La musica di Clauscalmo esiste solo dal vivo

Viene da Lecce ma vive a Milano, suona la batteria, ha fatto la turnista e collaborato con Nicolaj Serjotti, ma il suo è un futuro da cantautrice. Le sue canzoni sono pronte ma non le ha ancora pubblicate per non scendere a compromessi: suonare dal vivo come scelta politica, come Clara ci racconta

clauscalmo, foto di Giulia Nardelli
clauscalmo, foto di Giulia Nardelli

clauscalmo, scritto così, tutto minuscolo, è il nome che si è data Clara, che è originaria di Lecce ma vive a Milano da un po' e proprio nel sottobosco metropolitano suona e canta, senza mettersi troppo in mostra. Di lei, se cercate su Youtube, Spotify e su tutti gli altri luoghi della musica digitale non trovate niente, ma per farvi un'idea di quanto sia brava potete vederla dal vivo. Il suo è un cantautorato emotivo e introspettivo, lei è un talento grezzo che ha già un sacco di materiale pronto per diventare un disco che non vediamo l'ora di ascoltare. 

Nel frattempo possiamo dirvi che ha suonato nei Buckingum Palace, ha seguito in tour alla batteria Any Other e ha collaborato con Nicolaj Serjotti, l'abbiamo vista dal vivo al MI MANCHI, ANCORA e ci ha stregati, il resto è storia di oggi che ci facciamo volentieri raccontare da lei.

 
 
 
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Parlare di te come esordiente nel mondo della musica è quantomeno pleonastico vista la tua militanza in Any Other…

Haha! Beh, sì, diciamo che non sono proprio una novizia. Ho iniziato a fare della musica un lavoro quando avevo diciannove anni circa, anche se sempre abbastanza nelle retrovie perché sono del team "Non urlare se non ce n'è bisogno. (Se c'è, fallo!)".


La tua carriera, nonostante la giovane età, ha già visto numerose collaborazione come, ad esempio, quella recentissima con Nicolaj Serjotti: ci potresti dire come è andata?

È sempre bello lavorare con persone che condividono la tua visione dell'arte e più in macro (quasi sempre concatenate) la tua etica. Le cose vengono poi da sé, perché ci si stima e sostiene. Nico ha le idee molto chiare per la sua età ed un immaginario super connotato e ipnotizzante. L'ho conosciuto tramite Carlo Porrini (fight pausa) con cui ho lavorato per un periodo e che è diventato un mio carissimo amico, è stato lui a combinare questa roba matta che speriamo tutti di poter replicare quanto prima!

Le esperienze pregresse quanto e come hanno influenzato nel percorso che ti ha portato al debutto come solista?

È buffo perché in realtà a scrivere canzoni per conto mio ho iniziato tanto presto - se pure mai allo scoperto - quindi in questo senso diventa un po' improprio chiamare ciò che ho fatto nel mio percorso lavorativo "esperienza pregressa". È una cosa che ho sempre messo in conto di fare, presto o tardi. Sicuramente sono stata influenzata nelle modalità e nelle tempistiche da ciò che è successo nel frattempo - com'è un po' inevitabile accada abitando il pianeta terra e camminandoci dentro - ma non nel proposito alla base: è uno spazio di cui ho bisogno per dire delle cose che devo dire assolutamente.

foto di Giulia Nardella
foto di Giulia Nardella

Com’è il mondo e il palco visto davanti e non dietro la batteria? 

Sicuramente diverso, ma non sposando la narrazione della pop star Disney per intenderci; ti direi ugualmente impegnativo e pregno. Cambia solo l'angolazione. 

Come mai, secondo te, ancora poche ragazze suonano la batteria? Ammesso e non concesso ciò che sia vero…

Dubito sia questa la sede in cui - né quella di un'opinione personale senza materiale bibliografico/statistico a suo sostegno i termini con cui - affrontare l'argomento.  Una cosa che mi sento di dire è che sicuramente non abbiamo la buona abitudine, noi in occidente nella fattispecie, di guardare oltre a ciò che ci viene piantato davanti al naso e sarebbe utile coltivarla, farsi domande, fare ricerca, andare più a fondo. 

Quali artisti hanno segnato i tuoi ascolti? 

Se mi chiedono qual è il mio gruppo preferito rispondo ormai da dieci anni che sono gli Stereolab. Mi piace tutta la loro discografia benché al suo interno abbiano fatto voli pindarici. Subito dopo, i Tortoise. Mio cantautore faro nel buio, invece: Nick Drake. Non voglio essere asciugona, quindi asciugherò all'osso. Kōji Kondō è probabilmente - opinione che ho maturato col tempo nonostante ne abbia masticato l'operato sin da pulcina - chi ha avuto maggior influenza su di me nello sviluppo di un gusto specifico nella composizione. Tocca trasversalmente un po' tutto: scelte armoniche, melodiche, d'immaginario sonoro. Poi c'è Bernard Hermann, al terzo posto Morricone. Tutto in ordine di importanza nella mia formazione, non di meriti chiaramente.  Più avanti Antonio Carlos Jobim. Per quanto riguarda la struttura dei brani, cioè la "forma canzone" nella canzone, per me ha fatto decisamente scuola il pop d'autore. Primi su tutti Silvestri e Bersani (musicisti della madonna) chiaramente quando questi facevano realmente scuola, non oltre il 2004. Battisti è arrivato relativamente tardi per me, ma poi è stato presentissimo. Ho un passato di congiunzione profonda (anche per tutto ciò che ha politicamente rappresentato) col post punk e la new-wave e penso siano tra le correnti su cui ho più dati enciclopedici nella memoria, perché ho passato anni a studiarne gli sviluppi e l'evoluzione. Dischi per me seminali: Marquee Moon dei Television, This is the ice age di Martha and the Muffins, Drums and Wires degli XTC, Half mute dei Tuxedomoon, Tin Drum dei Japan, Colossal Youth degli Young Marble Giants, Cut delle Slits, Out of the tunnel degli MX-80 Sound, Speaking in Tongues dei Talking Heads. Ah, prima di parlare di bossa nova, post-rock, jazz, ambient-drone e dell'importanza di David Pajo mi fermo. 

Qualche giorno fa hai scritto sulla tua pagina Instagram hai scritto:  “Suono delle mie canzoni, al momento reperibili solo nella mia gola…”. Siamo rimasti davvero colpiti da queste tue parole, ce le potresti spiegare meglio?

Non c'è molto da dire se non la verità: queste canzoni non sono ancora uscite perché ho rifiutato tante opportunità di farlo succedere, in quanto mi chiedevano compromessi che non ero disposta ad accettare. Allora il mio di suonarle dal vivo è un gesto politico: un modo per dire che se qualcosa è invisibile (fuori dalla partita della musica liquida, streaming e in generale riproducibile, trasferibile da una mano ad un'altra) non significa non esista e che non meriti comunque attenzione.  Sono molto fiera di averlo fatto ed è una linea stilistica/di comunicazione che ho scelto di seguire nel frattempo che lavoro alla produzione. Aspettare ancora (sono quasi 4 anni che esiste il primo brano di clauscalmo) non era tra le opzioni contemplabili e mi è bastato che un amico mi spronasse per lanciarmi in salto.

 

 
 
 
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Quindi potremo, in futuro, sentire le tue canzoni da qualche parte? 

Assolutamente sì e molto presto. Le cose ora quadrano e ci sarà da divertirsi! 

Se dovessi puntare i fatidici cinque centesimi su un artista per il domani, chi sarebbe?

Visto che parli in termini generali di "domani", ti nomino delle giovanissime e con ancora non troppa attenzione addosso: Snail Mail e Jayla Kai.

E tra dieci anni dove ti piacerebbe vederti?

Non nascondo una punta di materialismo: mi piacerebbe comprare casa. Per me è super importante sentirmi padrona degli spazi che abito.  Più in generale mi piacerebbe potermelo permettere tornando a fare a tempo pieno ciò che amo, chiaro. Adesso lavoro in paninoteca ed è ok, specie se i colleghi sono super a modo come i miei, sono fortunata, ma se non fossi costretta a farlo sarebbe molto più gradevole! Ma hey, è il grande paradosso della società del capitale. In sintesi non voglio diventare ricchissima e non sapere che fare dei miei soldi: vorrei solo smettere di dovermene preoccupare così tanto, potermi permettere di essere nei posti in cui voglio essere e sentirmi legittimata a esprimermi per come credo mi sia congeniale.

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L'articolo La musica di Clauscalmo esiste solo dal vivo di Mattia Nesto è apparso su Rockit.it il 2021-09-27 09:39:00

Tag: live

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