I Coma_Cose e le fiamme che bruciano il passato

“Nostralgia” è un gran disco, sembra che il duo milanese abbia voluto salvarsi cambiando musica, affrontando argomenti mai così profondi. Dream pop, cantautorato e grunge: come dire “andiamo a Sanremo e poi facciamo tutto l’opposto”

Fausto e Francesca, foto di Valentina De Zanche
Fausto e Francesca, foto di Valentina De Zanche

Quando i Coma_Cose sono andati a Sanremo, non ci hanno impressionato particolarmente. A differenza di gran parte d'Italia, verrebbe da dire, perché la loro canzone Fiamme negli occhi viaggia a 11 milioni e passa di ascolti su Spotify e 6 milioni di visualizzazioni su Youtube. Benché il singolo Mancarsi dall'album Hype Aura del 2019 avesse raggiunto vette di milioni di ascoltatori, così come Post Concerto, non era scontato che una canzone (in apparenza) più morbida e meno incisiva potesse bissare il successo. Ma stavolta Francesca e Fausto, o se preferite California e Lama, ci hanno visto lungo e hanno letteralmente gettato il cuore oltre l'ostacolo. Per fare quella cosa lì però il cuore te lo devi strappare, ed è una pratica dolorosa.

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Alzo la mano colpevole: quando è stato annunciato Nostralgia, ho pensato: eccoci, di nuovo giochi di parole, dopo Sanremo e il clamore che ne è derivato, di sicuro i due faranno il salto definitivo nel commerciale e ciao a tutti. Quando l'ho sentito la prima volta sono rimasto di stucco e pure un po' emozionato. L'ho capito definitivamente dopo qualche ascolto: che disco! Per analizzarlo come si conviene, però, è necessario fare qualche passo indietro come se fossimo dentro la ricostruzione di un qualche fatto di cronaca nera ad opera di Carlo Lucarelli: i Coma_Cose nascono nel 2017 e non conoscono la sordina: già le loro prime canzoni contenute nell'ep Inverno Ticinese catalizzano l'attenzione della stampa verso una formazione nuova e inusuale.

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Il mondo urban che va a braccetto con quello del cantautorato, un uomo e una donna di età differenti che si esprimono e si mostrano quasi simbioticamente al pubblico. Fausto, classe 1978, prima di incontrare Francesca era stato Edipo e Fausto Lama, poi aveva smesso. California, oggi 30 anni o poco più, era una dj. Si sono incontrati mentre facevano i commessi, si sono messi insieme e hanno fatto partire il progetto che ha contribuito a dar vita al graffiti pop. All'inizio entrambi rasati, poi sempre più glam, iniziano ad avere l'attenzione dell'opinione publica in modo massiccio con il singolo Post Concerto prima e con l'album Hype Aura poi. Siamo quasi ai giorni nostri, si parla del tempo dei concerti in tutta Italia e zero pensiero alla pandemia, che è ancora solo una parola da film distopico su Netflix. Quando tutto cambia, cambiano anche le strategie di promozione delle band, dal momento che di concerti non se ne fanno più. Il Festival di Sanremo diventa la vetrina ufficiale per tutti gli artisti che vogliano farsi conoscere al nazionalpopolare e i Coma_Cose diventano i nuovi Albano e Romina: cantano guardandosi, con un'emozione palpabile, si esibiscono sottolineando di essere una coppia anche nella vita, rilasciano interviste pure piccanti sulla loro attività sessuale e, sul momento, li avevo battezzati come persi. Il vortice del successo che tira giù, quella cosa lì.

C'era qualcosa che non tornava, però. Mi sembrava troppo strana quella chitarra dream pop nel pezzo sanremese, Fiamme negli occhi. Non ci stava proprio con un progetto di band che si vuol vendere al successo a tutti i costi, e quando ho messo su Nostralgia, è stata un po' una sassata nei denti. Non vi aspettate i Negazione, ma le sette canzoni che compongono il disco sono totalmente disomogenee tra loro, a differenza di quelle del disco precedente. Ognuna va a esplorare un'influenza diversa e ci sono meno giochi di parole, meno sottolineature da hypeman anni '90, si va più a fondo nelle questioni trattate. Partendo dall'inizio, Mille tempeste sembra una base del rap old school ma anche alcune cose dei Casino Royale più scuri. Parlano di città e provincia, entra una chitarraccia acida col tremolo, le voci sono impastate, quasi distorte, c'è tutto quello che non ci va se ti vuoi vendere. 

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La canzone dei lupi è un mashup ideale tra i Beach House, Battisti e la colonna sonora di Drive. Ti si appiccica subito al cervello, i due non hanno mai cantato così, sembrano molto sicuri e anche le loro imperfezioni ci stanno bene. I Coma_Cose che fanno dream pop dopo Sanremo, ripeto, una roba su cui non avrei mai scommesso neanche pistola puntata alla testa. Discoteche abbandonate, che rende omaggio ai luoghi della musica ormai diventati mausolei dell'abbandono, potrebbe essere un pezzo di Lucio Dalla che sceglie la via della spacetronica. Bel testo, il berlusconismo interstellare buca le cuffie e la nostalgia si fa forte. Fiamme negli occhi, in questo contesto, non sembra più un pezzo minore ma una canzone indie nel senso americano del termine, e riguadagna tutto quello che a Sanremo aveva perso, ma questo è evidente sia un commento soggettivo. Novantasei, il pezzo punk grunge che pensi di aver sbagliato disco, e invece ci sta d'incanto in questo album tutto tutto strano. Anche qui, i ricordi si fanno forti e pesanti, "I Nirvana in Brianza", i fill di batteria alla Dave Grohl, ma la sorpresa vera e propria deve ancora arrivare.

S'intitola Zombie al Carrefour, è un pezzo al pianoforte con la sola Francesca che canta una storia familiare a tantissimi, quel momento in cui finisce la serata nel club, nella discoteca, dopo il concerto o il dj set, con le orecchie ovattate, mentre alterati da tutto quello che capita cerchiamo qualcosa che ci aiuti a ritrovare la normalità prima di tornare a casa, perché a casa potrebbero ripartire i pensieri e non ce li accolliamo. Perché i pensieri sono deprimenti, disperati, e invece noi abbiamo bisogno di un po' di vuoto, per capire meglio cosa fare della nostra vita. "Perché fare la spesa mi fa stare bene, perché mi fa pensare a quando la facevamo insieme. Perché ora che stai meglio sento che devo prendermi un po' più cura di me, sempre se ci riesco". E lì, in quel momento, capita che i Coma_Cose vi facciano commuovere e ricordare tutte le cose finite, tra cui la vita come la conoscevamo prima. Una canzone bellissima.

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L'album si chiude con una telefonata di California a Lama, in cui parla del titolo, della nostalgia, ma in realtà si capisce che questi due si vogliono bene e stanno crescendo, anche musicalmente, in modo inaspettato e molto gradito. Nostralgia è un punto di partenza che può portare a un sacco di approdi, i Coma_Cose si sono confrontati con tanta musica nuova e ne sono usciti a testa alta. Forse i bambini che giocano col fuoco della copertina sono loro due, e forse è solo lasciandosi il passato alle spalle che si può davvero diventare grandi. Intanto, fuori c'è un'alba splendida.

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L'articolo I Coma_Cose e le fiamme che bruciano il passato di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-04-19 10:16:00

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