15 cover diventate più famose dell'originale

Jeff Buckley, foto via bbc.co.uk - Jeff BuckleyJeff Buckley, foto via bbc.co.uk - Jeff Buckley
20/06/2016 di

Sarà successo a tutti una volta nella vita: restare costernati di fronte alla scoperta che la canzone di cui ci siamo innamorati non è farina del sacco della nostra band preferita. Oppure dover spiegare a un ignaro amico che “la canzone di Donnie Darko” è dei Tears for Fears prima che di Gary Jules. Ma non è (sempre) necessario provare imbarazzo per la propria ignoranza, perché ci sono casi in cui oggettivamente la cover è diventata più popolare dell'originale, che sia per l'effettiva qualità del rifacimento, oppure per la maggiore fama dell'interprete, o per qualche ragione di quelle piuttosto imperscrutabili e indefinibili, che hanno a che fare per lo più con lo spirito del tempo: come dire, la cover giusta al momento giusto.
Ne abbiamo scelte quindici, alcune totalmente insospettabili.

Hallelujah – Leonard Cohen/Jeff Buckley




Forse il caso più eclatante di cover che supera l'originale: l'inno di Cohen che, lo diciamo con tutto il rispetto e accettando accuse di blasfemia, rischia nel ritornello di ricordare un po' troppo le canzoni che cantavamo da bambini nel coro della chiesa, era già stato ridotto a un'essenzialità più elegante e dalla spiritualità meno ostentata ma non per questo meno ricca, anzi il contrario, da John Cale, ed è proprio alla versione di quest'ultimo che si rifà Jeff Buckley. Mettendoci dentro ulteriore male di vivere, la bellezza sofferta di un'interpretazione che avvicina davvero la canzone al divino, a quella grazia (Grace) che possedeva solo lui e che ha fatto di "Hallelujah" una canzone tanto sua quanto di Leonard Cohen.

Where did you sleep last Night – Leadbelly/Nirvana




L'Unplugged In New York dei Nirvana è uno di quei dischi che possiedono un po' tutti, un piccolo simbolo di trasversalità musicale, che piace ai fan dei Nirvana in quanto fan dei Nirvana, ma gradito anche da chi non è un appassionato del gruppo, forse perché rivelava il lato melodico, sensibile e, in fondo, pop, che solitamente restava in secondo piano, nascosto dietro il sound aggressivo di dischi come "Bleach" e "Nevermind". E poi svelava eroi inaspettati. Per esempio, il bluesman degli anni '40 Lead Belly, l'interprete più accreditato di questo traditional (che in origine si intitolava “In the pines”). Anche in questo caso c'è un passaggio intermedio, ed è la versione (notevole e piuttosto dark) inserita da Mark Lanegan nell'album “The Winding Sheet”. In ogni caso, è la ballad di Kurt e compagni che resterà per noi ragazzi degli anni '90 l'unica “Where did you sleep last night”.

It's oh so quiet – Betty Hutton/Bjork




Durante una striscia quotidiana di un Amici di Maria de Filippi di qualche anno fa, una concorrente era indecisa sul brano da cantare nella puntata serale. La sua amica le consigliava di portare il suo cavallo di battaglia, “quella canzone strana, quella dove urli...” “Quella di Bjork?”, chiedeva la ragazza indecisa. È fuori discussione che siamo davanti a un altro caso di “canzone diventata una delle più celebri fra le canzoni di tale artista senza essere di tale artista”. E in questo caso senza nemmeno discostarsi troppo dalla versione a cui si ispira, di cui mantiene lo spirito da musical jazz.

Torn – Ednaswap/Natalie Imbruglia




Il 1997 fu l'anno in cui ci recammo dal parrucchiere brandendo una foto di Natalie Imbruglia e ne uscimmo con in testa una tragica scodella, e fu, per tornare al tema che ci interessa, l'anno in cui fece sfacelo in tutte le classifiche questo brano di rara perfezione pop, la classica canzone mainstream col tocco indie che piace a tutti, dalla tipa che ascolta le boy-band al metallaro, facendo di Natalie Imbruglia una star, e degli Ednaswap...chi?

Tainted Love – Gloria Jones/Soft Cell




Quando dici Soft Cell dici “Tainted Love”, eppure anche qui, forse non tutti sanno che uno dei brani-simbolo del synth-pop, oltretutto ri-coverizzato più volte (un nome su tutti, Marilyn Manson) non nasce per essere ballato nelle serate fluo dei club inglesi quanto piuttosto nei locali newyorkesi dove i ragazzi neri vanno a ballare la soul music e poi la disco. La versione di Gloria Jones però non raggiungerà la fama di certi classici del genere, e così per tutti o quasi “Tainted Love” resterà associata al faccione di Marc Almond e allo spirito degli anni '80.

Take Me To The River – Al Green/Talking Heads




Un'altra canzone “sbiancata”, anche se in questo caso l'originale non è stato dimenticato e gode ancora di ottima notorietà. Però, per molti, la versione definitiva è quella che, in perfetto stile Talking Heads, ne mantiene l'anima soul e la unisce allo spirito punk, world e arty del gruppo newyorkese. L'amalgama riesce benissimo, e almeno in parte oscura il povero Al Green.

 

I will always love you – Dolly Parton/Whitney Houston




Ovvero di come una canzone d'amore un po' strappalacrime ma tutto sommato innocua è diventata lo standard con cui generazioni di urlatrici da talent hanno cercato la standing ovation di pubblico e giudici feticisti dell'estensione vocale circense. Grazie, Whitney Houston, e grazie Guardia del corpo.

 

Twist and Shout – The Isley Brothers/The Beatles




Prima della psichedelia, prima degli esperimenti di tutti i tipi, prima delle rivoluzioni, c'erano quattro ragazzi col caschetto che suonavano “solo rock'n roll”. E che alla fine delle registrazioni del primo album, stanchi ed esauriti per i tempi record in cui si erano svolte, decisero di chiudere con un pezzo che non era il loro ma che era un cavallo di battaglia nei live, e di chiudere così, con una buona-la-prima sporca e rauca. Il resto è storia.

 

I love rock'n roll – The Arrows/Joan Jett and the Blackhearts




A proposito di rock'n roll. Una cover molto fedele all'originale che però diventa un successone, perché? Forse perché il rockaccio da bar per motociclisti dell'Ohio si sposava alla perfezione con l'attitudine da bad girl un po' punk un po' riot un po' tamarra di Joan Jett, fatto sta che quando la cantiamo al karaoke (ubriachi, naturalmente) è lei che vogliamo essere. Rock on!

 

Girls Just Want to Have Fun – Robert Hazard/Cindy Lauper




Restando in tema di ragazzacce: immaginiamo che ben pochi – o meglio poche -, quando canticchiano sotto la doccia “uohuh girls just want to have fun” abbiano in mente la New Wave di Robert Hazard. Molti di più si immagineranno nei panni di una coloratissima ragazza ribelle che vuole solo fare festa e ballare in giro.

 

Nothing Compares 2 U – Prince/Sinead O'Connor




I The Family non sono la più celebre fra le creature del genio di Prince. E “Nothing Compares 2 U” non era la più celebre fra le loro canzoni. Fino al giorno in cui il manager di una giovane Sinead O'Connor le diede un consiglio quantomai accorto: inserire una cover nel suo secondo album, e precisamente dare nuova vita a questa ballatona pop-soul molto romantica. E lei così fece, asciugandola nelle sonorità e consegnandola alla storia come una delle più dolorose e graffianti canzoni d'amore finito.

 

I fought the law – Bobby Fuller Four/The Clash




Seguendo, giustamente, la regola del punk di non avere regole, i Clash se ne sono sempre fregati un po' di tutto, in particolare dell'anglocentrismo di gran parte dei colleghi, e anche sputare per forza sul passato non gli interessava poi un granché. Nessun problema quindi nel prendere un brano così tanto anni '60 e trasformarlo in un inno punk. Con quel titolo, poi, era già perfetta.

 

Me and Bobby McGee – Roger Miller/Janis Joplin




Qui la domanda giusta sarebbe: perché Roger Miller ha inciso la canzone, scritta da Kris Kristofferson con in testa la fidanzata Janis Joplin, prima di Janis Joplin? Chissà. Comunque, un anno dopo la versione più classicamente country (e un po' sciapa) di Miller, le cose tornano nel giusto ordine, Bobby McGee diventa uomo e “Me” è, e sarà, sempre e solo lei, Janis.

 

Dazed and Confused – Jake Holmes/Led Zeppelin




Una cover-non (ufficialmente) cover, frutto di parecchi “risciacqui” e di quel certo talento di Jimmy Page per le rivisitazioni a prova di royalties: Page contribuisce con la sua chitarra a una versione degli Yardbirds, poi decide di registrarla anche con gli Zeppelin, ma non prima di aver cambiato testo e melodia abbastanza da poter evitare di accreditare Holmes. Sia come sia, la canzone suona proprio come un classico Led Zeppelin ed è in questa versione che si è guadagnata la fama vera.

 

Don't dream it's over/Alta Marea – Crowded House/Antonello Venditti




Uno dei pezzi più famosi in assoluto del cantautore romano, almeno per la parte musicale, è in tutto e per tutto ripresa da “Don't dream it's over”, un brano scritto da un autore neozelandese, Neil Finn, e interpretato da una band australiana, i Crowded House. Non che il brano originale sia davvero sconosciuto: al momento dell'uscita nel 1986, era in top 10 nelle classifiche di tutto il mondo, guadagnando anche qualche premio agli MTV Music Awards dell'anno successivo. In Italia rimase sostanzialmente sconosciuta non superando il 76esimo posto in classifica, ma nel 1991 la cover di Venditti vide un successo esagerato, aiutato anche dal video in cui appare una sedicenne Angelina Jolie.

Tag: cover liste

Commenti (7)

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  • agadino 22/06/2016 ore 19:07 @agadino

    Animals vs Santa Esmeralda.. la versione "disco" di Don't let me be misunderstood è spettacolare

  • Giuseppe Rubino 22/06/2016 ore 19:14 @lasciara

    quello che mi fà incazzare é che in questo articolo si parla solo di cover,ovvero di canzoni anglo americane reinterpretate da altri,voglio solo citare alcune canzoni di Paolo Conte intrpretate da Celentano o da Jannacci.Cosa c'é la musica Italiana vi fà schifo o altro???

  • Massimo Max Bovi 22/12/2016 ore 16:04 @maxdjre

    segnalo the best di bonnie tyler portata al successo nella versione di tina turner

  • Matteo Galdo Porpora 08/05/2017 ore 15:29 @veleno_

    ehm.. scusate l'intrusione, ma pensavo che la prima in classifica fosse Knockin' on Heaven's door - Bob Dylan vs Gun's n' Roses

  • Mauro Boccardo 3 mesi fa @m.boccardo

    Non avete dimenticato “With a little help from my friends” (Beatles/Joe Cocker) e “Rockin’ all over the world” (John Fogerty/Status Quo)? Imperdonabile!!! Precisazione: “Don’t let me be misunderstood” è di Nina Simone poi cover degli Animals e poi cover di Santa Esmeralda. Saluti

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