Afterhours - CRONACA VERA: Quando tentavamo di riconoscere le stelle Rubrica

21/01/2007 di Huyhnhnm

(Una scrivania - Foto da Internet)

Secondo appuntamento di "Cron@c@ Ver@" lo "scambio e-pistolare fra pistolini" curato da Huyhnhnm. Che questa volta è stato contattato da M.A., che fra un concerto e l'altro ha trovato il tempo di sbottonarsi un po'. Ovviamente non è vero, ma questo - ahem - che ve lo diciamo a fare.



Caro Huy (se ti ha chiamato Huy F.B., figuriamoci se non posso farlo io…), vorrei sfatare, qui ora e per sempre, il luogo comune che mi vede al top della trasgressione. Per farlo, prendo le mosse da un episodio famoso, o forse famigerato: quello del "Meraviglioso Tubetto".

Chi ha acquistato il mio libro omonimo (Mondadori, 109 pagine, 12 euro e 39 centesimi, centesimo più centesimo meno), oltre a meritarsi il "grazie" più sincero mio e della mia banca, sa bene di che cosa parlo. Chi non l'ha acquistato, oltre a meritarsi qualcuno dei miei celebri e più dotati scaracchi (ma forse non è il caso, so di un paio che li hanno fatti seccare su carta assorbente per metterli all'asta tramite Ebay), sappia che nel racconto un "capellone magro e spettinato" (cit.) cerca, trova e acquista in un supermercato un tubetto di balsamo per capelli allo scopo di farne - come dire - un uso improprio (del tubetto, non del balsamo). I più avranno capito, gli altri corrano in libreria a comprare il mio Oscar, oppure se per caso avessero a portata un oggetto simile, se lo ficchino non in bocca e poi compiano quella manipolazione su se stessi che dovrebbero avere imparato alle medie inferiori.

Ecco, vedete? Vedete con che pudore e con quanta meccanica freddezza descrivo un'operazione (operazione?) così naturale? Avrei mai potuto soddisfare le necessità dell'editore, che mi aveva chiesto qualcosa di pecoreccio per i più giovani? D'altro canto, anche se le biografie - autorizzate e non - raccontano tutt'altro, la mia giovinezza si è spesa quasi per intero tra lunghe riunioni all'Azione cattolica, raccolta di vetro ferro e carta per la parrocchia (fummo tra i primi a praticare la raccolta differenziata, lo ricordo con un certo orgoglio), studio da uscirne gobbi e - a mo' di diversivo, si fa per dire - quelle due settimane l'anno in campeggio con gli scout, delle quali peraltro ricordo solo: patate; marmellata troppo dolce; notti stellate trascorse a cercare di riconoscere le stelle (due palle); le prime, imbarazzanti polluzioni; la mano morta di don Casimiro.

Dire di no all'editore però non mi andava, e pensai di cercare qualcuno che facesse il "negro" per conto mio. Non si dice "negro"? Lo so, ma soltanto le volte che devi parlare di un essere umano con la pelle scura, e bisogna usare imbarazzanti perifrasi tipo questa, oppure "nero", o se sei figo e rapper, "black" oppure "fratello"; nel nostro caso "negro" sta a indicare quel povero Cristo (non si dice "povero"? non si dice neanche "Cristo"? ma andate un po' affanculo) che gli scrittori pigri, troppo impegnati o irrimediabilmente scrausi fanno scrivere al posto loro, dandogli una miseria e raccomandandosi di non rivelarlo a nessuno, nemmeno sotto tortura.

Manco a farlo apposta, mi ritrovavo per le mani alcuni racconti piuttosto audaci che un giovanissimo fan aveva lasciato nel nostro camerino dopo un concerto ad Abbiategrasso. Niente male anche come propellente, devo riconoscere… ma lasciamo stare l'autocoscienza e torniamo a noi: sui fogli non c'erano né le generalità, né un recapito telefonico dell'autore, ma quel ragazzo me ne aveva fatto omaggio e quindi erano miei ormai, no? Presi qualcosa da lì, qualcos'altro da là, un po' anche da su e da giù, e portai il malloppo alla casa editrice. Il redattore (un osceno riporto paralizzato dalla lacca e una cravatta in maglia di lana, dico: una cravatta in maglia di lana) aprì il faldone, prese a leggere con aria di sufficienza, ma subito cominciò a dare segni d'irrequietezza e - che schifo - anche di eccitazione: da furbone qual ero diventato, per primo gli avevo messo il racconto del tubetto scritto dal fan sconosciuto (che sconosciuto non è rimasto: anche se è molto migliorato, qualche anno dopo - credo proprio di non sbagliarmi - ho riconosciuto il suo stile in quello di una "controversa" rubrica su un celebre portale).

Ed è finita naturalmente in gloria: libro pubblicato, vendite soddisfacenti, forum pieni di stronzate ("prosaicamente efficace", "è un grande", "sottoscrivo la grandezza", ecc. ecc.). Unico rammarico: non sono mai riuscito a ringraziare quel ragazzo (non credo proprio che sia rimasto un nostro fan). Ebbene, voglio farlo adesso, tuo M.A.



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