Cut - Covo - Bologna Live report, 11/01/2008

27/02/2008 di

(I Cut dal vivo - Foto da internet)

Serata tutta bolognese al Covo. Sul palco i Phidge - giovane band che da poco ha pubblicato su Riff records l'album "It's all about to tell" - e i Cut, ormai un'istituzione per la città rossa. Non è poi così vero che Bologna ha perso lo smalto dei tempi migliori. Sara Scheggia racconta.



Primo fine settimana dopo l’Epifania, si riprende a far tutto con fatica. Meno male che anche quest’anno il Covo ha il calendario fitto fitto di live italiani, di quelli che ci piacciono.

Stasera la scena è tutta felsinea, in un parallelo interessante: i Cut, oramai dei veterani, in giro da più di dieci anni, e i Phidge, anche loro già con qualche annetto di rodaggio sulle spalle, ma che tutto sommato rappresentano una realtà ancora fresca e in fase di decollo. E questa serata la prendo un po’ come una risposta a chi dice che Bologna non è mica come prima, che la città non è più al centro della scena come qualche anno fa, che troppe effervescenze sono state placate e comunque si vive peggio. Io in questa città ci sto da tre mesi, sono un po’ stufa di sentirmi dire che niente è come prima (ed in ogni città le lamentele sono più o meno le stesse) e ok, gli anni ‘90 li portiamo nel cuore un po’ tutti, ma smettiamola. Siamo nel 2008, viviamo in un paese che si sta sfasciando pian piano, ma siamo qui, volenti o nolenti, e se non ce ne vogliamo andare, basta piagnistei. Ché mica è vero che in giro non c’è più niente da fare. Anzi. Prendi una serata come questa al Covo. I Phidge presentano stasera il nuovo disco (in uscita per la Riff Records di Bolzano), aprono la serata e già c’è parecchia gente. Caricano la folla e poi passano la palla ai Cut, che tra i pezzi dell’ultimo lavoro ci infilano qualche inedito, ci danno belle scariche di grinta, che graffiano. Nel frattempo la sala si riempie e uno di loro cerca di arrampicarsi sulle casse che galleggiano ai lati del palco, in alto.

I Phidge si rivelano una bella sorpresa dal vivo, in studio forse hanno levigato fin troppo i pezzi e hanno ripulito tanto. Sul palco sono più ‘sporchi’ e quello che in cuffia sembra molto emo, molto più melodico, stasera sembra tiratissimo, più grezzo ed autentico. Sarà che il pubblico amico li acclama e loro sono carichi. Sarà che la partita giocata in casa ti fa guadagnare in scioltezza. Sarà che ad un certo punto salta sul palco Jonathan dei Settlefish. Convincono quanto basta per farci dire che “Colors” è proprio un bel brano. E chiediamo anche il bis.

Pausa sigaretta, pausa birra, si ritorna dentro. Arriva una specie di onda anomala che si porta via tutto e comincia a centrifugarci con quei suoni sixties, pieni di solchi punk e garage che più profondi non si può. Sono raffiche rapidissime di pura energia, senza basso ma con due chitarre selvagge. Proiettili di rock ‘n’roll a tutta velocità: il culo lo muovi per forza.

Una bella conferma, quella dei Cut, quasi scontata. Però, gli inediti che ogni tanto piazzano qua e là, pur non interrompendo la coerenza di sudore che portano avanti da un’oretta, destano qualche preoccupazione: il rischio di ripetersi anche nel prossimo lavoro è dietro l’angolo. Magari con un tiro, un gusto e una precisione che ti fa dimenticare anche come ti chiami, ma l’incognita rimane.

Nulla è perduto, dunque. In Piazza Verdi non si può più bere, i writers hanno vita difficile e i centri sociali pure, o non sono più come una volta. Ma si continua a suonare, a sudare, ad ascoltare senza tregua. E ne vogliamo ancora, anche a costo di piegarci al bicchiere di plastica.



Commenti (2)

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  • Faustiko Murizzi 03/03/2008 ore 17:47 @faustiko

    Grandi Cut!
    Il prossimo disco li vogliamo prodotti da Rick Rubin... così gli dà una ripassata come si deve! :]

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