Musica live: difficilmente ne usciremo migliori

Secondo Manuel Agnelli la pandemia ci ha insegnato quanto sono preziosi i concerti, la musica dal vivo. Ci piacerebbe crederlo, ma l'assenza può creare assuefazione: la "ricostruzione" della vita sociale e culturale non sarà cosa semplice, e passerà soprattutto da noi
12/01/2021 10:14

Stavo leggendo un'intervista a Manuel Agnelli, che parla del significato di fare musica in questo periodo storico. Cita la musica di conforto, di aggregazione, lamenta la mancanza dei concerti e si ritiene privilegiato per aver potuto suonare e ascoltare musica dal vivo a X Factor, mentre gli altri erano fermi al palo. Lo stesso Agnelli, più volte durante il corso dello show, si è soffermato sul fatto che l'astinenza forzata dalli concerti dal vivo abbia reso il pubblico più sensibile e desideroso di musica, e anche più esigente sulla sua qualità, citando spesso l'affetto che la gente a casa ha manifestato nei confronti dei Little Pieces of Marmelade, band col chitarrone, decisamente fuori dal target tipico del talent di Sky.

Belle parole e vorremmo corrispondessero a verità assoluta, ma ci è venuto più di una volta il dubbio che la pandemia abbia diminuito la già poca curiosità intorno alle nuove uscite e ai nuovi progetti. Già dal primo lockdown abbiamo compreso come il pubblico si rifugiasse negli ascolti innocui, nella musica che già conosceva e apprezzava, per avere un senso di sicurezza nel momento della perdita di ogni appiglio. 

Non è un dato che possiamo in qualche modo giudicare, è un fatto incontrovertibile e ampiamente giustificato, che però ha portato milioni di ascoltatori in tutto il mondo a snobbare le nuove uscite, che non hanno potuto neanche girare per suonare dal vivo per promuovere la nuova musica, che è svanita come se non fosse mai esistita. Questo ha portato molti artisti a posticipare album già pronti a un periodo, ancora da definire, in cui ci sarà più possibilità di fare il tour.

Non è un caso se gli artisti più ascoltati siano quelli dal target teenageriale, con un altissimo engagement social, quelli che fanno dirette Instagram praticamente tutti i giorni, la cui musica gira come jingle su Tik Tok, oppure quelli apparsi negli show televisivi come, appunto, X Factor. L'astinenza dalla scena musicale vera e propria può aver impigrito gli ascoltatori, che oggi preferiscono farsi servire dagli algoritmi di Spotify o seguire il nuovo fenomeno del momento per semplicità, per avere argomenti di dialogo in un anno di giorni sempre uguali, per provare il "piacere di stare insieme solo per criticare", per dirla alla Battiato, e rendere tutto terreno d'opinione, anzi, d'opinionismo.

Non è certo un caso se i tre momenti più eclatanti a livello musicale in Italia nel 2020 siano stati Bugo che lascia l'Ariston, i Melancholia che perdono la testa dopo l'eliminazione di X Factor e le parodie russe delle canzoni italiane degli anni '80 in Ciao, 2020. La musica, quella vera, non pervenuta. Per quanto di dischi belli ne siano usciti anche nel 2020, l'attenzione del pubblico generalista, ma anche di quello di nicchia è sempre sembrata calante. Lo si capisce dalle interazioni social, che sono state l'unico termometro possibile durante il lockdown. 

In molti, negli ultimi tempi, sentono l'assenza dei concerti come un fatto che ha peggiorato la qualità della vita. Non possiamo che essere d'accordo, ma il prolungarsi di questo proibizionismo straordinario (nel senso letterale del termine), alla lunga potrebbe sortire l'effetto contrario: l'assuefazione del pubblico alla mancanza dei concerti. Una volta elaborato il lutto per la mancanza di eventi, alla lunga i comportamenti generali degli utenti potrebbero modificarsi, complice la nuova normalità in cui ci fa strano guardare nei film folle senza mascherina o gente che beve dallo stesso bicchiere

Non sarebbe la prima volta che cambiamo le nostre abitudini d'ascolto e fruizione, basti pensare che 15 - 20 anni fa la nostra routine comprendeva la visita al negozio di dischi, in casa nostra c'erano le torri piene di CD e lo stereo con la doppia cassetta. I più attenti compravano mensilmente riviste di approfondimento e si facevano ispirare dalle recensioni, quelli più random erano soliti scoprire le novità su MTV, e la discografia esisteva ancora.

Oggi i supporti fisici non esistono quasi più, i negozi di dischi sono luoghi mitologici abbandonati come i Blockbuster, poche case sono dotate di comune impianto stereo, le torri porta-cd sono in soffitta e i cd in vendita su eBay a lotti da 100, la tv musicale generalista non esiste più, figuriamoci le riviste cartacee da edicola. Eppure non siamo morti, non abbiamo fatto alcuna rivoluzione, semplicemente i tempi sono cambiati e ci siamo adattati. Letto tutto in una volta fa un certo effetto, ma dilazionato nel tempo, il passaggio è stato meno traumatico.

Dunque, seguendo questo filo logico, se nel mondo di prima il live era un'attività culturale e ricreativa che dava lavoro a molte persone e ne faceva stare bene ancora di più, non è detto che questa lunga pausa possa apportare benefici un volta che si possano fare di nuovo eventi aggregativi. Vale per tutti gli aspetti della vita sociale a dire il vero: l'uomo si abitua presto, le cose semplici creano assuefazione.

A questo proposito, tutte le idee per continuare la musica dal vivo anche in questo periodo sono oro, perché abbiamo visto quanto subdolamente mutino le abitudini col tempo, in modo organico, senza grandi rivoluzioni, semplicemente accettando i cambiamenti o assuefacendoci alla nuova realtà. 

Ci aspetta un anno in cui le cose nel nostro settore non andranno a posto miracolosamente, in cui ci sarà un gran bisogno di partecipazione a ogni evento, per non rendere obsoleti i concerti dal vivo. Varrà per molti aspetti del nostro vivere comune, l'opera di ricostruzione sarà lunga e impegnativa. E partirà da noi. 

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L'articolo Musica live: difficilmente ne usciremo migliori di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 12/01/2021 10:14

Tag: nuovi live - opinioni

Commenti (1)
  • josh 2 mesi fa

    Gentile Simone, ho letto l'articolo ma mi è rimasto un dubbio.
    Le dinamiche, vere, che descrivi in realtà le vedevo già prima della pandemia e l'unica differenza che trovo adesso è la mancanza di live. Le nuove uscite passano necessariamente da Spotify e da ciò che l'algoritmo propone, se non sei un ascoltatore curioso. D'altronde un ascoltatore "passivo" non frequenterebbe neanche il sito di Rockit. Io trovo che la situazione sia sostanzialmente invariata per quanto concerne la diffusione dei nuovi brani, che gli adolescenti razzolino solo IG e YT e che gli adulti continuino ad affidarsi alla radio che ha visto un incremento dei propri ascoltatori. In fin dei conti, ma questa è una mia opinione, credo che, visto anche il prezzo dei biglietti, i concerti non siano più un'occasione di scoperta di nuova musica ma un momento di aggregazione tra persone che ben conoscono l'artista, dato che hanno pagato per vederlo suonare. Ecco, forse quello che personalmente lamento è la mancanza di musica nelle TV non a pagamento e che potrebbe essere un luogo dove agganciare gli adulti. Aggiungo che non ho ancora visto il programma MM sulla Rai.

    > rispondi a @josh
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