Gli ultimi dei Cosmetic

Nell'anno del "ritorno del rock", la band romagnola che ha sempre fatto delle chitarre col fuzz il suo tratto distintivo, torna con un singolo dream pop fatto coi synth. Abbiamo parlato delle loro nuove influenze ma anche dello stato di salute di band come la loro. Spoiler: non è facile per niente

I Cosmetic, foto di Veronica Brunoni
I Cosmetic, foto di Veronica Brunoni

La storia è molto semplice: quando i Cosmetic registrano qualcosa di nuovo, siamo sempre tempestati da chitarre col fuzz, ci facciamo una doccia di distorsioni e riverberi in reverse. La band nata 15 anni fa sulle colline romagnole e capitanata da Bart, ci ha cresciuti ormai a suon di testi emotivi e psichedelici e abrasioni shoegaze/grunge, torna con un singolo che mostra un cambio di pelle piuttosto deciso: si intitola La luce accesa ed è suonato soprattutto coi synth, di quelli belli aperti ed eterei tipo Beach House.

Il pezzo esce per To Lose La Track, a due anni dall'ultimo album Plastergaze e funziona molto bene, facendoci sperare per un album a stretto giro, che contenga le nuove influenze della band che ha saputo rivitalizzarsi in modo diametralmente opposto a chi, dal palco dell'ultimo Sanremo (che sembra due secoli fa), ha pontificato sulla rinascita del rock. Ecco cosa ci hanno detto in merito.

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Quando ascolti i Cosmetic e invece della collezione di Fender col fuzz senti aperture dream pop, non puoi che domandarti: che è successo?

Volevamo sfruttare l'effetto sorpresa! No, non è vero, questo tipo di atmosfere fa già parte da tempo di ciò che ci piace, semplicemente ancora non lo avevamo esplorato. Facciamo sempre la stessa musica, ma in realtà in ogni periodo della nostra vita abbiamo esplorato aspetti diversi dello stesso ambiente. 


È molto buffo che nell’anno della “rinascita del rock” (vedi Sanremo), abbiate fatto un cambiamento così radicale nella vostra prima uscita… Che sta succedendo alla musica con le chitarre in Italia? 

Beh attualmente in effetti c'è questo ritorno un po' buffo del rock, dove per poterti identificare fra i cantautori ed essere riconosciuto sembra tu debba per forza esibire chiodo, nudità, tatuaggi e facce grintose. E' un po' ridicola questa cosa, le nostre chitarre hanno sempre avuto un vocabolario più vasto, senza bisogno di pose particolari. E avevamo voglia da tanto tempo di fare qualcosa senza chitarre. In particolare quando affrontiamo viaggi in furgone ascoltiamo sempre roba soft tipo Beach House, Tycho, Washed out, i Flaming Lips dell'ultimo periodo, quello del tutto liquido e "sviaggione". Spesso è tornato fuori questo diktat semi-serio: "no chitarre, no rullanti, no piatti fastidiosi". E forse ci abbiamo creduto troppo.   


Un commento sulla ripartenza della musica nel nostro paese e sul sistema che ha fatto sì che, dopo due soli mesi di pandemia, fosse praticamente tutto imploso?

Purtroppo questa situazione è esplosa per tutti, in modo molto simile a una guerra e nella guerra tutti ci rimettono tranne chi fabbrica armi. E qui le armi le avevano solo le multinazionali tipo Amazon, i supermercati e le case farmaceutiche. Al secondo posto il sempreverde "calcio" e dal terzo in giù tutti a soffrire. La situazione della cultura e spettacolo e la considerazione che hanno avuto presso le istituzioni è deludente come spesso solo questo paese sa essere. Ma secondo me non c'erano molte alternative al chiudere tutto, perché se l'italiano medio trova il modo di "mettere un piede nella porta" per non chiuderla ci fa entrare tutti i parenti. E quindi sicuramente avremmo avuto dei problemi. Cose tipo "scoperto rave alla proiezione del film d'essai a posti limitati".


Voi avete sempre fatto parte della fascia media, di quelle band che non accettano compromessi e seguono il loro percorso, fatto di album e concerti nei club. Oggi quanto è difficile seguire questa linea, coi club che chiudono e il divario tra fascia alta e bassa delle band che diventa sempre più grande?

Una decina di anni fa proprio su queste pagine risposi in maniera un po' sfacciata e imprudente che non avrei mai voluto fare della musica il mio lavoro, proprio per mantenere i piedi nella realtà e non essere costretto a tutti i costi a dover vendere e accettare compromessi per seguire l'andamento di un mercato. C'è stato un periodo poi in cui ho maledetto mille volte il non esserci buttati a capofitto nella musica, perché vedevo amici che avevano dormito a casa mia, prendere dischi d'oro e riempire palazzetti e arene. Oggi siamo tornati in un periodo in cui benedico l'avere un lavoro diurno, ma a parte il discorso economico, noi siamo sempre stati un fascia di mezzo anche come genere, con un piede nei ritornelli pop e l'altro nell'intransigenza noise. E' come quella storia del vecchio saggio a cui viene regalato un asino, hai presente? Che poi si rompe la gamba etc.  Oggi siamo davvero in difficoltà, infatti non ti nascondiamo che il disco sarà difficile da registrare finché non sappiamo che gli investimenti necessari potranno rientrare grazie a concerti e tour. Tutto sommato siamo abituati bene, a poter lasciar correre la nostra creatività poiché siamo supportati da un etichetta fantastica e da amici e collaboratori pronti a buttarsi nel fuoco per noi, quindi fare un disco in queste condizioni di scarsità di mezzi sarebbe molto deprimente. Così come è deprimente sapere che forse anche tornati alla normalità tante venue indipendenti se le sarà mangiate qualche multinazionale e tanti amici non avranno più un lavoro nella musica. Come negli anni '90, solo chi ha un contratto con major o similis avrà budget a sufficienza per giustificare un disco, un tour un ritorno soddisfacente. Noi rischiamo di rimanere sotto la falce e forse torneremo nelle fogne. A  un certo punto un paio d'anni fa pensavo di intitolare un eventuale nuovo disco Tornare nelle fogne, ma mi pareva troppo negativo. Nel nostro piccolo noi oltre a suonare continuiamo a organizzare piccole situazioni e festival come il Soglianois e il Tafuzzy Days e finché avremo fiato e gambe insieme a Brace, Psico e gli altri continuerò ad essere quello alle 4 del mattino stacca la spinatrice, conta i soldi e spera di esserci rientrato nei costi per aver fatto esprimere i nostri artisti preferiti, che valgono, senza portarmi a casa niente.   


Ci date qualche disco italiano da ascoltare assolutamente, meglio se uscito negli ultimi tempi?

La sferzata di buona vecchia novità dei Laguna Bollente, il nostro bro ADESSSO, il progetto "lua" di VRCVS, Dull Company Myself che è un tizio wave che si beve il cappuccino alle 3 de notte, gli unici e soli Hallelujah!, le intriganti Jerome! Deve ancora uscire ma so già che il disco dei Mondaze, heavy gazers romagnoli, si ripercuoterà ben oltre l'Italia! 


L’album che verrà, seguirà i suoni del singolo La luce accesa, oppure quello è un esperimento a sé stante? 

C'è tanto fermento. Straccia ha scritto tante musiche lui, siamo commossi dalla qualità del suo apporto. Gei alla batteria sta spaccando. Alice sta scrivendo persino testi lei. Stiamo diventando democratici! Stiamo lavorando a davvero tanti brani nuovi. Alcuni nati con le chitarre stanno acquisendo sempre più sintetizzatori, altri rimarranno per forza con le chitarre perché sono davvero validi così. Probabilmente tutto il discorso prenderà un piega più esplicita, più pop, più comunicativa. Forse lo chiameremo Maxi Pop, come il cane di David Bowie. Comunque non temete! Purtroppo non sappiamo diventare famosi! 

 

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L'articolo Gli ultimi dei Cosmetic di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-05-14 09:19:00

COMMENTI (2)

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  • gabvollaro 31 g Rispondi

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  • vurt79b 32 g Rispondi

    solo amore per i cosmetic