Riccardo Sinigallia - Circolo degli Artisti - Roma Live report, 30/11/2006

04/12/2006 di

(Laura Arzilli e Riccardo Sinigallia, sorridenti - Foto da Internet)

Andrea Borraccino è di Roma, ama le belle canzoni ed è innamorato. Condizioni e mood perfetto, dunque, per spostarsi all'ormai classico Circolo degli Artisti a vedere il nuovo, raffinato live di Riccardo Sinigallia. Già producer di "Quelli che benpensano" di Frankie Hi Nrg, oltrechè storico membro dei Tiromancino ("La descrizione di un attimo", per chi non lo sapesse, porta la sua firma e non quella di Zampaglione), porta in giro il suo nuovo "Incontri a Metà Strada". A voi.



Brevi scene che gli anni non potranno mai portarci via: incontri, sguardi e sussurri rendono il Circolo degli Artisti un luogo magico a Roma. Stasera sei lì per Riccardo Sinigallia, del quale adori l’attenzione inusuale che dedica alla parola e alla melodia, ai suoni curati fin nei minimi dettagli.

Sale sul palco da solo prendendo posto al piano. Una versione punk di “Mrs Robinson” sfuma insieme alle voci dei presenti arrivando ad un silenzio assoluto. Già questa, di suo, è una situazione rara, se pensi a qualche tempo fa quando, in occasione della presentazione dello “S-Low tour” dei Marlene Kuntz, Gianni Maroccolo disse che il pubblico italiano ha il difetto di non saper stare in silenzio durante i concerti. Ora invece ci si ritrova tutti in contemplazione, in attesa. Riccardo intona “Finora” con un’espressione tesa e tirata sul viso, e non capisci se sia per la durezza delle parole o per qualche problema tecnico.

Poi la band sale sul palco guidata da Laura Arzilli, compagna artistica e nella vita. Non credi di essere l’unico a provare una morbosa curiosità quasi pornografica nel cercare uno sguardo tra i due: un cenno d’affetto e di gratitudine da parte di lei per la cruda e viscerale “Laura”. E qualcosa di tenero infatti si dicono a fine brano, ma rimane solo tra loro, per nessun altro.

Nel tempo di pochi brani sei già dentro l’immaginario delle canzoni di Sinigallia: un universo in cui il tempo è scandito da rigidi marcatori nelle occasioni perse e negli indelebili momenti, nei rimorsi che rendono “Amici nel tempo” l’emblema di questa visione. Ma non è un caso che anche altri brani già nei titoli siano così legati al concetto di tempo: la stessa “Finora”, “Lontano da ogni giorno”, “Se potessi incontrarti ancora”.

Nella scaletta si segnala la sola rilevante eccezione di “Io sono Dio”, mancanza riparata dall’intensità e partecipazione del trittico costituito da “Anni di Pace”, cantata con un altro grande artista capitolino come Filippo Gatti (inutile ricordare fosse il leader degli Elettrojoyce), un po’ arruffato nella sua barba lunga e zuccotto, “Bellamore”, cantata quasi esclusivamente da un pubblico estasiato e divertito e, soprattutto, “La Descrizione di un attimo”, il brano che non ti aspetti. Almeno qui, stasera. Qualcuno la sussurra nei capelli della persona che ama, qualcun altro semplicemente è assorto. Riccardo ringrazia commosso.

L’intero evento viene reso ancora più vero e “tangibile” dall’assenza delle sonorità elettroniche che caratterizzavano il primo album ben sostituite da chitarre acustiche, mandolini e riverberi in un’esibizione tecnicamente ineccepibile da ogni componente del gruppo.

Uscendo, sorridi. Sai che non è perché sei stato tutto il tempo tra il pubblico accanto a Marina Rei (bellissima, peraltro), ma perché sei spiazzato dalla serenità e dall’umiltà che questo artista mette in ogni brano. C’è dell’altro. E’ uno stato mentale, un’idea fissa che inizialmente non riesci a delineare ma che poi si schiarisce. E’ la consapevolezza che stasera, davvero, “la gioia è a portata di mano”.



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