Consorzio Produttori Indipendenti / Live report, 21/09/2013

Consorzio Produttori Indipendenti - Come nel '97

La quasi reunion (mancava Ferretti). Sottopalco sembrava il '97: fenomenologie di pubblico, prese di posizioni politiche, rigori intellettuali; Il pacchetto completo insomma. Sopra il palco, invece - Canali, Maroccolo, Magnelli, Zamboni - si sono divertinti. Il live report.
26/09/2013
di Il Fantasista

La quasi reunion (mancava Ferretti). Sottopalco sembrava il '97: fenomenologie di pubblico, prese di posizioni politiche, rigori intellettuali; Il pacchetto completo insomma. Sopra il palco, invece - Canali, Maroccolo, Magnelli, Zamboni - si sono divertiti. Il live report della data di Milano. 

Non capita tutti i giorni di non aver niente da fare.

Che sia chiaro, era sabato sera, tutto al posto giusto per i binari del benestare meneghino. Ma di fatto eravamo con le mani in mano, io e il mio amico Jon, un tizio di Baltimora trasferitosi in Italia da anni lasciando l’H negli Stati Uniti. Con le mani in mano in un ristorante sui Navigli, alle undici di sera. A Birmingham quantomeno avremmo avuto un po’ di pioggia e qualche rissa interrazziale. Invece guardiamo l’app che dice che si fa a Milano.


-Non c’è niente da fare, te l’avevo detto-

-Aspetta, leggi qui, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Giorgio Canali….live a Segrate. Al Bitte. -Ma questi sono i CSI. Andiamo?-

-Andiamo-

Io ho 34 anni e sono Il Fantasista. Jon ne ha 28 e guida di notte con sapienza e coraggio.

Per tutto il viaggio ascoltiamo il nuovo disco dei Franz Ferdinand con il solito repertorio di singalong, gesto della batteria sul cruscotto, coretti in falsetto a finestrini giù. Decidiamo che si tratta di un album che fa venire la pelle d’oca e che c’ha un tiro che ciao.

-Questo disco va come James Hunt cazzo-

-James Hunt? Chi cazzo è? Sei vecchio Santo Cielo-

Vero, sono su di età, ma non vecchio.

Entriamo al Bitte e le differenze col pubblico si notano subito. Jon è di gran lunga il più giovane (dopo i due bambini che dormono nel passeggino), io non sono tra i più giovani ma sicuro sono quello che ne dimostra di meno. Venendo noi dalla città, seppur ragazzi da bar e non impomatati da Milano Fashion Week, agli occhi del pubblico sembriamo comunque due TakeThat.

Scorgo tra la gente alcune vecchie conoscenze da CSOA degli anni 90. I maglioni lunghi sono ancora gli stessi e forse anche le giacche Benetton, le ciabatte e i 40 anni. La birra nel bicchiere di plastica, il locale enorme, 300 persone.

Ho dentro quella vibrazione che sentivo da ragazzino prima di entrare allo stadio, una miscela di nostalgia ed emozione, senza mai levare gli occhi da ciò che ti succede intorno. La band si fa attendere e poi sale sul palco senza fronzoli. Arriva anche la cantante, col chiodo di pelle, i capelli ricci in stile “Volevo i pantaloni”, la camicia rossa e la cravattina nera corta. Jon inorridisce, io no, perché ho già capito tutto. Per due ore qui saremo senza internet, senza socials, senza riconoscerci. Qui è tutto rimasto al 1997. I CSI suonano benissimo (nonostante l’acustica non sia esattamente quella del Madison Square Garden), fanno pezzi uno dietro l’altro, la cantante , che è la brava Angela Baraldi, impugna il microfono di Giovanni Lindo Ferretti e canta nel suo identico stile.
Si percepisce immediatamente la messianica aria liturgica della metrica ferrettiana, tanto quanto si nota la mancanza del sacerdote. Una sorta di fantasma che aleggia tra le gonne batik e le felpe working class della bassa lombarda. 
Lo stile è legato a quel momento in cui l’”alternative” si avvicinò ad MTV, divenendo un suono cool, contemporaneo, televisivo, senza perdere però la profondità su cui aveva fondato una credibilità artistica e ideologica. In quegli anni l’“Indie” non esisteva, gli Strokes andavano ancora al liceo e i Libertines alle medie. Dunque tutto ciò che era diverso spesso doveva passare dai confini della politica. Fino al 1999/2000 o eri di sinistra o eri di destra anche per la musica. Non abboccava nessuno al doppio passo delle Clark’s in discoteca. E quei pochi che sapevano stare sia di qua che di là o avevano qualcosa da nascondere o avevano già capito tutto. Quel concetto brit di “Indie” che ha unito il mondo rocknroll alla moda, Pete Doherty a Kate Moss per intenderci, non era presente in nessuna subcultura, dalle serate alle curve degli stadi, tutto passava dall’ideologia. Praticamente tutto il contrario di adesso.

Il concerto fila piacevole e abbastanza intenso per quasi due ore fino a quando si alzano i pugni. Jon sbarra gli occhi:

-Ma hanno i pugni alzati-

-Eh si, hanno i pugni alzati nel 2013, ma in verità siamo nel 1997 Jon. Stasera o sei di destra o sei di sinistra o guardi zitto-


Due generazioni a confronto stridono sullo stile e sui contenuti. Chi ne vorrebbe, di contenuti, insieme a chi, per lo stile, non ha mai avuto interesse alcuno. I CSI, a vederli, sono degli impiegati di banca con Giorgio Canali 55enne in maglietta SUB-POP che sembra il diavolo e Maroccolo che suona il basso giocando a fare Tinto Brass. Manca l’acidità di “Forma e Sostanza” ma conservano il rigore intellettuale di Zamboni e l’emilianità delle ballate partigiane dell’Appennino. Si divertono, chiudono con “Emilia Paranoica” tra il delirio dei militanti. Io ho nella testa una serie di ricordi indelebili, i viaggi in macchina a scuola, le prime feste negli appartamenti universitari di Perugia, albeggiare con una sconosciuta bevendo vino dal cartone. Il Capodanno del 1998.

All’uscita vedo anche Alex, il protagonista di Jack Frusciante, che prende sotto braccio la figlia 15enne: “Hai visto papà che bella musica ascoltava?”


Risaliamo in macchina. La serata è nostalgica ma non riflessiva. La notte di Segrate lascia lo spazio al traffico mellifluo della Milano della moda. I CSI si fanno da parte e rientrano in campo i Franz Ferdinand.

“But how can we leave you to saturday night or sunday morning…Good morning”

Tag: reunion

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