"Il corpo è tecnologia e la tecnologia è corpo". A dirlo è David Cronenberg - uno che ha fatto di questa identità l'epicentro della propria filmografia - in un'intervista di qualche tempo fa, ma queste parole si sposano molto bene anche per le più recenti pieghe della carriera artistica di Marculedu, musicista che da qualche tempo si sta dedicando a un campo di ricerca parecchio interessante: creare e sviluppare strumenti musicali indossabili. Ci sono le "unghie musicali", ossia una sorta di guanto dove i movimenti delle dita producono suoni diversi, i "capelli musicali", dove fili conduttivi inseriti nella capigliatura reagiscono a un segnale attraverso un sensore touch, ma anche strumenti più "meccanici", come una calotta da indossare sul viso con dei pulsanti che hanno la stessa funzione dei pad di un controller.
Ad aprire la ricerca è un momento preciso: "Ho iniziato ad approcciarmi al mondo delle tecnologie musicali indossabili nel 2024, mentre stavo affrontando il lutto di mio padre", racconta. "Era un periodo per me particolarmente dissociativo, non riuscivo a scrivere e un giorno decisi di comprare uno starter kit con un microcontrollore, dei cavi e qualche sensore. Mettere insieme i componenti su una breadboard (sorta di tavoletta forata che serve creare prototipi di circuiti elettrici, ndr) e vederli funzionare mi ricordava la gioia di comporre musica. Il processo mi sembrava lo stesso: hai un'idea, fai un casino, poi metti in ordine e alla fine funziona. Inizialmente è stato d'aiuto per domare il dolore dell'assenza, dopo è diventato un modo per ritrovare la mia persona".

Così, Marculedu, forte dei suoi studi in programmazione musicale al Conservatorio, prova ad aprirsi a un settore ben più tecnico e a costruire da zero i primi strumenti, prendendo a ispirazione nomi come Laetitia Sonami, Franziska Baumann e Imogen Heap - che, come vedremo più avanti, ha fatto in tempo ad accorgersi delle sue creazioni - per quanto riguarda l'estero e Luca Pagan l'Italia. "All'inizio ho bruciato tantissimi moduli e buttato un po' di soldi, se non fosse stato per le ore passate su YouTube e sui forum online probabilmente starei ancora a collegare distrattamente la messa a terra al pin di alimentazione", spiega.
I frutti di questa ricerca stanno poco a poco arrivando. Per esempio lo scorso maggio Marculedu era sul palco del MI AMI a fianco di Sara Gioielli: se le sue unghie musicali replicavano la chitarra della cover di Niente di Liberato, la fascia tenuta al braccio ha dei pulsanti che permettono di lanciare campionamenti in mezzo alla performance (e che nel video qua sotto si vede adoperata dalla stessa Sara). C'è poi un doppio singolo pubblicato da poco, intitolato Piro / Sogno Cyborg, tracce estratte dalla colonna sonora di Revolver, corto diretto da Paoli De Luca e in concorso alla 41ª Settimana Internazionale della Critica di Venezia: qui lo scenario è quello di un'elettronica che sfocia quasi in un'ambient onirico e che è ispirata proprio da tutti i sensori bruciati nel processo di perfezionamento degli strumenti.
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Ok, ma entrando un po' nel tecnico, come funzionano nello specifico questi strumenti? "Le unghie musicali hanno dei sensori di pressione che rilevano la flessione della falange distale, cioè la prima nocca più vicina all'unghia", spiega Marculedu. "Quando piego l'unghia dell'indice oltre una determinata soglia, il sistema rileva 1 e fa scattare un trigger, che può essere mappato per suonare un Do. Ho scritto un algoritmo semplice che memorizza diverse combinazioni delle dita, al momento riconosce 9 posizioni diverse. Tutti i miei strumenti funzionano quindi come dei controller MIDI, non generano autonomamente il suono. Si collegano tramite Wi-Fi a una patch che ho scritto su plugdata dove vengono letti e convertiti i valori dei sensori nella maniera in cui servono a me. Poi li mappo sulla DAW per suonare un synth, un campionatore o gestire parametri FX". Se non ci avete capito niente, allora diciamo che è magia nera.
Di certo l'aspetto più interessante è notare come, a questo punto, la coreografia di un brano non sia solo un elemento che accompagna l'esibizione, ma ogni movimento corrisponde potenzialmente a un suono diverso. La danza diventa a sua volta suono in qualche modo. E bisogna quindi agire di conseguenza sul palco: "Cerco sempre di rendere chiaro dal vivo il rapporto gesto-suono, voglio che si capisca visivamente che uno specifico suono prodotto sia l'effetto di una mia interazione con una parte cyborg. Indossando gli strumenti con cui suono, la mia resa performativa è più influenzata dall'ansia e dalla rigidità. Ma questo mio schema mentale mi porta a semplificare molto le mie interazioni. Riduco i gesti all'osso, così posso tenere alta la concentrazione e limitare risposte strane dei miei strumenti. Mi piace pensare che, di notte, queste protesi musicali tecnologiche crescano spontaneamente su di me. Poi, al mio risveglio al mattino, mi accingo a riconoscere e a giocare con le mie nuove parti cyborg".

Sempre più persone si stanno accorgendo delle potenzialità e del fascino delle creazioni di Marculedu. Tra queste ci sono anche nomi parecchio "pesanti" della musica internazionale. Come Zara Larsson, popstar svedese, che una sera piazza like e ricondivide un suo video: "Erano più o meno le due di notte, ero a letto facendo il mio solito doomscrolling pre-nanna su TikTok: ho avuto un boost di adrenalina incontenibile e ho preso sonno solo qualche ora dopo". Sono poi arrivate anche SZA, Oklou e Imogen Heap - "loro le ho viste di mattina e quindi hanno fatto effetto caffè" -, tutte artiste che vedremmo parecchio bene a usufruire delle tecnologie di Marculedu. A questo punto aspettiamo con ansia un feat.
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L'articolo Costruirsi un nuovo corpo per fare musica di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-08-25 10:08:00

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