippo Bizzaglia 21/04/2009 ore 15:05 @superphil

    dopotutto people surfing rende alla grande l'idea, è un'immagine dinamica. stage diving odora di tecnico, di controllato. ma sono opinioni.

  • Andrea Bianchi 27/04/2009 ore 13:17 @35351#capitanbinki

    Unica nota stonata: quel tipo che urlava offese a Capovilla... Ma che gli aveva fatto di male? :|
    Non capisco che senso abbia pagare il biglietto per insultare (immotivatamente, almeno a livello artistico, visto che gli dava del "pariolo" e criticava la sua plastica dentale, che tra l'altro non so se sia reale o presunta -ma a me personalmente non importa affatto!-).
    A me non son dispiaciuti nemmeno i brani inediti :)

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


LEGGI ANCHE:

Wilma De Angelis canta "Non è per sempre" degli Afterhours