Live Report: Zu al Circolo Magnolia - Milano Live report, 28/01/2010

15/02/2010 di

(Foto di Michele Lafiandra)

Gli Zu tornano a Milano per una nuova tappa del loro tour – ormai infinto – che presenta al pubblico "Carboniferous", l'album uscito lo scorso anno su Ipecac. Sala piena, gruppo impeccabile, praticamente un concerto perfetto. Forse troppo. Sandro Giorello racconta.



Ci sono le donne. Ma non le classiche darkettone o quelle che sono lì per accompagnare il fidanzato. Intendo: minigonne e tacchi a spillo, tante. Ecco, una cosa così non l'avevo mai vista ad un loro concerto. C'è anche uno inaspettatamente elegante, quasi da rivista, ma in effetti è l'unico, gli altri sono i soliti maschi che puoi vedere ad un concerto degli Zu.

Partono con "Chthonian" e ovviamente esultano tutti. Grosse bordate di rumore: batteria ad alto volume, basso e sax che impastano il resto. In uno dei momenti di peggiore delirio mi appunto: "I Bloody Beetroots che remixano Arto Lindsay", per quanto possa essere poco diretta per me è una frase che rappresenta bene che tipo di inferno sono riusciti a scatenare in pochi minuti. Poi "Mimosa Hostilis", che è praticamente una sirena d'allarme suonata con il sax, forse il pezzo più cattivo dell'ultimo album. Al primo stacco Jacopo Battaglia grida "Com'è?" e la sala gli risponde urlando all'unisono, e di nuovo inferno. E siamo solo al secondo pezzo. Poi "Carbon", e potrei nuovamente ripetermi. Perché il concerto continua compatto, senza cali di tensione, a tratti più psichedelico ma fondamentalmente uniforme e granitico. Io segno brano dopo brano fino ad arrivare a quota nove, praticamente tutto "Carboniferous". Piccole variazioni: campionamenti di cartoni spagnoli, tintinnii di monetine, "Orc" con una lunga introduzione di cani che abbaiano, "Beata Viscera" è molto più cattiva, con gli stop'n'go ti arrivano dritti in faccia. Se ne vanno, ritornano per il bis. Qualcuno chiede a gran voce "Muro Torto" (contenuta su "Igneo", del 2002) e mi sembra che Battaglia risponda una cosa del tipo "quella no, ma vi facciamo un altro classico": parte "Ostia", l'ultima che mancava all'appello.

Quindi impeccabili. Non una sbavatura, suoni nitidi e al tempo stesso assordanti, atteggiamento sicuro di chi sa come tenere il suo pubblico, e ci mancherebbe dopo undici anni di carriera. Ormai delle star, ed è giusto dopo undici anni di carriera. Ma – e non è per fare il fan geloso che vorrebbe che il suo gruppo preferito rimanga uguale se stesso per sempre, perchè lo ammetto: potrei essere quel tipo di fan – è stato un concerto troppo perfetto, quasi monotono. Praticamente uguale a quello del MI ODI di giugno e agli altri due visti sempre lo scorso anno. Perché se posso permettermi una breve sintesi di quello che, a mio modesto parere, sono gli Zu dagli esordi ad ora: un gruppo punk, un gruppo metal, un gruppo pop. Ora la gente sa le canzoni a memoria, le canta, e ci sono le donne sotto palco. Il che è formidabile. Ma forse quest'ultima fase sta diventando leggermente stazionaria, ed è insolito per gli Zu, che ci hanno abituato a concerti pieni di incognite e colpi di scena. Insomma, ho un po' di nostalgia per quei live tuttoeniente dove riconoscevi giusto qualche pezzo e il resto era rumore. Ma probabilmente sono solo un fan geloso. Probabilmente mi sono rotto del tour di "Carboniferous" e ne voglio uno nuovo.



Commenti (3)

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  • Raffi 17/02/2010 ore 14:18 @raffi

    Completamente d'accordo.

  • Chiara Longo 17/02/2010 ore 20:05 @vanabass

    Visti per la prima e unica volta dal vivo qualche settimana fa a Bari, teatro Kismet. Potrei ripetere parola per parola ciò che è stato detto da Sandro, aggiungo una chicca che gli Zu hanno saputo sfruttare alla grande.
    Per passare dal foyer alla platea, bisogna attraversare un lunghissimo corridoio stretto. L'ingresso al corridoio è stato sbarrato e il pubblico ha aspettato nel foyer finchè a luci soffuse, un accordo di bordone ha annunciato l'apertura del corridoio, e il pubblico tutto in fila stretto stretto ha attraversato il corridoio per ritrovarsi di colpo riversato in sala con gli Zu che aspettavano sul palco, la classica palla da discoteca che veniva agitata in maniera incontrollata, e giù Chthonian. Esperienza quasi mistica, grandi Zu.

  • 54ennemodaiolo 22/02/2010 ore 02:01 @54ennemodaiolo

    Ebbene sì.

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