Yuppie Flu - Circolo degli artisti - Roma Live report, 23/10/2004

26/10/2004 di



Sempre la stessa storia: mai che arrivi all'ultimo, ai concerti. Mentre sta decollando lo show e puoi sentirti come Travolta che fa ingresso trionfale all'Odissey 2000. Giocare d'anticipo, è per me un'abitudine. Così ho tutto il tempo di cenare, entrare e uscire più volte, telefonare. Quindi fingere interesse per il locale, cd e gadget vari. Alle 23:15 il Circolo è gremito, gli Yuppie Flu possono cominciare. Mi passa davanti un tipo corpulento, fisico da rugbysta e faccia già vista.

Alla band marchigiana riconosco abilità d'imbastire un'atmosfera: trame rock blande, dense, che a tratti deflagrano dolenti. In rari casi svagate e sostenute. Line-up tradizionale + tastiere, a definire un sound probabilmente concepito con cuore e testa ancorati alla Grande Madrina Inghilterra. Dopo una manciata di pezzi, che pure vanno oltre il favore di un buon numero di aficionados, sento venir meno l'entusiasmo. Non sembrano scostarsi, infatti, da un canovaccio suadente ma ripetitivo, e la voce monocorde, molto Brian Molko del chitarrista Matteo Agostinelli, alla lunga stufa. Il gruppo si concede anche poco, vuoi per scelta vuoi per naturale attitudine live: il front man Agostinelli amoreggia costantemente col microfono e quando apre un occhio sei fortunato. Vabbé, uno stile, il trasporto. Gli altri ne ricevono le coordinate, però finiscono per (di)pendere dalla sua bocca e i suoi umori, rendendo la performance un ibrido scialbo. Cronaca e impressioni di un amanuense passabile, niente di più. Gli Yuppie Flu non mi piacciono. Altro discorso il talento, che non si discute. Alla fine avvicino quel tipo dalla stazza discreta giunto in zona cesarini al concerto. Continuo a non metterlo a fuoco, ma siccome l'ho visto salutare persone e qualche addetto ai lavori, forse sa darmi dritte ulteriori sul gruppo.

E' disponibile, discorriamo una mezz'ora di musica. Poi incontro amici dai Castelli Romani, io che son partito da solo dopo aver cercato qualcuno con cui scendere a Roma. Ritrovo il tipo all'esterno, s'aggrega un suo amico e ci prendiamo tutti un bel drink. "Piacere, alla prossima, buon proseguimento". Ancora non so che la serata è appena iniziata. Dall'una alle quattro, mi perdo tra fumi, alcool ed ebeti danze. Ciliegina finale, un attimo prima ci caccino via, una ninna nanna in compagnia di due Yuppie Flu. Rincaso alle sette, pensando ne sia valsa la pena.

Per gli amici incontrati. Perché non conoscevo la band. Né Marco Daretti. E neppure quell'orso gentile di Stefano Rocco.



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