Bugo - Classico Village - Roma Live report, 29/11/2002

11/12/2002 di Marco Daretti



Bugo torna a Roma a distanza di soltanto pochi mesi dalla sua ultima esibizione. Questa volta, però, ad attenderlo c'è una platea folta e consapevole, desiderosa di comunicargli tutta la propria devota ammirazione. La serata viene aperta dal mini-set del trio femminile delle Motorama: riot-garage-punk scarno e minimale, (farcito tuttavia di buone intuizioni melodiche) e una sapiente capacità di tenere il palco. Mi hanno ricordato le Sleater-Kinney. Brave e convincenti. Lo stesso Bugo, a un certo punto del set delle Motorama fa la sua comparsa sul palco per suonare la chitarra insieme a loro. Ma il pubblico invoca impaziente lo show "solista" dell'allampanato ragazzo novarese. Arriva dunque il momento tanto atteso: accompagnato da una backing band al completo (con il suo produttore Fabio Magistrali alla chitarra elettrica), si presenta con quell'inconfondibile aria da slacker impenitente e comincia a grattugiare la sua chitarra anti-marca (proprio per questo dal sound speciale!) con furia e passione. Indie rock à la Pavement, blues, svisate punkeggianti, campioni hip hop e tradizione cantautorale folk il tutto in chiave ultra lo-fi: Cristiano Bugatti è eclettismo puro. Propone brani equamente suddivisi tra i suoi tre album, con una leggera prevalenza di canzoni tratte dall'ultimo disco "Dal Lofai Al Ci Sei" tra le quali svettano il singolone "Casalingo" (cantato a squarciagola da quasi tutti i presenti) e "Io mi rompo i coglioni", che ormai è già un piccolo inno generazionale! Stralunato, ironico, dimesso ma al tempo stesso superbamente istrionico, interagisce e scherza spesso col pubblico che lo ripaga con una convinta adorazione. Boato di risate quando il Nostro si infila un dito nel naso e rimane in questa posa plastica per alcuni secondi... una scena effettivamente irresistibile! Bugo si merita fino in fondo i consensi e gli apprezzamenti che, vieppiù numerosi, gli vengono rivolti da tutte le parti. Per fortuna, però, lui non è certo uno che si monta la testa, sarebbe impossibile: dovrebbe fingere in maniera disumana. La sua indole è invece sempre la stessa: è un onesto, un genuino, un cazzone! Chiude il concerto con "Sei bella come il dì": la gente vorrebbe qualche canzone in più, ma alla fine è comunque palpabile una soddisfazione generale e diffusa, con gli spettatori contenti della loro gioiosa partecipazione e dello spirito di divertimento della serata, grati a questo cantautore con i jeans stropicciati e i capelli lunghi, un po' folle e un po' geniale.



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