Top.it 2014 - I 10 dischi dell'anno Rubrica

Illustrazione di Oisin Orlandy - Illustrazione di Oisin Orlandy -
18/12/2014 di Redazione

Il 2014 è stato un bell'anno per la musica italiana, specialmente per quella elettronica: probabilmente non era mai capitato che i producer dominassero i nostri Primascelta, gli artisti più promettenti dello Spinga Signora Spinga e la classifica delle 100 migliori canzoni. Ma a parte l'elettronica, anche il rock, il cantautorato pop e il rap ci hanno dato davvero molte soddisfazioni.
Vi presentiamo quindi i dieci dischi più belli del 2014, secondo i voti espressi da tutti i redattori e collaboratori di Rockit. 


10. JOE PATTI'S EXPERIMENTAL GROUP - "Self Titled"

Come tutti gli esseri umani, Franco Battiato è un micro-enigma che si esprime su questa Terra dal 1945 e, su supporto fonografico, dal 1965. L'ultima espressione musicale dell'enigma-Battiato data dunque 2014, si chiama Joe Patti's Experimental Group ed è a tutti gli effetti un album a quattro mani con lo storico ingegnere del suono del musicista catanese. Che il più bell'album elettronico del 2014 sia dovuto alla somma di due enigmi così (uno vincitore del premio Stockhausen e l'altro dietro al banco del mixer di “Il sole nella pioggia”) non è, questo no, enigmatico per niente. // Francesco Fusaro (continua a leggere la recensione)


9. NEWS FOR LULU - Circles

I News for Lulu squadernano un pentagramma ricchissimo, una stanza dei giochi che si concede Fender Rhodes, clarinetto, sax alto e sax tenore ma pure vibrafono, organo, timpano e poi com'è ovvio basso, chitarra, batteria. "Circles" porta con sé la eco malinconica di un mondo pop perduto nelle piscine svuotate, un mondo sonoro che ora si deforma sotto l'etichetta "yacht pop" ed è figlio del pop americano di fine anni '70, di un sound che per l'ultima volta nella storia ingoia gli scampoli sfiniti di una lontana psichedelia, un pop che si veste di bianco e che porta il languore nella bigiotteria luccicante appesa ai propri polsi, in stanze d'albergo che non si ha più la forza di distruggere. // Giulia Cavaliere (continua a leggere la recensione[ASCOLTA IL DISCO]

 

8. RICCARDO SINIGALLIA - "Per Tutti"

Un disco intriso di una naturale malinconia frutto dell’età, ma anche proiettato verso il futuro con lo sguardo di chi non è cresciuto a gentilezze. Però presente, consapevole. Vero. Una rigenerazione. Un disco perfetto per chi non ne può più delle etichette, per chi non vuol stare ottusamente dalla parte dell’indie o del mainstream. Che poi nel 2014 Sinigallia era a Sanremo: i più furbi fanno il greatest hits con il pezzo sanremese, i più pigri ristampano l’album vecchio col pezzo nuovo. Riccardo Sinigallia invece scrive l’album della vita. // Simone Stefanini (continua a leggere la recensione)


7. EDDA - "Stavolta come mi ammazzerai?"

L’anima di Edda traspare limpida e innocente in questo disco che è un mare di dolore, una piena di sincerità violenta che non può lasciarti indifferente: non t’accarezza, non strizza l’occhio, ma ti afferra alle spalle gettandoti a terra, ti blocca lì dove sei e il sapore che ti ritrovi in bocca non è affatto buono, sa di cruda verità, di ciò a cui cerchi di non pensare. La dura bellezza, lo splendore doloroso, la fastidiosa meraviglia: “Stavolta Come Mi Ammazzerai?” è tutto questo. // Margherita di Fiore (continua a leggere la recensione)

 

6. CLAP! CLAP! - "Tayi Bebba"

Il fascino esotico di un'Africa fatta a pezzi e rimontata, seguendo le vibrazioni delle periferie occidentali ma conservando intatto un calore originario sul quale pontificare tutto il resto. Parlare alle gambe, all'istinto, e farlo costruendosi una poetica che da Firenze guarda giù, oltre il Mediterraneo: sentirsi col culo a Bamako, assaporandone gli aspetti più riconoscibili trasportati su una rotta boreale. “Tayi Bebba" è un viaggio in 17 tracce lungo un'isola immaginaria, attraverso l'arco dei suoi molteplici aspetti: luoghi magici, rituali, segnali da interpretare. (continua a leggere la recensione)

 

5 GHEMON - "Orchidee"

"Orchidee" è la prova tangibile che il rap può essere avvicinato anche ad altri suoni, come quel un certo groove black che in Italia sembra non riuscire a sopravvivere. Ghemon dimostra così di appartenere a un mondo musicale ben più vasto: ci troviamo davanti a un mc ma anche a un affascinante crooner e un ottimo cantautore. // Elena Mariani (continua a leggere la recensione

 

4. FAST ANIMALS AND SLOW KIDS - "Alaska"

"Alaska" è un disco identitario, espressione di una comunità che si riconosce come tale perché partecipe della stessa Alaska dei sentimenti. Un luogo freddo e inospitale, lontano da tutto, che viene cercato, ma che fa paura. Un luogo in cui è necessario stringersi e fare gruppo, per scaldarsi e reggere l'onda d'urto che viene da fuori. Un macigno, per l'intensità dei brani e per la compattezza. // Marco Villa (continua a leggere la recensione)

 

3. THEGIORNALISTI - "Fuoricampo"

La rinascita di una band che sembrava essersi persa, e invece pubblica a sorpresa un disco bellissimo che si abbandona a braccia aperte su ritornelli impetuosi, proprio come si deve a una scrittura schietta e di talento. “Fuoricampo" è uno di quegli album di bel pop italiano che agli ascoltatori chiede solamente di essere cantato. E non è poco. // Nur Al Habash (continua a leggere la recensione) [ASCOLTA IL DISCO] 

 

2. LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA - "Costellazioni"

“Costellazioni” è il disco che svincola Vasco Brondi dalle sue stesse canzoni, facendo capire definitivamente che dietro non c’è una sola idea di musica e di testo, ma un autore  in grado di trovare modi diversi di raccontare e mettere in musica. Inutile quindi continuare a parlare di distruzione e disperazione: se a qualcosa bisogna aggrapparsi, meglio che sia un’allegria malata e senza senso. In un momento in cui la rabbia è il sentimento più diffuso, cantare una cosa del genere è una scelta enorme. // Marco Villa (continua a leggere la recensione)

 

1. POPULOUS - "Night Safari"

Nel suo nuovo album “Night Safari” Populous mantiene la promessa espressa nel titolo: un disco che è un sogno lungo tutta una notte e che si dispiega tra foreste amazzoniche, l'afa perlata del sud est asiatico, le gocce di umidità sulla pelle, una forte radice tribale e un vortice capace di ribaltare ogni canzone in una leggerissima foglia di alluminio, in una melodia sognante e acquosa che somiglia a una voce affascinante e lontana. In breve, il viaggio più esotico che abbiamo fatto quest’anno. // Elena Mariani (continua a leggere la recensione

 

Tag: top 2014

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Commenti (15)

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  • Ciro Ciscognetti 26/12/2014 ore 14:25 @ciscognetti

    Come musicista , che per la mia età , ho attraversato QUASI tutta la musica prodotta in occidente ( in parte anche in oriente ) dal 1966 ( avevo 14 anni e già suonavo in un gruppo ) ad ... oggi devo purtroppo , per i miei gusti ... ripeto per I MIEI GUSTI artistici e musicali, rilevare che non c' è quasi nulla che , sia nello stile, negli arrangiamenti , che nei testi , mi possa suonare " nuovo " . Indubbiamente le ragioni sono le più diverse , una , importante , credo sia nella preparazione musicale e nell' esperienza dei leaders e dei componenti delle varie band . 40 anni fa venivano fuori cantanti e bands " commerciali " alle stregua di quelle di oggi , è vero , ma venivano fuori anche bands del calibro della PFM .... oggi cosa viene fuori ? C' è anche una grande " sottocultura " ( non si offenda nessuno ) e " impreparazione " a partire dai redattori , produttori artistici ( moltissimi non sanno nemmeno cos' è " l' ottava " ) ed utenti finali .... ma se volessimo analizzare le ragioni che causano ciò ci vorrebbe un " blog " completamente dedicato ....

  • salvatore garofalo 29/12/2014 ore 02:30 @sasa69

    E cosa vuoi commentare??? Siete troppo fighi, troppo avanti. Oltre il ridicolo

  • Ciro Ciscognetti 29/12/2014 ore 11:56 @ciscognetti

    Mah .... Spero che le parole esprimano delle opinioni reali, dimostrabili , e che non siano, come sovente accade, solo . . parole .... In altre " parole " e come se fossero solo fumo ma senza tracce di " arrosto " .

  • bobwhite98 07/01/2015 ore 12:00 @bobwhite98

    Ciao a Tutti, ma i Cheap Wine di Beggar Town perchè sono stati emarginati ?

  • Fabrizio Turetta 07/01/2015 ore 15:35 @fabrizioturetta

    ma chi paga l'agente di vasco brondi per riuscire a fargli avere sempre articoli, copertine, posti in classifica? credio sia l'autore italiano più sopravvalutato dell'ultimo decennio

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