Creuza de Ma, il festival dove il cinema si ascolta

A Carloforte si parla una lingua a metà tra il sardo e il genovese, si mangia il tonno più buono del mondo e c'è una rassegna pensata per far incontrare registi e compositori. E trovare così il giusto incastro tra nuovi suoni e nuove storie

Tutte le foto sono di Francesca Ardau
Tutte le foto sono di Francesca Ardau

C’è un’isola a sud-ovest della Sardegna che di sardo ha ben poco. L'architettura ricorda un borgo ligure, il piatto forte è la focaccia e si parla il tabarchino, un dialetto che mescola accento genovese e parole d’oltremare. È l’isola di San Pietro, dove, alla fine del Settecento, i genovesi che avevano colonizzato Tabarka, in Tunisia, si rifugiarono in esilio e costruirono una nuova casa.

Si racconta che proprio qui, a Carloforte, qualche secolo più tardi siano approdati anche Fabrizio De André e Mauro Pagani durante il loro viaggio alla ricerca dei suoni del Mediterraneo che avrebbe dato vita a Creuza de mä. C’è chi dice che De André passava intere giornate in un baretto del centro a lasciarsi ispirare dall’isola e a scrivere quello che sarebbe diventato uno dei suoi dischi più importanti. Che sia leggenda o realtà, la storia ben racconta il legame tra questo luogo e la musica.

Oggi, infatti, quello stesso titolo è diventato il nome di un festival, giunto alla sua ventesima edizione, che dal 22 al 25 luglio ha riunito sull’isola gli studenti di regia, montaggio e suono del Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) di Roma e quelli delle migliori accademie e conservatori d’Italia. L’obiettivo? Favorire il dialogo e la vicinanza creativa tra registi e musicisti, due professionalità che sorprendentemente faticano a incontrarsi.

Gli studenti del CSC e delle migliori accademie di composizione d'Italia a Carloforte, insieme al direttore di Creuza de Ma
Gli studenti del CSC e delle migliori accademie di composizione d'Italia a Carloforte, insieme al direttore di Creuza de Ma

Tutto parte da una sfida che si è dato il fondatore del festival, Gianfranco Capiddu. “Io nasco come musicista laureato in etnomusicologia e musica elettronica a Bologna, ma ho iniziato al lavorare nel cinema come compositore per film. Nove anni fa, quando ho cominciato a insegnare al Centro Sperimentale di Roma (uno degli istituti più prestigiosi in Europa per chi vuole lavorare nel settore, ndr), mi sono reso conto che i miei allievi di regia non avevano nessun rapporto con i musicisti", spiega. "Sì, conoscevano qualche amico compositore, ma non avevano l'idea di affiancarsi a un musicista per il loro film perché pensavano di abbinare alle scene le canzoni della loro vita che si ascoltavano sulle piattaforme, non sapendo che, senza diritti, non le avrebbero potute usare. Nessuno insegnava ai giovani compositori a leggere le immagini e, allo stesso tempo, nessuno insegnava ai giovani registi a pensare alla musica come parte integrante della narrazione. Così mi è sembrato naturale creare un luogo dove queste persone potessero incontrarsi”.

Gianfranco Capiddu con Alberto Palmiero e Francesco Di Grazia, rispettivamente regista e compositore della pluripremiata pellicola
Gianfranco Capiddu con Alberto Palmiero e Francesco Di Grazia, rispettivamente regista e compositore della pluripremiata pellicola

Capiddu racconta anche che, per chi nasce a Cagliari (come lui), andare a Carloforte, proprio per le sue caratteristiche uniche e diverse dal resto della regione, era come fare il primo viaggio all’estero. Inoltre, già da anni, unendo la professione di regista alla preparazione da musicista, insieme a colleghi e compositori, lavorava a un circuito di festival cinematografici, "Le Isole del Cinema", per cui ogni isola della Sardegna era dedicata all’approfondimento di un ramo dell’industria e Carloforte era stata destinata proprio all’aspetto musicale. Da qui l'intuizione: creare un campus, all'interno del festival che già c’èra, dove studenti di cinema e composizione potessero vivere insieme per qualche giorno in una dimensione “altra”, diversa, lontana dai soliti luoghi e dalle abitudini romane. Uno spazio per porre le basi di eventuali collaborazioni, senza l'urgenza di un fine immediato e preciso.

Le masterclass del mattino
Le masterclass del mattino

E un'altra aria, in effetti, si respira già sul traghetto: attraversare il mare e approdare su un’isola, fisicamente e psicologicamente fa il suo. Come in un rito di passaggio, pensieri e pressioni si lasciano sull’altra sponda.

Le giornate funzionano così: al mattino le masterclass dedicate agli studenti con professionisti del settore tra cui Alberto Palmiero, Francesco Di Grazia, Carolina Crescentini, Alice Zecchinelli, Fabio Massimo CapogrossoeGinevra Nervi (che, tra l'altro, fa parte del direttivo dell'ACMF, Associazione Italiana Musica per Film); dal tardo pomeriggio le proiezioni e i talk al Cineteatro Cavallera, un gioiello architettonico del posto. Infine, le esibizioni nel Giardino di Note, una collinetta rigogliosa con affaccio sul porto. Ogni sera l’atmosfera è diversa: dalla musica tradizionale sarda del duo Mauro PalmaseGiacomo Vardeu, all’esplorazione elettronica e visiva di Ginevra Nervi, per concludere il festival con Motta e la sua La fine dei vent’anni. Nota speciale per il tramonto musicato live da Karen Hernandez, in uno spazio notevole comela Tonnara Comunale di Carloforte.

Ginevra Nervi live nel Giardino di Note
Ginevra Nervi live nel Giardino di Note

Il programma è vasto e gli ospiti azzeccatissimi, ma è negli intermezzi che avviene la magia. Creuza de Ma non è un festival qualunque. Siamo in pochissimi, forse una cinquanta persone, forse poco più. Facciamo colazione, pranzo e cena insieme, andiamo al mare insieme e dopo i concerti, ci ritroviamo nei baretti del paese fino a tardi, come fossimo in gita. E come in tutte le migliori gite, nascono amicizie e sentimenti, quale migliore presupposto all’arte? L’isola non è solo una cornice, è parte del metodo.

Io intanto parlo un po’ con tutti: il settore lo conosco poco, ma mi affascina tantissimo. Scoprire che nel creare un film, i singoli reparti agiscono quasi in autonomia e che all’interno anche delle produzioni più grandi, il budget dedicato alla parte musicale sia il primo sacrificato, mi fa riflettere. Pure i film muti possono rinunciare alle parole, ma non alle melodie - penso. Però il discorso è più complesso.
In passato, le colonne sonore avevano un mercato autonomo: venivano pubblicate e vendute, permettendo agli editori musicali di investire nelle produzioni con l’idea di rientrare nei costi possedendone i diritti. Con il declino di quel mercato, accentuato dallo streaming, questo modello è quasi scomparso. Gli editori investono molto meno e il costo della musica ricade principalmente sulla produzione del film, che, soprattutto nei progetti più piccoli, dispone di risorse limitate. Il risultato è che, nonostante il suo enorme e imprescindibile valore narrativo ed emotivo, la musica finisce spesso per essere penalizzata. E per non dipendere dalle sync (l’opzione chiaramente più costosa), scegliere il giusto compositore diventa fondamentale, ma bisogna imparare a farlo.

Karen Hernandez live alla Tonnara Comunale di Carloforte
Karen Hernandez live alla Tonnara Comunale di Carloforte

Cabiddu mi spiega che il festival è solo il primo step di un progetto ben più ampio che vorrebbe sfociare, in un futuro prossimo, nell’istituzione di un distaccamento del CSC interamente dedicato alla musica e al suono applicato per cinema e audiovisivi. Il piano c’è già e la sede pure: Villa Muscas a Cagliari, a completare il polo musicale della città tra il Teatro Lirico e il Conservatorio. Mentre me ne parla, sento tutta la passione di chi da anni lavora per questo. Per ora, sicuramente, i ragazzi si rincontreranno in autunno, proprio a Cagliari, dove avverrà l’abbinamento tra i provini dei compositori e le sceneggiature dei registi e inizierà il lavoro sui cortometraggio. 

Durante le nove ore di viaggio verso casa, il tempo di riflettere abbonda. Penso a quanto sia raro trovare spazi in cui le persone abbiano ancora il tempo di conoscersi davvero, senza l’urgenza di trasformare subito ogni incontro in un risultato: qui a Carloforte sento, prima di tutto, di aver assistito alla nascita di legami preziosi. E così il cerchio si chiude: oggi Creuza de Ma raccoglie l'intuizione di De André e Pagani - che per trovare nuovi suoni bisogna prima di tutto mettersi in ascolto - e crea le condizioni perché questo possa ancora accadere.

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L'articolo Creuza de Ma, il festival dove il cinema si ascolta di Corinne Victoria Basile è apparso su Rockit.it il 2026-07-28 14:00:00

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