Il Covid ha riportato alle origini l'arte del videoclip

Dopo l'epoca d'oro di MTV e la recente risacca, con il trionfo del Web, la pandemia ha imposto il ripensamento dei video musicali, puntando sull'idea e non sui budget. Sarà l'inizio di qualcosa di nuovo? Una chiacchierata con Giacomo Triglia, tra i più importanti videomaker italiani
01/09/2020 10:16

Qualche giorno fa ci sono stati i VMA 2020, i premi per i migliori video musicali, quest'anno in edizione "speciale" a causa delle restrizioni sanitarie dovute al covid, quindi senza pubblico. Le esibizioni dei vari Lady Gaga, Miley Cyrus, Ariana Grande, The Weeknd (che ha vinto il video dell'anno per Blinding Lights), sono state gioco forza reinventate per intrattenere il pubblico, e sono diventate una sorta di videoclip. Più che una novità, questo sembra sia il nuovo standard di questo 2020 non esattamente clemente con musica, musicisti e lavoratori della cultura. Come abbiamo già visto, anche il nostro X Factor si è riorganizzato per intrattenere senza gli applausi del pubblico in studio. 

I videoclip, che negli anni '80 hanno ucciso la radio – come cantavano The Buggles – e negli anni '90 hanno innalzato  la propria qualità fino a diventare vere e proprie opere di videoarte nelle mani di Chris Cunningham, Michel Gondry, Spike Jonze o Jonathan Glazer, negli ultimi anni sono stati un po' appannati dalla mancanza di un contenitore unico che facesse scoprire nuova musica agli spettatori. Oggi che grazie a internet la fruizione è totalmente frammentata e on demand, diventa sempre più difficile imbattersi in un video musicale "non richiesto". 

Per capire meglio come funziona il lavoro del regista di video musicali, abbiamo chiesto qualche segreto del mestiere  e qualche curiosità a Giacomo Triglia, uno dei più quotati videomaker italiani, che ha diretto tra gli altri, clip di Luciano Ligabue, Afterhours, J-Ax, Brunori Sas, Maneskin, Levante, Irene Grandi, Francesca Michielin, Zero Assoluto, Decibel, Francesco Sarcina, Eugenio Finardi, Cristina Donà, Colapesce, Simona Molinari, Gilberto Gil, Dimartino. 

Come hai iniziato a fare video?

Ho iniziato per gioco, con progetti di amici, ma erano perlopiù video sperimentali con videogiochi: venivo dal mondo dei cortometraggi. Il mio primo videoclip, per un progetto chiamato John Merrick, consisteva nel picchiare duro il portiere di Fifa99 in modalità allenamento! Poi ne ho fatti altri con i Sims e qualcosa in stop motion per Ettore Giuradei, prima di approdare al primo video musicale con esseri umani: Come Stai di Brunori Sas (anche se non disdegno ancora oggi le formule “non canoniche”). Conobbi Dario a un festival di fotografia e video del quale curavo la direzione artistica e quando mi sono trasferito nella sua città, adesso anche la mia, Cosenza, gli ho proposto di fare il videoclip di Come Stai, ascoltato sul suo MySpace ritrovato appuntato sul retro di un biglietto del treno che lui stesso mi aveva dato. Brunori spiccò subito il volo grazie al suo enorme talento e di conseguenza quella fu una vetrina prestigiosa per me, le richieste iniziarono a fioccare da tutte le parti e non mi fermo più da 10 anni a questa parte.

È facile fare videoclip oggi?

Nel 2020 credo sia facile fare videoclip, considerata l'evoluzione dei mezzi tecnici e l'accessibilità a livello di costi degli stessi. Nel 2010 per avere un'immagine “cinematografica” occorreva ingegnarsi usando pesanti e costosi accrocchi che venivano montati davanti le videocamere miniDV del tempo per poter adattare le lenti fotografiche, possibilmente vintage, e avere quel look con ridotta profondità di campo tipico del cinema.

Nel presente, invece?

Oggi grazie alla reflex prima, e le mirrorless (fotocamere digitali prive di specchio reflex, ndr) adesso, con una spesa inferiore alle 1000 euro e un po' di conoscenze software, soprattutto per la color correction, riesci ad ottenere risultati impensabili prima. Io stesso, anni fa, ho girato importanti video per artisti piuttosto noti in Italia con delle piccole mirrorless da poche migliaia di euro. Ovviamente alla lunga solo chi abbina delle buone idee riesce ad andare avanti e collaborare con case discografiche importanti, e questo se vuoi dà l'opportunità a chi è carente di budget di mettersi in pari alle mega produzioni che di mega, spesso hanno solo il costo dell'attrezzatura impiegata.

Però sembra più difficile per gli artisti emergere.

È molto più difficile rispetto a 10 anni fa riuscire ad emergere, vuoi per l'aumento vertiginoso dei progetti musicali e di conseguenza di chi gira i video degli stessi, vuoi per l'eccessivo traffico di informazioni con il quale siamo bombardati ogni giorno. Per quanto riguarda invece la mia esperienza la formula è ormai consolidata: l'etichetta o il management dell'artista mi contatta, ascolto il brano, faccio due chiacchiere con l'artista per eventuali spunti e/o suggestioni, propongo una mia sceneggiatura, contatto una casa di produzione alla quale affidare l'organizzazione, shooting (quasi sempre in un giorno), montaggio (che curo sempre personalmente), color correction, consegna. Rispetto a un tempo, quando seguivo anche la parte produttiva, ho più tempo per dedicarmi al lato “artistico” e riesco a girare più cose anche su giorni consecutivi.  

Girare all'epoca del covid è un casino?

Adesso lavoriamo sul set con alcune restrizioni e, ovviamente, rispettando tutti i presidi sanitari, con le mascherine, il disinfettante per le mani e tutto il resto. Durante il lockdown, per esempio, ho girato un video "alternativo" di Francesca Michielin. La sceneggiatura era del tutto diversa, ma dopo il decreto Chiudi Italia ci siamo resi conto che non sarebbe stato possibile realizzarlo in quel modo. L'alternativa sarebbe potuta essere un lyric video (un video piuttosto statico con una foto e poche immagini che si susseguono e, in sovraimpressione, il testo della canzone, NdR). Parlando con Francesca e con la Sony, abbiamo deciso di utilizzare il girato casalingo dell'artista, che si è ripresa da sola con lo smartphone. Il risultato, con un effetto vintage stile VHS, ci è piaciuto molto. 

Com’è cambiato questo mezzo dall’epoca d’oro di MTV a quella dei social?

Come per ogni campo, internet ha dato l'opportunità a tutti di diffondere il proprio lavoro, sia esso un brano, un video, una foto, e grazie al fatto che non ci sia più un luogo deposto a contenere i videoclip, perlomeno non come un tempo dove MTV era il “contenitore assoluto”, gli artisti indipendenti hanno la possibilità di divulgare facilmente il proprio verbo visivo. L'aspetto se vuoi negativo è che internet, e il nuovo modo di fruire i video musicali, ha accorciato la “vita” dell'opera video: in rete la vedi per poco rispetto a un tempo perché subito rimpiazzata da altro, dal video del singolo nuovo.

Prima come funzionava?

Io ricordo ad esempio un videoclip ad album, adesso per ogni album i singoli sono tre o quattro e di conseguenza anche i videoclip, e ovviamente le case discografiche cercano di spalmare i costi su più lavori dello stesso artista, meno budget meno possibilità di scrivere cose “complicate”, anche se poi i costi vivi di produzione sono sempre uguali, e quindi si è costretti a ingegnarsi ogni volta per scrivere delle cose interessanti a “basso” costo, il che per me a volte è quasi una sfida e non per forza un aspetto negativo, specie se l'artista ha la voglia e il coraggio di mettersi in gioco e sperimentare. L'aspetto positivo è che si gira molto più di un tempo.

Negli ultimi anni, però, il videclip sembra meno importante di prima. Quali sono le cause di questo declino?

Io non parlerei di declino, perlomeno non nei numeri, forse le cose si sono un po' complicate per le etichette medio-piccole, che sono costrette a rincorrere le grosse produzioni. Molti giovani artisti vedono nei talent l'unica possibilità di emergere, di conseguenza chi riesce ad avere un po' di visibilità grazie a questi spettacoli, ha da subito a disposizione grosse produzioni video finanziate dalle major con i registi del momento. Più che declino, è lo standard qualitativo dei videoclip ad essersi un po' innalzato, e questo fa sì che da indipendente, o da etichetta medio-piccola, fai un po' fatica a poterti garantire standard visivamente alti. In assenza di budget da impiegare, consiglierei di puntare tutto su una mega idea, come dicevo prima, perché altrimenti lo scontro è impari.

Il backstage del video Al di là dell'amore di Brunori SasIl backstage del video Al di là dell'amore di Brunori Sas

I nuovi programmi musicali dell’era covid stanno mostrando esibizioni senza pubblico che somigliano molto ai videoclip o ai varietà degli anni ’60. Sarà la rinascita del mezzo?

A essere sincero seguo pochissimi programmi musicali, soprattutto televisivi, anzi diciamo che non seguo nessun genere di programma televisivo, in ambito musicale mi limito a Radio Deejay al mattino quando riesco, quindi non ho idea di come si siano trasformati nell'era covid. So come si sono trasformati i videoclip nell'era covid però, per me è un po' essere ritornato alle origini, quando era necessario ingegnarsi per trovare soluzioni alternative che non richiedessero la presenza di girato reale, come mi è successo per i lavori che ho fatto durante il lockdown, dove ho fatto videoclip praticamente con tutto, usando del girato fatto a New York l'anno precedente ad esempio come nel caso di Michielin/Fibra, o adesso quando, nonostante si sia tornati a girare sui set reali, le limitazioni sono ancora presenti e sei costretto a scrivere sceneggiature tenendo conto delle restrizioni sanitarie.

Quali sono i migliori canali per promuovere i clip? 

Rockit ovviamente! Al di là del momento promozione credo che le testate giornalistiche come la vostra siano sempre un buon mezzo per veicolare i propri progetti musicali: io stesso ne seguo di diverse, anche se dedicate ad altri generi musicali, quindi al di là dei social credo che i magazine online di settore rimangono il miglior posto di promozione insieme ovviamente alla testate giornalistiche canoniche (quando lo concedono).

Avrebbe senso una tv musicale tipo Videomusic o MTV oggi?

Per come la conosciamo noi forse no, in “pillole” web con ospiti, interviste e contenuti dedicati particolari, forse sì, anche se per quanto visto nel mondo negli ultimi mesi, tutto è possibile in realtà. Durante il lockdown ad esempio è nata la moda delle dirette, fatte dagli stessi artisti o da testate giornalistiche con gli artisti ospiti; quel che è certo che in un modo o nell'altro il contenitore sarà il web e non il caro e vecchio televisore (escluso naturalmente Sanremo, perché Sanremo è Sanremo).

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L'articolo Il Covid ha riportato alle origini l'arte del videoclip di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 01/09/2020 10:16

Tag: video

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