Il posto dei disabili durante i concerti è sotto il palco: ridiamo dignità alla loro passione

I disagi per chi su una carrozzina vuole andar a sentire la musica dal vivo iniziano con l'acquisto del biglietto e condizionano tutta l'esperienza. Simona, creatrice di "Sotto il palco anche io", ci spiega come abbattere queste odiose barriere
28/01/2020 12:00

Certe cose, finché non ci batti la testa non sai che male fanno. Ho avuto una lunga chiacchierata con Simona Ciappei, una donna amante della musica e dei concerti, affetta da miopatia metabolica mitocondriale che la costringe sulla sedia a rotelle. Gestisce la pagina Facebook Sottoilpalcoancheio, e ha iniziato una lotta per poter permettere ai disabili di stare sotto il palco durante i live.

Non conoscevo nello specifico la lunga lista di disagi che una persona in carrozzina, un ipovedente, una persona con problemi cognitivi deve sopportare, dopo aver pagato il biglietto come tutti gli altri, per vedere un concerto. Glielo dico e mi spiega che neanche lei lo sapeva, finché non ci si è ritrovata, perché non è nata disabile. Mi spiega che nella sua condizione, non dovrebbe sobbarcarsi una battaglia sfibrante come questa, ma proprio non ce la fa a rimanere impassibile di fronte all'ingiustizia.

È fan di Vasco, ama i Muse, i 30 Seconds To Mars, Elisa, i festival estivi proprio come centinaia di migliaia di persone e, esattamente come gli altri, ha tutto il diritto di godersi un concerto insieme alla famiglia e agli amici, ma non può, perché spesso l'area disabili è molto lontana dal palco, l'accompagnatore può essere una sola persona e tutti gli altri devono stare fuori, quindi viene parcheggiata insieme ad altri sconosciuti che condividono con lei solo una qualche disabilità, e non ha diritto all'esperienza di condivisione che è una delle cose più emozionanti del live. 

L'area disabili al di fuori del Circo Massimo per Vasco, foto di Simona CiappeiL'area disabili al di fuori del Circo Massimo per Vasco, foto di Simona Ciappei

Partiamo con ordine: qualche tempo fa, l'area sicura per i disabili era sotto al palco, come mi spiega. Quello è il posto più adatto: ci sono le uscite di sicurezza dei musicisti, ci sono i membri della security e il personale addetto al soccorso, creare una zona sicura di fronte alle prime file o a lato, ma comunque sotto palco sembra la via più semplice. Da qualche anno, però, le cose non vanno così e l'area destinata ai disabili è sempre più lontana dal palco, su una pedana rialzata. 

"Le persone sedute in carrozzina sono più basse dei normodotati, quindi se le prime file della pedana sono già prese, chi arriva dopo rischia di non vedere niente e non ha la possibilità di muoversi liberamente. Ad alcuni concerti, specie festival o grandi eventi estivi, devo bere il meno possibile perché se sono costretta a usare il bagno, devo far uscire tutti quelli che ho dietro nella pedana, per poi ritrovarmi in fondo una volta tornata. Ma poi, perché sono costretta a guardare un concerto con estranei senza avere la possibilità di stare coi miei amici?".

La visuale di Micaela al Forum d'Assago per Marco Mengoni, foto di sottoilpalcoancheioLa visuale di Micaela al Forum d'Assago per Marco Mengoni, foto di sottoilpalcoancheio

I disagi per i disabili che vogliono assistere a un concerto iniziano già dall'acquisto del biglietto, perché non esiste una procedura standard, un canale alternativo a quello dei normodotati per l'acquisto. Spesso l'iter è: andare su Ticketone o su un altro rivenditore, guardare il costo del biglietto e poi scendere giù, in basso, nelle scritte in piccolo e inviare una mail al promoter o all'organizzatore in loco, per chiedere il posto disabili. Ci sono tutte le carte da mostrare e un'attesa variabile, che può durare anche mesi, prima di ricevere una risposta. Spesso, al momento dell'acquisto del biglietto, la locazione dell'area disabili non è ancora disponibile, quindi non solo non è possibile scegliere dove vedere il concerto, ma neanche capire se valga la pena o meno spendere i soldi se poi si è segregati in un luogo con visibilità ridotta. 

Ai normodotati, il biglietto arriva comodamente a casa e hanno un sacco di opzioni di scelta. Simona mi dice che per i disabili non va così: niente biglietto a casa, è sempre da ritirare sul posto e spesso la cassa è da tutt'altra parte rispetto all'area designata, in più non c'è la possibilità del fan ticket. Avete presente il biglietto personalizzato con la foto del cantante o la grafica del tour? Simona ama collezionare i biglietti, ma quelli per i disabili sono sempre  cartoncini anonimi. La modalità di accredito varia a seconda degli organizzatori, quindi non c'è mai la stessa prassi e lo spettatore disabile è costretto a farsi una cultura su promoter, numeri interni, profili Facebook per tentare di contattare chi di dovere

Non le piace proprio il termine "accompagnatore" per descrivere la che la porta al concerto, perché è semplicemente un familiare o un amico che va insieme a lei a vedere lo show, e le pare assurdo che debba segnalare all'acquisto, cioè mesi prima, le generalità di chi ci sarà perché magari, semplicemente, non lo sa ancora. L'accompagnatore può essere uno solo e maggiorenne, non paga il biglietto ma non può stare in pedana con lei, quindi non potrà mai vedere un concerto con entrambi i suoi due figli. Ce ne può stare solo uno e neanche vicino, ma ai piedi della pedana. 

Purtroppo, neanche la capienza dell'area disabili può essere chiara alla richiesta del biglietto e varia da concerto a concerto, da organizzatore a organizzatore, quindi a Simona capita di fare domanda senza sapere dove verrà sistemata e neanche quanto sia grande l'area, quindi non ha proprio alcuna possibilità di scelta. Tale biglietto, che come ha già spiegato non segue un iter predefinito come quello per i normodotati, non è detto che venga dato in largo anticipo. Può capitare che il biglietto venga rilasciato solo una settimana prima del concerto e, se l'evento è lontano da casa,  rischia sempre di non trovare un hotel con camere libere. Mi racconta del Modena Park, il gigantesco concerto di Vasco Rossi al parco Enzo Ferrari nel 2017 che ha sbigliettato 225mila persone, e di disabili che hanno dormito in macchina perché tutti gli hotel nel raggio di chilometri erano completi.

Come un disabile è costretto a vedere un concerto allo Stadio Olimpico di Roma, senza possibilità di scelta, foto di sottoilpalcoancheioCome un disabile è costretto a vedere un concerto allo Stadio Olimpico di Roma, senza possibilità di scelta, foto di sottoilpalcoancheio

Mi racconta anche dei Thirty Seconds To Mars al Pistoia Blues 2019, che durante una canzone fanno entrare dei fan sul palco e di come avrebbe voluto farlo, senza riuscirci perché l'accesso le è stato proibito dall'organizzazione, nonostante avesse già avuto il nulla osta dalla manager della band. Durante quel contatto, la manager si è stupita che ci fosse un'area sola destinata ai disabili (per di più in piccionaia, lontanissima dal palco) e che non avessero possibilità di scelta tra i vari biglietti disponibili per tutti. In USA, in Giappone e anche in altri stati europei, le aree disabili sono più attrezzate, non c'è il vincolo del singolo accompagnatore e, addirittura, in alcuni festival i disabili possono avere accesso alle aree per i normodotati, convivendo in armonia. Ricordate il video del ragazzo sulla sedia a rotelle sollevato dal pubblico al Resurrectionfest in Spagna?

Perché non esistono quasi più le aree disabili davanti al palco? Si fa presto a fare due calcoli: mi spiega che un disabile in carrozzina prende due posti dei normodotati, e quindi fa guadagnare la metà. Installare un'area disabili sicura all'interno del Pit Gold di un concerto o un festival, ovvero nel luogo più prossimo al palco, toglie profitto all'organizzazione. 

Da perfetto ignorante le chiedo: se tutte le decisioni in materia di live e disabilità vengono prese dai singoli organizzatori, a chi andrebbero inoltrate le richieste? 

"Direttamente al Ministero della Disabilità, che regoli meglio tutta la faccenda. Non basta che, per legge, ci sia un'area per disabili se poi è lontana chilometri, è accanto ai bagni chimici (quindi pestilenziale fin dal pomeriggio), ha delle transenne che di fatto impediscono la visuale, se non c'è la possibilità di godere del concerto insieme ai propri cari, se per comprare i biglietti non esiste neanche un iter preciso e a volte tocca stalkerare gli organizzatori nei propri profili Facebook personali per farsi rispondere a una mail. Non è giusto dividere una compagnia di persone che va a vedere un concerto insieme solo perché una di esse è sulla sedia a rotelle. Mi batto per stare sotto il palco, perché non copro la visuale a nessuno, perché è l'area più sicura, perché non aveno libertà di movimento, è l'unico modo per potermi godere il concerto. In più, dovremmo sensibilizzare anche i musicisti, che spesso non sanno molto delle nostre condizioni. Non lotto per avere privilegi, solo perché le persone disabili siano trattate allo stesso modo di quelle normodotate."

L'area disabili al Firenze Rocks, praticamente fuori dal concerto, foto di SottoilpalcoancheioL'area disabili al Firenze Rocks, praticamente fuori dal concerto, foto di Sottoilpalcoancheio

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L'articolo Il posto dei disabili durante i concerti è sotto il palco: ridiamo dignità alla loro passione di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 28/01/2020 12:00

Tag: opinione

Commenti (6)
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  • Katia Pinucci 19 giorni fa

    katia.pinuccikatia@gmail.com

    > rispondi a @katia.pinuccikatia
  • Katia Pinucci 19 giorni fa

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    > rispondi a @katia.pinuccikatia
  • Savino Gagliardi 18 giorni fa

    Vasco non ci è ancora andato al Circo Massimo(e non ci è mai stato prima)e voi già avete e pubblicate le foto????

    > rispondi a @savino.gagliardi
  • Eva Corradini 13 giorni fa

    Io vorrei segnalare un evento poco piacevole accadutoMi lo scorso 3 dicembre 2019 al Palaprometeo di AN al concerto di Eros Ramazzotti.
    Ho partecipato al concerto con una mia amica e altri 2 miei amici disabili (2+2 accompagnatori). Ad uno dei due è stato permesso di entrare prima dell'inizio del concerto (da solo senza accompatore) mentre all'altro no. Abbiamo atteso 3 ore fuori al freddo insieme a tutta la gente normale. La differenza tra i 2 disabili per l'organizzazione sarebbe stata che uno deambulava l'altro no. Ecco come sono stati trattati i disabili a questo concerto.
    Il concerto è stato bellissimo ma l'organizzazione direi pessima sotto tutti i punti di vista.. in particolar modo in termini di sicurezza per esigenze particolari come i ragazzi disabili. A questi livelli trovo inaccettabile che non venga garantito un accesso anticipato e diverso dal resto del pubblico!! Pessima figura, davvero. Non credo che un artista come Eros Ramazzotti possa tollerare una cosa del genere. Ho provato a segnalare in diversi parti l'accaduto in modo da intervenire nei prossimi eventi..a tutela dei più bisognosi e non solo ma nessuno purtroppo ha dato seguito alla mia segnalazione. Purtroppo....
    Cordiali saluti.

    > rispondi a @evacorradini3
  • SaraLattanzi 13 giorni fa

    Anche io ho vissuto la stessa odissea al Palaprometeo di Ancona, per la data di apertura del tour di Eros Ramazzotti...e come me, moltissimi altri accompagnatori sono rimasti basiti. In fila, al freddo, per poi entrare tutti insieme..con il caos del caso, cercando di proteggere chi accompagnavano dalla forza della folla, che tanto dietro non poteva immaginare chi si trovava nella mischia insieme a loro. Posti indegni a livello di visuale (lontani dal palco e posizionati lungo il passaggio di tutte le persine che dovevano accomodarsi in tribuna) e sicurezza per queste persone speciali, tanto per l'entrata quanto per l'uscita. Stesso iter, nessun controllo nè precedenza. Mi è dispiaciuto moltissimo non poter godere e condividere serenamente l'emozione per questo concerto tanto atteso. Nel 2020 queste situazioni sono inaccettabili, sotto tutti i punti di vista.

    > rispondi a @SaraLattanzi
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