Otto buoni motivi per cacciare qualcuno dalla tua band

I rapporti umani sono la base imprescindibile su cui si basa una band, sia essa famosa o meno. Senza quelli, tutto è perduto.
26/03/2015 09:37

I rapporti umani sono la base imprescindibile su cui si basa una band, sia essa famosa o meno. Senza le affinità tra i membri, non esiste la possibilità di scambiarsi le informazioni intime della creazione musicale, che è un linguaggio criptico, il cui codice è accessibile solo ai partecipanti alla cerimonia. La sto mettendo giù troppo loggia massonica? Possibile, ma se andrete nella sala prove di qualunque band, vi renderete conto che la loro comunicazione, al pubblico, è quasi inaccessibile. Parlano in termini di "fammi 3 volte tam tam tam poi occhio che lì c'è il pezzo magma e poi doppio charlie a diritto mentre io urlo salviamoci e lui fa le settime, partiamo dal primo kaboom" e tu stai lì a guardarli frastornato. Oppure si mettono a ridere per parole senza senso, in una forma artistica di autismo collettivo. Nella migliore delle ipotesi, si guardano e si capiscono al volo, attaccano un pezzo nuovo e lo finiscono solo sentendolo, senza nemmeno bisogno di farsi cenni. Quando c'è alchimia succede questo, ed è il motivo reale per cui tutti abbiamo voglia di continuare a suonare, perché la magia non la compri un tanto al chilo al supermercato.

Ecco perché il dover cacciare un membro dalla band può diventare un'esperienza da psicodramma danese. Romperai un'amicizia, cambieranno tutti gli assetti e le dinamiche interne, dovrai ripartire da capo, perderai un tot di tempo a cercare un degno sostituto e a insegnargli le parti. A volte però dover escludere un amico dal proprio progetto musicale è un atto dovuto, per i motivi che vi andiamo ad elencare.
 

LO SCARSO

Siete in quattro, molto amici, avete iniziato a suonare per divertimento e per stare insieme, poi tre di voi progrediscono nella tecnica, nella composizione, negli arrangiamenti e uno invece no. Il batterista che non regge il tempo oppure che canna gli attacchi dopo una rullata, il bassista che sbaglia note e che ciottola orribilmente ogni tocco, il chitarrista che è rimasto a "Smell like teen spirit" dei Nirvana mentre il mondo è andato oltre, il cantante stonato che scrive testi tipo "Ti sento dentro me, non mi lasciare mai, senza te non ce la farei". Il problema è: come glielo dici? Anche i più sportivi la prendono male se gli parli diretto "guarda, o vai a studiare, ascolti un po' di musica nuova, ti concentri sullo strumento, o ne prendiamo un altro". Non vorrei essere nei vostri panni. La sua antitesi è l'esibizionista, ma di lui ne abbiamo già abbondantemente parlato

  

LE DIVERGENZE MUSICALI

L'esempio è sempre lo stesso: gruppo canonico di 4 persone, 3 presi bene con band tipo i Gazebo, i FASK, i Verdena (per dire) ed il chitarrista con la maglietta dei Nightwish, dei Blind Guardian, dei Dream Theater. Arrangiate i pezzi con un sound un po' sporco, quel power lo-fi curato che va ora e lui niente: chitarra Ibanez di quelle col buco fatto a forma di maniglia, gli effetti zanzarosi, l'amplificatore nuovo a transistor che le basse proprio non ce l'ha. Gli dite: prova a farci un arpeggio tipo i FBYC e lui parte con quello di "Fade to black" dei Metallica. Oh, son scelte eh. Però prima o poi bisogna trovarne uno più adatto, altrimenti sai che frustrazione?

  

IL FANNULLONE

 
(via)

Appuntamento in saletta alle 17? Arriva puntualmente alle 17.40. Iniziamo a provare? Scusate un attimo che finisce la cannetta. Proviamo per la quarta volta lo stesso pezzo perché dobbiamo impararlo a modo? Bah non ha voglia, passiamo ad altro. C'è da montare e smontare l'attrezzatura durante un concerto? Lo trovate imboscato a parlare con sconosciuti. C'è da caricare il furgone? È troppo ubriaco. C'è da guidare? Mamma mia che mal di testa. Non servono altri esempi vero? 



LE RELAZIONI PERICOLOSE

Avete idea di quante band si siano spaccate in due e di quante amicizie siano finite a botte per colpa delle relazioni pericolose? L'atmosfera in saletta è calda, la ragazza del bassista viene sempre a vedervi e voi vi date da fare per sembrare Ziggy Stardust and the Spiders From Mars, per attirare l'attenzione. Cercate l'eye contact, diventate divertentissimi, lei ride, vi sentite fighi. Intanto il bassista la prima volta si finge coglione, già la seconda s'incazza e allora le cose diventano davvero pesanti. L'esempio è volutamente light, c'è un'intera bibliografia di mogli (o mariti se la band è femminile) concupite dagli altri membri della band, di risse e di allontanamenti di membri perché ci hanno provato con le tipe di altri. 

LO SPORCO DANARO

C'è da mettere 500 € a testa per registrare, 250 € per la stampa, 150 € per le magliette e poi ricordiamoci di pagare la saletta. Poi si vendono i cd, pochi in verità, i conti non tornano, le divisioni vengono fatte un po' così, non si capisce perché il cantante non abbia messo i 30 € dei cd che ha venduto lui nella cassa comune e partono le accuse in stile Forum. Se qualcuno  ruba, meglio mandarlo via alla prima occasione, più si va avanti e peggio sarà.


LA PAURA DA PALCOSCENICO

Questa si spera colpisca solo musicisti alle prime armi, ma a volte la si vede anche in persone affermate. Chi suona è (non solo, ma anche) un intrattenitore: dovrà stare al pubblico, tenere relazioni sociali e soprattutto suonare. Ci sono tantissimi che godono solo quando si tratta di stare al fondo a provare. È come il calcetto tra amici, ci farebbero notte fonda ogni volta. Poi però, quando si parla di andare a suonare fuori, il panico. Giri di campo tipo Mennea, la vomitata prima di salire sul palco, le mani che tremano, i discorsi "no ragazzi davvero voglio andare a casa", il vuoto in testa, il respiro affannoso, la possibilità di svenire al secondo pezzo e di dover chiamare il personale paramedico dal microfono. Provare tutti i tipi di strategia con lui, da quella dolce a quella d'urto. Se non funziona, magari semplicemente il vostro amico non è portato nella vita per quel tipo di attività e allora è meglio per entrambe le parti lasciar perdere. 


 IL CAPETTO

Quello che si sente dio sceso in terra, che dice sempre "il mio gruppo, le mie canzoni", che in sala prove scrive a tutti la parte, non vuole interferenze, si impunta per averla vinta in ogni settore dell'arrangiamento, vuole curare l'immagine della band, dice agli altri come vestirsi, come muoversi, come suonare. È l'unico che intrattiene i rapporti con l'(eventuale) etichetta, con l'agenzia stampa, con la booking e se ne gasa. Sceglie il titolo dell'album, cambia lo stile della band a seconda delle mode, butterebbe gli altri membri del gruppo in mare dentro un sacco di iuta pur di emergere. Oh, poi magari è bravo eh, però forse ha bisogno di fare la carriera solista ed è il caso che gli altri membri lo prendano da parte e gli facciano presente quanto abbia cacato il c**o. 

 

LA VITA VERA

Questa viene per tutti prima o poi. Il lavoro vero, la famiglia, i figli, le scadenze, gli orari e di colpo non c'è più tanto tempo per suonare. Anche se è divertente, anche se è bellissimo. E allora le cose sono due: o tutti i membri sono sulla stessa lunghezza d'onda e quindi il problema non esiste, oppure se sei l'unico che ha deciso di seguire un'altra strada, non aspettare che gli altri debbano per forza dirtelo, comunicalo tu. Si manterrà l'amicizia ed ognuno farà quello per cui è più portato. 

 

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L'articolo Otto buoni motivi per cacciare qualcuno dalla tua band di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 26/03/2015 09:37

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Commenti (13)
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