Collaborazione, cooperazione e solidarietà sono i valori che guidano l’attività di Città Invisibile Soc. Coop. Production partner di MI AMI Festival dal 2018, Città Invisibile è una giovane cooperativa che, sul campo, si è rivelata essere partner affidabile e sicuro nella fornitura di servizi integrati per il comparto festival, concerti ed eventi. Abbiamo intervistato il presidente Enrico Zulian.
Partiamo proprio dall'inizio: dove e come nasce Città Invisibile Soc. Coop. e qual è il tuo ruolo in questa cooperativa?
Città Invisibile nasce formalmente nel 1989 come “contenitore giuridico”, all’interno di un’esperienza molto diversa rispetto a quella attuale. All’epoca la cooperativa, chiamata Graficom, operava nel campo della grafica, della stampa offset e di servizi generici, comprese le pulizie per aziende e privati. Come accade spesso nel mondo cooperativo, nel corso degli anni molte persone sono transitate come socie, e intorno agli anni Duemila l’esperienza ha iniziato gradualmente a trasformarsi.
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Se vi penso a montare i palchi del MI AMI e non solo, che cambiamento effettivamente, soprattutto nel nome della cooperativa.
Il vero punto di svolta arriva nel 2004, quando la cooperativa cambia nome ispirandosi al libro Le città invisibili di Italo Calvino. La scelta non è solo simbolica: l’obiettivo era rendere “visibile” la precarietà del lavoro. Per chi proveniva dal mondo del freelance, mettersi in cooperativa significava creare tutele reali per i precari: continuità di reddito, malattia, ferie, sicurezza e diritti spesso negati nel lavoro intermittente.
La cooperativa cambia e si evolve nel tempo, nel nome ma anche negli intenti, sempre e comunque nobili.
In origine Città Invisibile era una cooperativa sociale di tipo B, impegnata soprattutto nel reinserimento lavorativo di persone provenienti dal carcere. Quando l’attività di stampa si esaurisce, la cooperativa attraversa una fase di stallo, pur rimanendo formalmente attiva. La ripartenza prende forma nel 2012, grazie a un gruppo di soci accomunati da un retroterra comune nei centri sociali del Nord-Est e nell’esperienza dello Sherwood Festival.
Cosa accade allo Sherwood? È lì che cambiano le cose.
Proprio a Sherwood nasce l’intuizione che cambia tutto: un fornitore del festival propone di trasformare le competenze già presenti in un vero lavoro strutturato. Arrivano così le prime commesse, legate alla distribuzione di gazebo, impianti spillatura e arredi per feste in provincia di Padova. È l’inizio del “nuovo corso” di Città Invisibile. All’inizio il gruppo è composto da poche persone e l’attività ruota attorno alla logistica di base, con un piccolo magazzino a Torre di Quartesolo. Nel 2014 entrano nuovi soci, molti dei quali tecnici audio-luci provenienti dal mondo dello spettacolo indipendente. Nello stesso periodo nascono i servizi di impiantistica elettrica e audio-luci, e viene acquistato il primo palco della cooperativa, utilizzato per uno spettacolo di Dario Fo.

Come arriviamo al 2026, con la pandemia di mezzo che per questo settore è stata deleteria? Come avete reagito voi?
Nel dicembre 2019 assumo la presidenza. Poco dopo arriva la pandemia, che colpisce duramente il settore. Dal punto di vista economico l’impatto è pesante, ma il periodo di stop diventa anche un’occasione per ripensare profondamente l’organizzazione interna, individuando criticità e ristrutturando i processi. L’ingresso in Legacoop accompagna questo percorso di riflessione sul significato stesso dell’essere cooperativa, aiutando a definire con maggiore chiarezza missione e identità. Oggi Città Invisibile conta dodici soci e sei dipendenti, per un totale di diciotto persone, ed è operativa in tutto il Nord Italia. La cooperativa dispone di gazebo, palchi, impianti elettrici e luci di proprietà, segue tournée teatrali e collabora con numerosi festival, tra cui Sherwood, MI AMI, Radio Onda d’Urto, Lake Sound e Rugby Sound. Lavora inoltre con diversi teatri veneti ed è impegnata in importanti produzioni, come la recente tournée di Marco Paolini, continuando a supportare le realtà indipendenti del territorio.
Ogni evento, ogni spettacolo, ogni tournée, è ovviamente diverso e unico, ma ce n'è uno particolarmente sfidante o memorabile, speciale per voi?
Tra tutti i progetti seguiti, Sherwood Festival resta il più rappresentativo: è il luogo in cui i soci hanno imparato il mestiere, affrontato le prime difficoltà e costruito la propria identità, non solo professionale ma anche sociale e politica. Una vera casa.
Poi il nome è bellissimo, molto simbolico, il nascondiglio di Robin Hood.
Certo, rubare ai ricchi per dare ai poveri.
Andiamo un po' sul tecnico: quando vi viene affidato un evento o un allestimento, da dove cominciate? Quali sono i passaggi che poi portano dall'idea di un palco alla sua realizzazione?
Quando a Città Invisibile viene affidato un evento, il lavoro parte da una complessa macchina organizzativa spesso invisibile: gestione amministrativa, fornitori, controllo delle commesse, progettazione tecnica, sopralluoghi, logistica, squadre e trasporti. Un impegno che richiede tempo, energia e genera inevitabilmente stress, ma che la cooperativa cerca di rendere sostenibile, promuovendo un ambiente di lavoro sano e non discriminatorio. Non mancano le rinunce: Città Invisibile sceglie consapevolmente di non lavorare con forze armate o realtà politiche che esprimano posizioni razziste o discriminatorie. Tenere insieme competenze e personalità diverse è complesso, e per questo il confronto interno e il supporto di consulenze esterne sono strumenti fondamentali. Al centro, sempre, rimane la persona, non solo il valore economico.
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Quando si fa questo tipo di lavoro si incontrano veramente tante e varie professionalità e personalità, come si fa a mettere insieme a tenere insieme tutte queste tipologie di mentalità e caratteri?
È difficilissimo, per questo penso che farsi dare una mano e avere anche delle consulenze che ti danno un aiuto oggettivo rispetto ai problemi che hai, io credo che sia una delle chiavi per superare tutti i vari possibili conflitti partendo sempre dal confronto interno e dalla considerazione che siamo tutti esseri umani che hanno tutti i loro problemi economici, psicologici, sociali e varie tipologie di esigenze. Cerchiamo di mettere al centro la persona e non esclusivamente il valore aggiunto.
Soprattutto per il lavoro che fate voi, la sicurezza deve essere la base. Per montare determinati palchi a determinate altezze si aprono cantieri come quelli edili.
Nel settore degli allestimenti la sicurezza è imprescindibile. I cantieri per il montaggio dei palchi sono paragonabili a quelli edili, soprattutto quando si lavora in quota. Per la cooperativa la formazione e il rispetto del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/08) sono elementi centrali e non negoziabili.
Curiosità sulla sicurezza: l'anno scorso al MI AMI quando stavate montando il palco ed eravate in quota c'era la musica in filodiffusione del Parco Idroscalo e il nostro direttore di produzione ci ha mandato a farla spegnere. Perché?
Anche piccoli accorgimenti fanno la differenza: durante il montaggio in altezza, per esempio, l’assenza di musica evita distrazioni e garantisce una comunicazione chiara tra gli operatori. In contesti così delicati, ridurre ogni possibile rischio è fondamentale.
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L'articolo Città Invisibile ha fatto vedere a tutti come si lavora nella musica dal vivo di Carlotta Fiandaca è apparso su Rockit.it il 2026-06-18 10:46:00

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