Amari - Circolo degli Artisti - Roma Live report, 05/03/2006

12/03/2006 di

I Neptunes peninsulari (boom) continuano nel loro giro promozionale per far ascoltare quel gran bel disco chiamato Grand Master Mogol. Non potevano di certo mancare la Capitale. Ecco cosa hanno combinato



Quattro mesi di assenza. Quattro mesi in cui mi sono chiesto se gli Amari erano davvero come li avevo trovati a novembre: fiacchi, poco affiatati, penalizzati da una scarsa affluenza. In silenzio, attendevo il loro ritorno. E, finalmente, rieccoli. Il Circolo degli Artisti mi accoglie con freddezza. Arrivo presto, in dolce compagnia, e rivedo le solite facce della “scena”. Scivolo dentro e osservo gli Amari sul palco mentre gonfiano decine di palloncini colorati. Qualche sigaretta ed è il momento degli Elettronoir: mai visti né sentiti. E sorprendenti. Gruppo per tre quarti maschile con basso, tastiere e sintesi elettronica più seconda voce femminile à la Rachele Bastreghi. Sound a tratti aggressivo con rasoiate di basso, ma sostenuto da ottime melodie. Sei pezzi tra cui l’inedito punk sovietico “Laika” e da lì verso una sintetica “insieme a te non ci sto più”. Concludono con una sonorizzazione del monologo portante di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” lasciando il pubblico a bocca aperta e in maniera un po’ brusca.

Mi riprendo dal trauma giusto in tempo per veder salire sul palco il gruppo friulano. Silenziosi, Marcopiano, Cero e Dariella assumono la posa di rapper statunitensi: gambe larghe e tese, le braccia conserte e un’espressione in viso indecifrabile. Parte “Accipicchia” ed ognuno si prende il suo strumento. Sono belli anche nei vestiti: pantaloni da nerd americano e felpe monocromo, ognuna diversa, a ricomporre l’arcobaleno della loro musica. Il pubblico è già caldo quando arriva “Bolognina revolution”. Le contraddizioni post-adolescienziali mi attanagliano, ma stasera non voglio farmi prendere dalle seghe mentali, stasera voglio sentirmi tremendamente bello. Ed è nell’omonimo pezzo che succede l’indescrivibile. Li vedo suonare con un spirito che raramente si trova in giro: è un istante, è la scintilla scaturita da uno sguardo tra Cero e Dariella. Esplode la groove e le espressioni in viso sono quelle di chi suona per divertirsi, di quando comprendi che stai facendo qualcosa di grande. Dio, cosa darei per avere un briciolo di quella consapevolezza anch’io! Il pubblico capisce e, per un attimo, smette di lanciare i palloncini da una parte all’altra del locale (attività che, peraltro, diventa il mio passatempo preferito della serata).

Siparietto tra Pasta e Dariella. Quest’ultimo sanguina da un dito, l’altro se ne accorge e dice: “Hey fratello, stai sanguinando! Eh, la musica è dolore e sofferenza”. Il tutto mentre hanno trasformato “Campo minato” in “Camping minato”, attraverso l’entrata in scena di un paio di sediole di legno come mezzi per suonare meglio. Da seduti. Tutti i presenti, forse 200 persone, cantano a gran voce di paure inerenti la scomparsa di vestiti nuovi, di sensazioni di aver già letto, ascoltato, visto tutto. La partecipazione collettiva quasi sorprende la band nell’ammissione che, finora, siamo stati i migliori. Successivamente diventa solo un saggio della loro tecnica, con una maggiore attenzione ai pezzi più vecchi (“Whale grotto” su tutti) e riuscendo a far ballare – per una volta senza timidezza - i presenti.

Esco sorridendo in maniera ebete, perché sono felice: ho visto un gruppo cresciuto, sicuro di sé, finalmente affiatato. Gli Amari sono capaci di fare indie rock, elettronica e hip hop con disarmante naturalezza; suonano come i Gorillaz e i N*E*R*D* e non li conosce nessuno. Eppure, sono uno di quei pochi gruppi in Italia capaci di farti sentire vivo durante un concerto: sensazione che proveranno migliaia di persone ogni giorno in tutto il pianeta, ma che stasera è passata per Roma lasciando dietro di sé una scia luminosa e coloratissima.



Scaletta:
01. Accipicchia
02. L’avvoltoio delle 3
03. Arte bruciante
04. Bolognina revolution
05. Tremendamente belli
06. La prima volta
07. il vento del 15 gennaio
08. Campo minato
09. Whale grotto
10. Squadritto
11. conoscere gente sul treno
12. Love management
13. Un altro basso di polvere

14. Venere non ritorna
15. part(y)-time jobs

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