Live report: i Cani al Circolo degli Artisti, Roma Live report, 08/10/2011

23/11/2011 di

Ovviamente la data di Roma era sold out, e in seguito hanno dovuto raddoppiare anche quella di Bologna. I Cani continuano a raccogliere successi ancora prima di esibirsi. Il loro concerto d'esordio l'hanno fatto lo scorso giugno al MI AMI: la collinetta strabordava di pubblico. Ora devono affrontare il loro primo tour. Angela Maiello racconta.



Il sorprendente tour d'esordio dei Cani comincia sul 105, l'autobus che da Termini porta al Circolo degli Artisti. Di solito sulla strada di un concerto puoi riconoscere con una sola occhiata le persone che scenderanno con te alla fermata, ma stavolta  la scelta è difficile, non c'è un profilo-tipo da individuare, magari in base all'età, l'abbigliamento o gli argomenti di conversazione. Non c'è: l'autobus è pieno, c'è eccitazione nell'aria, la riconosci, ma in sostanza chiunque potrebbe ascoltare I Cani. "Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti" dice il nuovo singolo, e stasera il Circolo è sold out.

La sala si riempie a poco a poco; siamo ben oltre l'orario previsto e tocca cominciare a sgomitare per guadagnare il proprio minuscolo spazio vitale. Guardandosi intorno sembra come se il variegato affresco trans-generazionale e trans-culturale che i Cani hanno dipinto stia sul punto di materializzarsi, come se ognuno di noi stesse lì carico dei propri cliché per interpretare il ruolo che meglio gli si addice. Quando ormai l'attesa si fa impaziente si alza il muro sonoro di Cris X, che sul disco dei Cani aveva prestato i suoi rumori al brano "Roma Nord". Le luci sono basse, la musica riempie ogni spazio fisico e mentale. Se l'idea di support band è quella di preparare la scena ad un gruppo, allora Cris X è perfetto. Ci trasporta in una non-dimensione, in una sorta di day-after dalle reminiscenze kubrickiane, in una specie di rallenti che sospende tutto fuorché il suono. E la mente (almeno la mia) a quel punto è predisposta ad una specie di viaggio introspettivo carico di domande. Il pubblico però non ha la pazienza di lasciarsi guidare per trovare le proprie risposte e comincia a chiamare (con molti fischi e imprecazioni) la band sul palco. "Bravo, ma levate dai coglioni" grida quello affianco a me e a questo punto l'imponenza del suono distorto si mischia al rumoreggiare incalzante della folla. Cris X ha finito e sulla scena arrivano i Cani. Siete sicuri di essere pronti per le loro risposte scomode?


Spietato arriva l'amore, come se la prima soluzione a quelle domande fosse da cercare proprio lì, nella dinamiche da post-facebook del reciproco sentimento. Aprono con "Le coppie" e spontaneamente mi chiedo se tra quelli che ora se ne stanno abbracciati si stia insinuato il dubbio e subito dopo lo sforzo di ricordarsi chi è stato "il primo a staccarsi dal primo dei baci"; sarà quello che ne uscirà male. Poi "Door selection", ed è il momento delle presentazioni. Sono a volto scoperto, senza buste, ma anche senza quello sguardo preoccupato che gli si poteva leggere negli occhi al MI AMI di giugno, il loro primo concerto in assoluto. Niccolò è rilassato e ironico: "Noi siamo I Cani, i Sex Pistols di Roma Nord… l'evento mediatico dell'anno". Poi chiosa aggressivo: "Chi urla sopra la gente che suona è una testa di cazzo", non risparmiando nulla al pubblico nonostante l'acclamazione. Il concerto scorre via con facilità, la band sembra a suo agio nel proporre il disco sebbene, va detto, si limitino a riprodurlo senza particolare lavoro di arrangiamento. La gente sa a memoria i testi delle canzoni, balla, poga, si scatena. Qualcuno sul palco si è dimenticato la scaletta, e allora Niccolò ogni tanto anticipa i titoli regalando qualche aneddoto: "Abbiamo imparato che se non diciamo niente tra un pezzo ed un altro ci dicono che non sappiamo stare sul palco". Quindi "Wes Anderson" ("È la prima canzone che ho scritto quando ancora speravo di rimorchiare, invece mi sono rimorchiato solo l'editoria italiana"), "Il pranzo di Santo Stefano" (con riservato riferimento "ad una persona troppo timida perché la dedica possa farle piacere") e "Perdona e dimentica". Poi il momento più surreale del concerto, quello della cover che nessuno si aspetta e che spiazza un po' tutti. "Guarda di là quei cani che ululano", Nicolò lo definisce "il pezzo di un maestro degli anni '90", insomma "Con un Deca" degli 883. Quasi non ci credo.

Poi l'immancabile "I pariolini di 18anni", mentre il finale ufficiale è affidato al pezzo forse più amaro del loro album, "Post-punk": quasi un ammonimento a non farsi andare bene le risposte altrui, a cercare di scorticare le etichette e i tentativi posticci di sottrarsi ad esse, a non accontentarsi di uno sguardo che non ci appartiene, per quanto spregiudicato o dissacratorio esso possa essere. Quando la band rientra indossa per qualche attimo le busta di carta, il tempo di "Theme from the cameretta", ma ormai poco importa, il pubblico manco li guarda in faccia, e alla fine cantano tutti a squarciagola come se fosse un inno della liberazione: "Le velleità".

Il concerto finisce lì dove era iniziato, sull'ultimo 105 verso Termini. Ancora eccitazione mista a perplessità: per qualcuno "sono inqualificabili musicalmente", ripenso ad una ragazza che al bancone del bar mi aveva detto "ma questi chi si credono di essere?"e poi le risate di scherno di un paio di giovanissimi che, con un poster arrotolato in mano, si chiedono se Max Pezzali sia davvero un maestro italiano dell'ultimo decennio. Che ci piacciano o no, che ci facciano ballare o meno, che si apprezzi o si detesti quello stile dei testi, I Cani ci lasciano un senso di disagio a cui siamo chiamati a dare spiegazione. Siamo obbligati a guardarci dentro e soprattutto a guardarci in faccia reciprocamente nella consapevolezza di esser nudi, di essere esposti, di non avere più una "finta pelle" che ci protegge. Vi piace come risposta?

Come era prevedibile, a Roma non erano ammessi fotografi. Non ci sono foto che ritraggano il concerto, la foto in testa è di Massimiliano 'intweetion' Lancioni, la polaroid scattata nel backstage è di Giulia Blasi.



 

Commenti (3)

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  • pino lino 18/10/2011 ore 20:50 @pino888

    In realtà a rigor di logica il primo a staccarsi dal primo dei baci è lo stesso che alla fine dirà di troncare, e sarebbe pretenzioso dire che ne uscirà male.
    Scherzo, volevo solo correggerti questo piccolo errore, bel report Angela, grazie.

  • seymour 19/10/2011 ore 15:25 @seymour

    ho sentito un tipo dire "m'ha metterei pur'io a maschera se facessi na mmerda de musiga come quella che fanno! fanno bbène a chiamasse li cani!"

    UHAUHAHUAHAH

  • fausto folagra 03/11/2011 ore 14:16 @lucifersam

    ...ora pure le foto live vietate...dai ma non è che stiamo un poco esagerando?? Sono dei ragazzi molto giovani che hanno fatto un disco carino, intelligente e paraculo il giusto...
    avanti a montarli così e si perdono...non sono gli stones, e visti i tempi mai lo diventeranno!! chi li gestisce ne prenda atto, e glielo dica!!

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