Subsonica - CSOA Gabrio - Torino Live report, 09/01/2004

11/02/2004 di Raffaele Longo



Lei mi chiama alle 20: “Di ma lo sai che forse domani suonano i Subsonica al Gabrio?”
“Ma dai”, dico io, “ma non ho letto nulla su TO7”
“No e’ una specie di sorpresa, una cosa dell’ultimo minuto...”
E cosi’ il giorno dopo, venerdi’ 9 Gennaio, mi precipito in edicola, apro La Stampa, ed ecco la notizia: i Subsonica si esibiranno questa sera in concerto presso il centro sociale Gabrio per raccogliere fondi per l’attività del centro.

La mia mano si fa cornetta, e chiamo il buon Olly: “Buondi’ uomo, com’e’? Ascolta, stasera suonano i Subsonica al Gabrio. Io sono 2 anni che cerco di vederli e non ci sono riuscito. Si va?”
“Certo che si va”, risponde Olly.

Alle 21.30 siamo li’, Olly ed io, giubbotti in una mano (il freddo sconsiglia di camminare piu’ di 3 metri senza), birra nell’altra, chiacchiere e il locale che inizia a gremirsi.

Non c’e’ ressa, la notizia era davvero dell’ultima ora, e la cosa ci piace. Siamo a 3 metri dal palco, senza colpo ferire.

E alle 23 le luci si spengono, e si accende lo spettacolo.

Si apre con un pezzo mai eseguito prima, “Modulation”, contenuto in una compilation on line, un bel pezzo rock, duro, metallico. E inizia il viaggio nei tre cd. Scorre via “Sonde”, estratto dal secondo album “Microchip emozionale”, quello contenente la canzone “Tutti i miei sbagli”, presentata a Sanremo. E’ subito caldo, caldo che attraversa il pubblico. Caldo fisico, di un locale piccolo rivestito di mattonelle umane.

E’ come guardare il concerto in salotto. Non ci sono piu’ di mille persone, una situazione intima.

Loro spingono da subito miscelando i suoni dei loro 3 cd, diversi tra loro, ma caratterizzati dall’essere meticci, un miscuglio di sonorita’ rock, dub, pop, elettroniche.

Sono i suoni della citta’ da cui vengono, miscuglio di ortogonalita’ architettonica spezzata da autentici sprazzi di follia costruttiva, coniugazione di verde di parchi e colline e di mattoni e cemento, che nel mix di stili trova la sua traduzione musicale.

La folla balla, salta, suda, vive il concerto. E’ la loro ultima apparizione prima di chiudersi in studio per un paio d’anni. Hanno deciso di salutare la loro citta’ e il loro pubblico, quello che li ha seguiti dalle prime apparizioni nei centri sociali o ai Murazzi.

E loro suonano, cantano, saltano, sudano, non si risparmiano. La gente e’ li’ per loro, e loro non si tirano indietro. Cosi’ il concerto si snoda, e passano i pezzi...i primi due album li cantano praticamente per intero. “Liberi tutti”, “Momenti di noia”, poi una pausetta, e poi si riparte. ”Colpo di pistola” spezza i suoi suoni e lascia spazio ad Aurora, attorno a cui si dipana la vicenda di “Aurora sogna”. Quindi attacca il dub, si sente profumo di alba ai Murazzi grazie alla ritmica ipnotica di “Preso blu”. Il rockaccio di “Albe meccaniche” agita la folla, che poi si rilassa con la house elettronica di “Sole silenzioso” e “Atmosferico”, nelle sue varie varianti, tutte estratte da “Amorematico”, l’album piu’ recente. Si passa da un brano all’altro, dall’esuberanza danzereccia di “Nuova ossessione”, alla paranoica ritmica di “Nicotina groove”, per poi saltellare di nuovo per le “Cose che non ho”.

Non si riesce a smettere un secondo di ballare e saltare, il ritmo funziona, questa miscela di sonorita’ riesce a cogliere l’orecchio di sorpresa e lo costringe ad ascoltare.

E poi di nuovo apnea musicale, un’immersione nei pezzi....”Il cielo su Torino” rispecchia stati d’animo subalpini, ed e’ un piacere sentire un ragazzo che dice:”Io mi ci specchio in questa canzone, mi descrive”...e’ la magia della musica, che ha colpito ancora.

Due le pause, per prendere fiato, dissetarsi, e discutere con il pubblico i motivi che li hanno portati sul palco del Gabrio. Motivi di supporto all’attivita’ dei centri sociali, che portano avanti una informazione alternativa, discutibile a volte e per alcuni, religione per altri. Melodia repubblicana, di uno stato libero che accetta libera informazione.

Si arriva alla fine del concerto dopo essere stati inondati da onde di elettropop. I Subsonica vanno via, ma il pubblico no, rimane li’, respira, li attende...e loro ritornano, con un super bis di 4 canzoni, tra cui spicca “Radioestensioni”, bandiera di una liberta’ di informazione che stenta a trovare posto tra i media che sgomitano per contendersi scene dal “Grande Fratello”.

L’etere e’ stato trafitto, si puo’ andare a casa ora, ma prima, bisogna concedersi al pubblico. Hanno dato la loro musica, il pubblico l’ha raccolta ballando, ora danno se stessi al loro pubblico, gettandosi fisicamente nella folla...lo fa Samuel, lo fa Boosta.

Ottima musica, testi assemblati con intelligenza, talento cristallino che e’ sopravvissuto a Sanremo e si spera non venga dimenticato nel prossimo disco. Grande omaggio alla citta’ musicale che li ha forgiati e che continua a ispirarli.

Al prossimo disco.



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