Che succede ai musicisti turnisti quando finisce l'estate?

Abbiamo chiesto ad Alfredo Maddaluno, tastierista di Colapesce e Dimartino e a Giorgio Maria Condemi, chitarrista di Motta, com’è la vita di un musicista che fa parte di una live band quando finisce il tour e per il futuro non c’è alcuna garanzia. Due storie d’amore per la musica e un po’ d’amarezza

ColapesceDimartino e band salutano la platea
ColapesceDimartino e band salutano la platea

Come diceva sempre Alberto Tomba "chi mi conosce lo sa": mi piacciono le storie di chi lavora un po' nell'ombra, anche nel settore della musica. Fonici, lucisti, promoter, musicisti turnisti che fanno parte di una band in cui, mettiamola così, loro non sono quelli su cui vengono puntati i riflettori. Eppure vanno in tour, fanno migliaia di chilometri e guai a sbagliare una nota, che lo show dipende anche da loro. Quest'anno, poi, il dramma è che alla fine di un tour non c'è nessuna garanzia che si riesca a ripartire per l'invernale, perché il Governo nicchia, fa l'indiano, lo struzzo, pure quell'altra parola che inizia per str.

Ho voluto mettere a confronto l'esperienza di due musicisti che mi piacciono molto, da una parte Alfredo Maddaluno che suona tastiere ed elettronica nel tour trionfale di ColapesceDimartino che ha toccato tuta Italia, forte del successo di Musica Leggerissima, dall'altra Giorgio Maria Condemi, storico chitarrista della band di Motta che con tour di Semplice ha suonato il miglior rock in Italia.

Due storie a confronto, lontane ma che si somigliano nell'incertezza di non sapere ancora cosa sarà del loro futuro lavorativo da qui alla prossima estate.

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Che succede dopo l'ultima data di un tour estivo strano come quello del 2021?

AM: Su questo non so ancora risponderti perché tecnicamente il tour non è ancora finito. Mancano ancora un paio di date ma sento già che mi mancherà tantissimo la band.

GMC: La chiusura del tour porta sempre sconquasso, in ogni caso. Gli estivi poi, che in genere finiscono a Settembre, fanno più male, perché coincidono col rientro alla routine che hai sepolto durante l'estate. La scuola dei figli, le loro attenzioni, mille cose lasciate in sospeso. insomma un gran casino. Questo indipendentemente dalla situazione assurda che si trascina.

Non sembra ci siano ancora sicurezze per la ripresa dei live invernali al chiuso. Come vivi la cosa?

AM: Molto male. In generale (quindi anche prima della pandemia) non ho mai amato i concerti all’aperto perché si fa fatica a stabilire una connessione con il pubblico. Non so, è come se le mura del club definissero inequivocabilmente uno spazio comune all’interno del quale si celebra un rito e quello che accade resta lì dentro senza dispersioni di energia. David Byrne ha dedicato un’intero capitolo di “Come funziona la musica” sulla questione di come si siano plasmati generi ed estetiche in base all’environment in cui avevano luogo.

GMC: Male, malissimo anzi. Nonostante faccia parte di una categoria che è allenata a fronteggiare l'incertezza , questa volta è diverso. In termini di percentuale, il mondo dello spettacolo ha patito l' arresto più grave. Tolta l'estate, in pratica non si lavora da 2 anni. E l'estate appena trascorsa ha cmq mostrato i paradossi di un accanimento di regolamentazione valido solo per i nostri perimetri. Un isterismo senza senso. Che ha portato a altri isterismi, vedi Salmo... Ho 2 figli in piena adolescenza e non voglio pensare che crescano in un contesto dove gli unici spazi di aggregazione siano dei sushi bar. I concerti più belli che mii hanno cambiato la vita li ho visti in club da 200 persone. La curiosità si alimenta con le proposte, le proposte hanno bisogno di spazi. Gli spazi hanno un valore altissimo, non si può solo aspettare che passi la tempesta senza dare alla cosa la priorità che merita. Anche questo è un problema di Sanità, sociale, culturale, educativa. Non mi pare poco.

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Qual è il tuo pensiero sulla gestione da parte del Governo del settore dello spettacolo?

AM: Beh la questione è abbastanza semplice:
la musica in Italia è associata allo svago ed è un concetto così radicato nel pensiero collettivo che persino quando vuoi acquistare una chitarra di seconda mano su un celebre sito di usato, trovi la voce “strumenti musicali” sotto la categoria “Hobby e Sport”. La nostra classe politica è artefice di questo impoverimento culturale che ha relegato l’arte al solo ruolo dell’intrattenere, rendendo di conseguenza meno prioritario il dibattito sulla ripresa del nostro settore. Poi potremmo aprire un capitolo su quanto sia fondamentale l’intrattenimento (anche fine a sé stesso) in un momento in cui la stabilità mentale è stata messa a dura prova.

GMC: Passato l'iniziale brivido di ricevere di tanto in tanto qualche mancia dall Inps , solo per avere avuto la fortuna di lavorare in chiaro , ora c'è il vuoto. A me Franceschini sta simpatico, ma si vede che pur timidamente esponendosi, non conta niente. E si muove in un contesto dove è palese l'ignoranza riguardo tutto il sottobosco di dinamiche che reggono in piedi l circuito dello spettacolo. Poi adesso, mediaticamente , dove lo trovi lo spazio. Ci sono le elezioni , e tutti i riflettori puntano da un'altra parte. Ci sarebbe da fare un gran casino.

Alfredo Maddaluno in una pausa del tour
Alfredo Maddaluno in una pausa del tour

Com'è stato suonare sul palco mentre il pubblico stava seduto? Ti era mai capitato prima? Ci vuole una differente preparazione mentale rispetto ai concerti "normali"?

AM: È una sensazione straniante. Nella maggior parte dei casi il pubblico è seduto e indossa la mascherina. Abbiamo sofferto tanto questa cosa perché il live che portiamo in giro con ColapesceDimartino è qualcosa di super empatico e pieno di momenti energici che in una situazione di normalità avrebbero portato la gente ad abbracciarsi e a ballare. Il pubblico è stato comunque grandioso, rispettoso delle norme (ormai assurde), ed è riuscito comunque a trasmetterci l’amore. Ci siamo fatti coraggio a vicenda, noi portando la musica dopo tanto silenzio e loro facendoci sentire che erano presenti anche se costretti a stare sul posto.
Però questa non può essere la normali.

GMC: E' la parte più bella della nostra scelta. Imprescindibile. La prima data con Motta la facemmo a Villa Manin. Alle 6 del pomeriggio. Alla cruda luce del giorno. Come suonare nudi. E' stato pazzesco. Avevamo una tensione diversa. Una paura diversa. Che si è sciolta alla prima nota. Come piangere di gioia, davvero. Ma il rito del concerto vive di contatto. Vero. Fisico. La musica senza ballo è monca. Vedere il pubblico accettare questa limitazione è stato doloroso. Se mi alzo in piedi e ballo sul mio posto vengo rimesso all'ordine. Ma che film orrendo è? Ci rendiamo conto?
Quindi no, non mi era mai capitato prima. E spero non ricapiti mai più. No non ci vuole una preparazione diversa. Perché siamo dei maniaci in ogni caso nella preparazione del live. Che è sacro. C'è un lavoro dietro inimmaginabile. La liberazione, l'attitudine sfrontatamente rock 'n' roll senza disciplina è solo caciara.

 

 
 
 
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Cosa fai quando non suoni?

AM: Scrivo musica e mi dedico ad altri progetti.
In piena pandemia ad esempio mi ha letteralmente salvato il fatto di potermi dedicare al graphic design e infatti mi sono tenuto impegnato a disegnare strumenti asiatici ed interfacce per plugins di Native Instruments! In generale non amerei suonare dal vivo tutto l’anno. Per il mio balance è fondamentale alternare l’attività live a quella in studio ma anche perché superati i 30 i ritmi di un tour possono essere letali per la salute e il Gaviscon, si sa, non costa pochissimo.

GMC: Suono, ogni cosa , ma nel mio studio a Centocelle, lo Strastudio. Insieme a Gianni Istrioni e Marco Dorizzi produciamo di tutto. Siamo logorati dalla passione. Chi ha lavorato con noi lo sa.

Hai mai pensato nel periodo più pesante del covid di fare un altro lavoro?

AM: Non in questi termini, nel senso che non ho mai pensato di appendere per dedicarmi ad altro perché come ti dicevo faccio già altre mille cose oltre alla musica. Per fortuna sono riuscito a tenere a freno lo sconforto quando le limitazioni erano ancora più esasperanti di così.

GMC: Ho avuto esperienza come bartender anni fa. E' una carta più spendibile della mia laurea in legge... comunque bisogna sempre avere un piano B.

La band di ColapesceDimartino
La band di ColapesceDimartino

Come si risolve questa storia assurda che negli altri Stati europei suonano col Green Pass senza distanziamento e da noi i club rimangono chiusi?

AM: Ma l’Italia è un mastodonte quando si tratta di cambiare le cose. È un paese lento e smisuratamente prudente su certe cose e totalmente scellerato su altre. Mi sento impotente rispetto alla risoluzione di questo problema anche perché di base la mia generazione non ha mai ottenuto un cazzo dialogando con la politica. Però continuare ad ignorare le nostre esigenze e quelle di tutto il comparto dei tecnici dello spettacolo è una cazzata pericolosissima perché si andrà inevitabilmente a foraggiare la crescita di eventi clandestini nei quali è poi impossibile applicare norme di sicurezza atte al contenimento del virus.

GMC: Siamo tutti tracciati ormai. E' impossibile non sapere se da questi eventi siano partiti focolai o meno. È impossibile non sapere che incidenza hanno. La proposta di Cosmo era coraggiosa e sacrosanta. Se l'esperimento funziona in Europa perché non provarci anche noi? La leggerezza con cui si è fatta naufragare è lo specchio del valore che ha questo problema qui da noi. Nullo. Cosa succede in Spagna o Olanda, dove il green pass ha davvero permesso un ritorno più marcato alla vita. Questi concerti a livello di contagi cosa hanno portato? Ci sono i dati, li leggono?

Giorgio Maria Condemi live, ph Sebastiano Bongi Tomà
Giorgio Maria Condemi live, ph Sebastiano Bongi Tomà

I tuoi ricordi più belli e più brutti legati al tour di questa estate?

AM: Nei day-off ci divertiamo un sacco. Un giorno ad esempio abbiamo girato un horror movie in un hotel praticamente vuoto. Spero che qualcuno di noi si prenda la briga di montare il materiale che abbiamo perché è straordinario. C’è stato anche qualche scazzo perché ci saremmo anche vaccinati contro il Covid ma non siamo di certo immuni alle tensioni di questo periodo. Girare in queste condizioni è comunque fonte di stress che a volte trova sfogo e sublimazione sul palco, ed altre crea casini. Speriamo passi.

GMC: Mai come quest'anno, per la voglia che c'era di tornare a suonare e per fattori legati allo spirito di fratellanza che ci lega, abbiamo avuto solo esperienze bellissime. A parte il caldo del furgone, l'autostrada perennemente bloccata a Firenze per lavori, non riesco a trovare nei.
La data di Roma è stata speciale, per essere Roma sempre speciale. In Puglia, Ostuni splendido, Torino super, al Venda sembrava Woodstock, con la luna viola dietro. Non lo so davvero.
C'era un affiatamento quest'anno tra di noi che è andato oltre, un po' per la situazione, un po' perché ci sembra di essere in una riserva in mezzo a molti fenomeni da Karaoke.
Siamo in pericolo, e quindi ci siamo ancora più stretti.

 

 

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L'articolo Che succede ai musicisti turnisti quando finisce l'estate? di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-09-22 11:12:00

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