Live Report: Waines al Cox 18 - MIlano Live report, 22/05/2009

22/06/2009 di

Per le solite incongruenze tipiche della discografia, "Stu" è già presente ai banchetti dei loro concerti ma "uscirà" ufficialmente a settembre. Noi i Waines li conosciamo da tempo, li abbiamo già intervistati e ci mancava solo la conferma dal vivo. In occasione del tour nel nord Italia dello scorso maggio, Manfredi Lamartina li ha visti a Milano, ci racconta.



Al Cox 18, storico centro sociale milanese meglio noto col nome di Conchetta, probabilmente avranno fatto gli scongiuri sin dalla settimana prima del concerto degli Waines. Il pensiero di tutti, infatti, è andato a quella infausta settimana di gennaio. Milano batteva i denti per il freddo di un inverno più prussiano che longobardo. Una mattina però – finalmente era spuntato il sole – una notizia aveva fatto il giro della città. Sgomberato il Conchetta. Tre giorni dopo avrebbero dovuto suonare i tre palermitani. Il resto è cronaca. Manifestazioni (anche non autorizzate), proteste, qualche vetrina spaccata, dichiarazioni muscolari della giunta comunale e slogan altrettanto bellicosi da parte di chi sosteneva le ragioni del Cox. Infine, la rioccupazione. Waines richiamati di default e mani ancorate a tutto ciò che serve per scacciare la sfiga dall'orizzonte.

Il batterista scandisce nell'incastro grancassa-rullante l'ingresso degli altri due Waines. Picchia sui tamburi a bocca aperta e a bicipiti già ben oliati di sudore e garage rock. Il pubblico scuote la testa seguendo ipnotizzato il movimento delle bacchette. Poi i chitarristi attaccano gli strumenti e propongono un blues strumentale fatto di accordi pieni e limacciosi come una sambuca che scivola in gola alle tre del pomeriggio. "Have You Heard The News?", s'intitola così il pezzo, già presente nell'ep "A Controversial Earl Playing" e riproposto nell'album "Stu". Di bassisti manco l'ombra, secondo una prassi ormai ben istituzionalizzata nel mondo indie. Poco male, le valvole degli amplificatori già saturano dopo mezzo brano, lo slide scivola che è un piacere e le corde 0.16 macinano profondità manco fossero un Fender Jazz.

I brani si muovono tra blues e rock'n'roll, dunque. Suonano in levare al punto che la gente balla col sorriso sulle labbra ("Let Me Be"). Sfoderano riff sudisti che pare di stare in un club sulle rive del Mississippi anziché in un centro sociale in Italia ("Flow River Flow"). E poi, non contenti, mettono pure qua e là qualche cover famosa rivista sotto la lente Waines. C'è "Personal Jesus" dei Depeche Mode che accentua i riflessi blues e sporca ancora di più un brano dal fascino oscuro. C'è "Breath" dei Prodigy che perde ogni connotato big beat e sfodera un robusto appeal tendente al noise. E c'è quella "Ny Excuse" dei Soulwax che ormai è inno di battaglia a ogni concerto. Waines, quindi. Provare – e sudare – per credere.



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