Siamo andati alla conferenza stampa del disco di Papa Francesco

05/11/2015 di

Esco di casa molto presto. Non sono mai andato nello stato del Vaticano e il fatto che mi siano stati segnalati due punti di accesso diversi, distanti tra di loro, mi dà l'idea che sia complicato entrarci. In più ci sono i controlli della polizia, le guardie svizzere, ecc. Nel viaggio ascolto "Abbà Pater" di Giovanni Paolo II: secondo Billboard è l'unico disco, dei tre che ha fatto, che ha venduto davvero (si parla di 52,000 copie). Anche Benedetto XVI ne ha pubblicato uno - "Alma Mater", 2009 - ma pare sia passato più in sordina. "Abbà Pater" è una novantata di quelle serie, con synth in stile Peter Gabriel e le batterie elettroniche che si mischiano ai cori o alla musica da film; Giovanni Paolo recita alcune preghiere a canta anche un Padre Nostro. Dopo aver superato il solito ingorgo di persone nella fermata della metro Termini - che con “Abbà Pater” in sottofondo assume un tono decisamente apocalittico - esco in superficie nei pressi del Vaticano. Passo le bancarelle che vendono le sue statuine, i rosari con la sua immagine, c'è pure la bobblehead di Papa Francesco. Passo i controlli italiani, le guardie svizzere, entro nello stato e altre guardie mi chiedono: "Sei pratico, sì?" - "Non proprio" - "È facile, passi queste due piazze, giri attorno alla pompa di benzina e la vedi"

Passo in mezzo a questi edifici imponenti che non capisci se siano chiese, monumenti o abitazioni, trovo il distributore della benzina e davanti c'è la Filmoteca. In pratica sono il primo arrivato, ho più di un'ora di anticipo. Chiacchiero con gli uffici stampa, chiedo se è possibile intervistare Tony Pagliuca de Le Orme - che ha lavorato al disco insieme a Dino Dini, Giorgio Kriegsch, Beppe Dati, Beppe Balduzzo e Lorenzo Piscopo - e mi si risponde "per Tony non c'è problema, pensa che qualcuno mi ha addirittura chiesto se poteva intervistare Lui, ti rendi conto?". Lui è Francesco e, nel caso ve lo stiate chiedendo, oggi non partecipa alla conferenza stampa nonostante sia sulla copertina del disco.



È quasi un errore chiamare "Wake up!" l'album di Papa Francesco. In realtà sarebbe più corretto chiamarlo il disco Don Giulio Neroni: responsabile della San Paolo Multimedia, è il direttore artistico che ha anche lavorato ad "Abbà Pater" e "Alma Mater". Per "Wake up!" ha selezionato le registrazioni dei vari discorsi, creato il team di musicisti e scelto gli arrangiatori, i cori e tutto il resto. Infatti una delle prime domande dei giornalisti è stata: "Ma il papa ha avuto modo di ascoltare il disco?" e Don Giulio "Io gliel'ho mandato. Se l'ha ascoltato non lo so, ha tante cose da fare non è che sta a guardare al dischetto che ha fatto con Giulio Neroni. Ha altri interessi a cui pensare, tra cui quello di governare la Chiesa". Questo è il disco rock, quello che deve aprire il cuore ai giovani e dirgli che possono fare casino. Ne ho parlato con Tony Pagliuca:

Come avete impostato il lavoro?
Tony Pagliuca: È stato impostato da un punto di vista del canto gregoriano e dal discorso del Papa, ad ogni tema - quello ecologico, quello della famiglia, ecc. - Don Giulio ha abbinato un canto gregoriano. Per me quella del gregoriano è stata una grande scoperta. Purtroppo a scuola non ho studiato latino, e poi ho sempre pensato che il gregoriano fosse una cosa facile invece, poi, ne ho scoperto la ricchezza. Attraverso il lavoro di arrangiare il canto gregoriano è venuta fuori una musica molto soddisfacente.

Quali sono i punti più estremi di questo disco?
TP: Direi la traccia "Wake up!" abbiamo fatto un pezzo rock progressive. Don Giulio ci aveva detto di fare un'introduzione come più ci piaceva, io sono partito con dei suoni pazzeschi, robe allucinanti, ho fatto un'introduzione di cinque minuti. L'ho mandata e mi ha detto che andava bene. Sono impazzito, me la sono risentita, e mi sono detto: ho esagerato. Mi sono auto-censurato. Ho tagliato tre minuti e l'hanno accettata ugualmente.


Quanto è durato il lavoro?
TP: Più di un anno.

Ci sono dei dischi importanti che vi hanno influenzato?
TP: Tutta la musica che conosciamo, da Bach ai Beatles, agli ultimi compositori moderni. Dino vieni qui, partecipa anche tu...
Dino Doni: Direi Steven Wilson dei Porcupine Tree, oppure i 30 Second To Mars, piacciono molto al figlio di Tony che ha cantato in un una traccia, o direi anche i Coldplay.

Come si arriva a lavorare con il Papa?
TP: È difficile da spiegare, è una soddisfazione enorme. Non se ne poteva parlare in giro fino a quando il lavoro non era finito, in famiglia sentivano le voci del Papa e mi chiedevano cosa stessi facendo.

Io intendevo: a chi si manda il curriculum per lavorare con il Papa?
TP: Ha fatto tutto Don Giulio Neroni, non saprei dirti (ride).

"Abbà Pater" di Giovanni Paolo II l'avete sentito?
TP: Bello, dai.
DD: Davvero molto bello, sicuramente. Ci sembrava giusto, però, fare qualcosa di diverso, di più energico.



La conferenza stampa scorre veloce. In molti tentano di strappare una dichiarazione del tipo "Ma questo è un papa rock?" o "È un papa rap?" e Neroni: "se lo volete dire voi sono affari vostri, lui è il Papa. E io non sono rock per niente, so' prete". Si crea un silenzio un po' imbarazzato quando una giornalista de Il Mattino chiede quanto è costato il progetto, quanti soldi andranno per un fondo per i rifugiati e quanti rimarranno nelle casse del Vaticano. L'album è costato intorno ai 50.000 euro, ci sono state molte spese tra cui le registrazioni stesse comprate a Radio Vaticana - "la voce del Papa ci è costata meno di un cantante di quarta categoria. Andavano pagate le persone che sono andate a registrare i vari discorsi in giro per il mondo", ha commentato Neroni. La percentuale degli utili ai rifugiati sarà del 10%.

Chiedo che aspettative di vendite hanno: "È difficile dirlo" - mi risponde Luca Stante, direttore di Belive Digital, che distribuirà il disco - "è un prodotto veramente unico. Abbiamo fatto delle previsioni, come risultato minimo pensiamo alle 50.000 copie. La prima traccia che abbiamo reso disponibile, "Wake Up!", ha fatto più di un milione di visualizzazioni su YouTube. Non solo, è stata ricaricata anche da altri utenti. È una cosa bella, virale, vuol dire che c'è qualcuno che la vuole condividere". Il Papa ha il suo pubblico, rispondo io. "Ha tanti commenti - continua Stante - la maggior parte positivi, poi ovvio ci sono anche quelli negativi". Non ci sono state altre domande. Nel caso ve lo stiate chiedendo: no, non c'era il buffet.

Tag: strano e lol

Commenti (2)

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  • Giulio Pons 05/11/2015 ore 21:48 @pons

    Bell'articolo Sandro!

  • Nicola Bonardi 06/11/2015 ore 15:30 @nicko

    minchia che pezzenti... manco il buffet... allora a che cavolo serve l'8 x 1000?!

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