I Morbid Cut nascono alla fine del 2023 come progetto italiano a due teste: da un lato c'è Giulio Patarnello, già tastierista dei Post Nebbia, dall'altro Valerio Visconti, che conosciamo per il suo progetto solista Visconti, entrambi dell'etichetta Dischi Sotterranei. L'obiettivo era quello di prendere una strada differente rispetto ai suoni dei rispettivi percorsi citati, inserendosi nel panorama dell'elettronica sperimentale, fatto di suoni particolarmente nervosi.
In quest'equazione va aggiunto un nome di peso ben "maggiore": Jack White. Il musicista americano, in tour in Europa in queste settimane, ha voluto il duo in apertura del suo show. Di Berlino, però. Valerio ci ha scritto questo articolo per raccontarci com'è andata.
"Volete aprire il concerto di Jack White?". Due settimane prima del concerto riceviamo questo messaggio su Instagram da una società di booking di Berlino. La proposta all'inizio ci sembra uno scherzo.
La spiegazione più plausibile arriva poco dopo. Morbid Cut pubblica con Never Sleep, etichetta berlinese, e qualcuno deve aver pensato che fossimo una band locale. Peccato che Giulio viva a Roma e io a Milano. Grazie al lavoro del nostro manager Paolino Tisatto riusciamo comunque a trovare un accordo che copra viaggio e backline. Imbarcare gli strumenti costa troppo, così decidiamo di partire con due zaini, stipando pedalini e controller midi, e chiedendo il resto in affitto alla produzione. Il concerto è fissato per il 4 giugno al Columbiahalle.
L'entusiasmo però convive con una certa paura. Noi facciamo jungle, digital hardcore ed elettronica rumorista; Jack White rappresenta una tradizione rock quasi opposta. Circolano racconti di aperture sperimentali accolte con ostilità da pubblici rock particolarmente conservatori. L'idea di salire su quel palco è eccitante quanto inquietante.
Il giorno del concerto partiamo all'alba e ci ritroviamo a Berlino in mattinata. Al soundcheck ci raggiunge Gio Assi, produttore elettronico e membro dei Planet Opal, ormai berlinese d'adozione. Paolino arriverà soltanto nel tardo pomeriggio, quindi durante il soundcheck Gio diventa il nostro punto di riferimento: ci aiuta a sistemare gli ultimi dettagli tecnici e, soprattutto, a mantenere la calma.
L'accoglienza al Columbiahalle è impeccabile. Non possiamo assistere al soundcheck di Jack White — una regola abbastanza comune nelle grandi produzioni americane — e passiamo parte del pomeriggio tra birre, sigarette e una passeggiata nell'area dell'ex aeroporto di Tempelhof. Quando torniamo, il nostro soundcheck fila liscio e inizia l'attesa.

Anche l'entourage di Jack White contribuisce alla sensazione di trovarsi in una realtà parallela. Molti membri dello staff sembrano usciti da un incrocio improbabile tra una comunità Amish e una compagnia teatrale americana d'altri tempi. Ogni volta che ci indicano una zona off-limits o ci comunicano qualche restrizione facciamo fatica a non sorridere.
Quando la stage manager ci avvisa che mancano dieci minuti, l'adrenalina prende il sopravvento. Il set dura appena venticinque minuti. Ricordo l'introduzione ambient e noise, poi l'ingresso del basso e soprattutto la reazione del pubblico: è lì che capiamo che forse non dovremo schivare bottiglie. Applausi, attenzione, curiosità. Non necessariamente comprensione totale, ma abbastanza da farci capire che il set sta funzionando.

Scendiamo dal palco stremati e affamati. Seguendo il consiglio di Gio e Paolino ordiniamo sushi per festeggiare. Dopo ore di tensione si rivela la scelta perfetta: fresco, leggero e sorprendentemente consolatorio.
Poco dopo qualcuno bussa alla porta del backstage. Possiamo incontrare Jack White.
Dal vivo appare ancora più particolare di quanto immaginassimo: altissimo, pallido, quasi vampiresco. Ci chiede come sia andato il concerto, scherza su una foto degli Slipknot appesa nel corridoio e si presta a una rapida foto ricordo. Ci stringiamo la mano — la sua è fredda e sudata. L'incontro dura forse novanta secondi, ma basta per lasciare un'impressione indelebile.
Più tardi lasciamo la venue e affrontiamo una lunghissima notte berlinese in attesa del volo del mattino. Tra kebab, altre birre e pochissimo sonno realizziamo lentamente quello che è successo.

Alla fine questa storia non riguarda soltanto l'aver aperto un concerto di Jack White. Riguarda due musicisti italiani che fanno una musica pensata per disturbare e spiazzare e che, per una sera, si sono ritrovati davanti al pubblico di uno dei loro eroi adolescenziali. Forse tutto è iniziato per un equivoco geografico. Ma per una notte, a Berlino, quell'equivoco ha funzionato alla perfezione.
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L'articolo Come suonare a Berlino prima di Jack White grazie a un equivoco di Valerio Visconti (Morbid Cut) è apparso su Rockit.it il 2026-06-23 10:39:00

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