Colapesce e Dimartino: dal precariato a Sanremo (quinto posto)

I due cantautori siciliani per la prima volta a Sanremo col brano "Musica leggerissima" e la cover "Povera Patria" di Battiato. Parliamo con loro di Sanremo, del dissing dell'UDC e della proposta di riempire le sedie dell'Ariston con gli addetti ai lavori del Festival

Colapesce e Dimartino arriveranno quinti a Sanremo
Colapesce e Dimartino arriveranno quinti a Sanremo

"Dai ragazzi, in bocca al lupo, magari ci vediamo su Twitch in questi giorni!", dico io a fine intervista. Antonio mi fa: "Io ho lo Swatch" e Lorenzo scherza: "Antonio su Twitch è tipo un gatto sulla luna!". I due sono Colapesce e Dimartino, che abbiamo contattato in vista della loro prima partecipazione al Festival di Sanremo col brano Musica leggerissima, a cui farà seguito Povera Patria di Franco Battiato nella serata delle cover. 

Ci siamo sentiti durante la prima parte del lockdown del 2020, e sembrava quasi il covid potesse essere una cosa veloce, che se ne sarebbe andato via in poco tempo. Colapesce ci scherza su: "La pandemia è come la concessione edilizia, ti dicono due mesi e poi...", poi continua: "In questi mesi abbiamo lavorato ai pezzi per Sanremo e abbiamo fatto 12 date live, siamo stati più fortunati di tanti. Sono stati dei concerti surreali, con la gente seduta, distanziata e non capisci se la gente ride, piange, di sicuro non è la stessa cosa, ma almeno abbiamo suonato. Abbiamo anche fatto delle cose come autori".

Chiedo ai due come sarà il pezzo sanremese e Dimartino: "È un pezzo in re minore. Sembra una cazzata ma in realtà portare un pezzo a Sanremo il cui ritornello non apre in maggiore non è una cosa scontatissima. Ha tre, quattro accordi, il testo parla di depressione senza citare la parola. Paragona l'essere umano a un'orchestra, il cui direttore è quest'entità che qualche volta siamo noi stessi, che dirigiamo il corpo. A volte, il direttore se ne va e ci troviamo sperduti, dispersi nella vita quotidiana. Parla dei momenti in cui rischiamo di cadere nei buchi neri. La canzone però non risulta pesante, ritmicamente se vuoi è anche ballabile".

Stiamo un po' a parlare di accordi, il re minore è definito quello più triste, ma in qualche modo apre, certo più di un mi minore che non lascia scampo. Roba da riccardoni, conversazioni belle da pandemia. Tornando a Sanremo, se nel nostro precedente incontro parlavamo di quando le radio mainstream sentono un duo siciliano e lo accostano subito a Battiato, stavolta i due hanno deciso di cantarlo direttamente. Colapesce mi dice: "In questo caso, non è tanto per l'autore o il campanilismo, ma perché Povera Patria è un pezzo brutalmente attuale, sembra scritto oggi, fa paura. È una caratteristica che hanno i classici, alcune canzoni già dopo sei mesi sembrano vecchie. È una canzone semplice, ha un testo diretto, non lascia il campo a interpretazioni, però non è giudicante, dice un sacco di cose che hanno a che fare con l'etica dell'uomo".

E ancora: "Nella prima parte è sospeso, passa a un 5/4, sposta gli accenti, quindi è anche ostico, ha qualcosa di irrisolto, ma nel finale si apre con una preghiera laica". Dimartino continua: "Il ritornello pone la domanda fondamentale, che ci stiamo chiedendo e che si chiedevano anche nei primi anni '90 quando è stato scritto questo pezzo: cambierà o non cambierà lo stato delle cose? Oppure non dipende da noi? Lascia aperta anche questa ipotesi. Abbiamo deciso di cantarla su RaiUno in prima serata in questo momento perché non lascia scampo. Battiato nella sua carriera ha scritto anche testi più ostici, noi spesso citiamo Il Re del mondo perché piace molto a tutti e due, in cui lui parla a grandi linee delle stesse cose, ma più poeticamente e ironicamente. Qui invece va senza mezzi termini, e l'idea di indossare questa canzone nel giovedì delle cover di Sanremo, per noi ha un significato molto importante".

La prima volta che i due vanno a Sanremo, si beccano il programma blindatissimo, senza pubblico né tutto il corollario di eventi accessori. "Ci siamo abituati", dice Colapesce. "Quando sono usciti i nostri primi dischi era il momento più brutto possibile, in cui non c'era nessuna attenzione verso la musica italiana, la discografia era morta, quindi ci vedo un po' di continuità. Ai tempi non c'erano strutture, non c'erano le radio. Rockit ci ha seguito passo passo ma per il resto non si avvicinava nessuno al circuito ultra indipendente". Continua Dimartino: "Nel 2010 era già tutto messo in discussione, la musica si era smaterializzata. Fare un Sanremo del genere era scontato". 

 

Tra l'altro, Musica leggerissima ha avuto un po' di pubblicità gratuita grazie a Saccone dell'UDC, che dopo aver visto il video ironico in cui i due fingono che Sanremo sia tutto già scritto e citano il suo partito, si è incazzato male pretendendo ritiro dell'audiovisivo e scuse totali. "Non so se abbiamo fatto più pubblicità noi a lui", ride Colapesce. "Ci ha fatto sorridere, poi dell'UDC, non l'avrei mai detto. Ci hanno taggato i giovani di quel partito, ci hanno invitato a un panel di discussione. Non pensavamo neanche esistessero i giovani lì, che avessero tutti minimo 56, 58 anni". Quindi il primo festival estivo sarà sotto il segno della nuova Democrazia Cristiana? "Secondo me al MI AMI dovreste intitolare la collinetta all'UDC, un Palco De Mita". 

Il 19 marzo, post Sanremo, uscirà I Mortali² che conterrà l'album che i due cantautori siciliani hanno fatto uscire l'anno scorso, insieme ai pezzi sanremesi Musica leggerissima e Povera Patria, un inedito intitolato proprio I mortali, un adattamento italiano di Born to Live di Marianne Faithfull dal titolo Nati per vivere ("Siamo molto legati a questa canzone, dà un significato a tutta questa operazione. È una specie di commiato per un'amicizia"), e alcuni brani tratti dalla discografia dei due: Decadenza e panna sarà cantata da Dimartino, Amore sociale da Colapesce, poi insieme rifaranno Copperfield, Totale, I calendari e Non siamo gli alberi, con un'arrangiamento a due voci, in acustico con piano, chitarra, poche percussioni, organi antichi. "Abbiamo registrato nello stile di Lucio Dalla alla Fonoprint, insieme ad Alfredo Maddaluno, Angelo Trabace e Giulia Emma Russo".

La copertina di I Mortali 2
La copertina di I Mortali 2

Continuiamo a parlare di Sanremo, li provoco domandando come ci rimarrebbero se, dopo la gara, la discografia di uno avesse un'impennata di ascolti e quella dell'altro no? "Ma magari!", rispondono all'unisono. "Abbiamo questo patto che chi fa il botto aiuta l'altro", dice Colapesce. "Antonio si vuole comprare questa Ferrari parcheggiata davanti casa sua a Palermo da una vita". "È una Ferrari dell'89", dice Dimartino. "Di proprietà di un presentatore locale che l'ha messa in vendita, io vorrei approfittare della fama di Sanremo per comprarla!" Beh, non costerà tantissimo vista l'età... "Ma con Spotify non è facile comprarti le cose", mi dicono.

Ci avventuriamo a parlare di politica per un commento sul cambio di Governo: "Draghi è fan di Leonard Cohen, ho visto", dice Dimartino. "Non può essere una cattiva persona uno che ascolta Cohen", gli fa eco Colapesce. "Come sai, questo settore è fermo da un anno e molti dei ragazzi che hanno lavorato al nostro tour hanno cambiato mestiere. Gente che è nel mondo della musica da 20 anni che si è dovuta inventare un altro lavoro. Igor Cardeti, che lavora con noi, sta facendo il magazziniere notturno, dopo che ha lavorato più di 20 anni con la musica e poi si ritrova a non essere tutelato dallo Stato. È una vergogna".

E la diatriba pubblico sì pubblico no all'Ariston? Quel non voler dare nessun segnale di ripartenza, come l'hanno vissuto? "Io sono d'accordo sulla ripartenza, solo un Festival che ha così tanta attenzione e possibilità economica può creare un precedente, per poi esportare questo protocollo in piccolo ai teatri. La vedo un'occasione persa", mi dice Dimartino. 

"Io la penso un po' diversamente", risponde Colapesce. "Comunque è un programma televisivo, quindi questa polemica la vedo un po' inutile, quello sanremese non è un pubblico attivo, di solito sono persone distratte, casuali. Sarebbe stato bello riempire le poltrone del teatro con gli addetti ai lavori di ogni artista, che sono tutti tamponati".

"Quella era una bella idea, sì", continua Dimartino. "È avvilente vedere un teatro vuoto, come simbolo proprio. Dopo un anno si deve trovare un modo per riaprire i teatri, non diciamo cazzate". "Come vai a comprare il cibo al supermercato, la musica è cibo che manca all'animo umano. È assurdo che non si riesca a risolvere questa mancanza", chiosa Colapesce.

 

 

 

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L'articolo Colapesce e Dimartino: dal precariato a Sanremo (quinto posto) di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-02-25 12:09:00

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