Non possiamo privare una generazione dei concerti

E non si possono più lasciare soli i locali, da tempo abbandonati al loro destino. Una conversazione con Fulvio De Rosa, proprietario del Live di Trezzo e membro di KeepOn sul CTS e il tema capienze, sulle necessità di chi crea cultura e di chi vuole goderne

Un conceto prima del 2020, foto di Silvia Violante Rouge
Un conceto prima del 2020, foto di Silvia Violante Rouge
01/10/2021 - 09:42 Scritto da Simone Stefanini

Fulvio De Rosa è uno degli imprenditori dell'intrattenimento musicale in Italia, uno dei più eclettici. Direttore generale di Shining Production e del Live Club di Trezzo sull'Adda, fa parte della rete KeepOn Live, l'associazione di categoria dei live club e festival italiani ed è consigliere di Assomusica, l'associazione di produttori e organizzatori di musica dal vivo. Insomma, per intendersi è uno che di concerti ne sa e abbiamo deciso di contattarlo dopo che il CTS ha dato le indicazioni sulle nuove capienze al Governo, che a sua volta ha rimandato di una settimana il Consiglio dei Ministri per valutare con più attenzione le indicazioni che provengono anche dai professionisti della musica. 

Questo almeno è ciò che speriamo, perché la capienza all'80% (80% di cosa?) coi distanziamenti e le sedute potrebbe dare il colpo di grazia a un settore che, senza motivi oggettivamente validi, è stato nel migliore dei casi ignorato, nel peggiore punito dalla politica. Se non si riapre subito si rischia di buttare via l'inverno, con conseguente fallimento dei locali. Poi c'è la questione etica: non possiamo permetterci di far saltare una generazione di pubblico, negando loro gli spettacoli dal vivo, sarebbe un'ecatombe culturale e formativa senza precedenti nella vita recente del Paese. Approfondiamo.  

Perché la situazione è diventata insostenibile?

Dopo 19 mesi di assoluta comprensione del problema sanitario, dopo aver sopportato le restrizioni, oggi grazie al successo della campagna vaccinale che mai ci saremo immaginati di poter raggiungere con queste tempistiche continuiamo a essere puniti mentre vediamo tutte le attività economiche ripartite e l'abusivismo dilagante. Abbiamo dei dati ottimi e non abbiamo alcun allentamento nei nostri confronti, questo è inaccettabile e incomprensibile. Come dicono i Måneskin siamo stati zitti e buoni, comprensivi e complici della campagna vaccinale, alcuni club si sono proposti come hub per dare la propria parte. Arrivati a questo obiettivo e vederci non considerati è assurdo. Il solo fatto di sentir parlare ancora solo di cinema, teatri e musei, francamente non è più sopportabile. Quando si parla di stadi e palazzetti si parla di sport, non di concerti. Tutta questa indifferenza quando abbiamo spiegato al governo come funzionano i club e ancora parlare di spettacoli coi posti a sedere è davvero frustrante.

 

Così si rischia di buttare via la stagione.

Francamente penso che non ci sia più questa pazienza da parte dei club. La nostra categoria è stata esemplare nel rispettare tutte le regole e se dopo gli ultimi 6 mesi devi stare ad assistere alla libertà assoluta, agli assembramenti abusivi, alla tolleranza di ogni tipo, è lo Stato che ti sta portando a infrangere le norme. Di fronte a questa inspiegabile linea dura solo nei nostri confronti, vedere gli assembramenti ai comizi elettorali è stato un colpo inaccettabile. Passino gli Europei, passino gli scudetti, ma vedere politici che hanno emanato 19 dpcm fare le folle senza distanziamenti o mascherine è uno smacco all'intelligenza delle persone.

In un club con le sedute entrano davvero poche persone, no?

Il tema a monte è: in Italia le capienze al chiuso dei club sono le più basse del mondo. Noi già paghiamo un prezzo pre-covid ulteriormente inasprito dopo gli episodi del Bataclan e di Corinaldo che già ci aveva portato a dei valori per cui la gente non capiva perché entrava nei locali, li vedeva vuoti ed erano sold out. Se a questo valore applichi la conversione in posti a sedere e il distanziamento non arriviamo al 50 o 60% di cui si parla, per noi significa arrivare al 20% della capienza, una cosa ridicola. Io ho anche provato col live club a ottobre dell'anno scorso, eroicamente, come tanti dei miei colleghi: ho messo divisori, divanetti, tavolini, la nostra è una sala da 1500 posti, sono arrivato a 280 posti. 

Il pubblico non ha più voglia di stare seduto a vedersi un concerto rock o elettronico...

A ottobre era importante farlo, dare un segnale, riprendere possesso dei locali, perché i luoghi chiusi stanno morendo dal punto di vista strutturale, tecnologico eccetera, quindi è stato necessario farlo. Dopo ci hanno chiuso volenti o nolenti ma ci saremmo chiusi da soli perché non avremmo potuto stare in piedi. Abbiamo aspettato un altro anno, arriviamo all'estate, vediamo che succede in Europa e nel resto del mondo, diciamo "dai è la volta buona che riapriamo" e invece il risultato è ancora chiusura, distanziamento, limitazioni, posti a sedere. Possono anche mettere in campo delle risorse per cui ci traghettano un altro anno, ma non sembrano orientati a farlo, e in ogni caso non è più un solo discorso economico: perché questi luoghi sono chiusi per così tanto tempo? Cosa ne è del pubblico? 

Mi sembra sia disilluso.

Forse all'inizio aveva un po' di entusiasmo del tipo "piuttosto che niente vado a vedermi una band che prima faceva pogare in versione acustica a sedere". Durante l'estate abbiamo assistito a un allontanamento progressivo verso questo tipo do spettacoli. Anche quando hanno alzato le capienze (troppo tardi) non abbiamo registrato ultra sold out ovunque, perché la verità è che quei numeri seduti son difficili da fare. Vanno bene per certi artisti, per certi repertori, per certe location, ma non può tutta Italia sostenersi con quel tipo di spettacolo seduto.  Un po' come lo streaming, che sembrava essere la chiave di tutto e poi non ci sono state tante persone disposte a guardarsi un concerto su uno schermo.

Nemmeno quelli gratis sono stati presi d'assalto...

Abbiamo bisogno di stimolare di nuovo la gente. Se perdiamo quello avremo generazioni che non hanno mai avuto la voglia e l'impeto di andare a vedere uno spettacolo dal vivo e questo avrà un impatto anche sulle loro esperienze future. Un conto è iniziare a partecipare agli eventi nell'età dell'adolescenza o poco dopo, dove si possono fare tutta una serie di esperienze, un conto è saltare questa fase e ritrovarti già adulto senza aver mai visto un concerto. Potrai seguire qualche artista ma quella scintilla si è spenta. 

Il concerto non è solo la band che suona, è tutto il contorno.

Il concerto inizia quando si immagina di comprare il biglietto, un'esperienza che fai con i tuoi compagni, un viaggio, l'emozione prima, durante e dopo lo show, è un patrimonio umano. Sono energie che si generano solo all'interno di quei luoghi e in quelle situazioni lì. Sono irripetibili. 

Ti chiederei "cosa chiedete al governo" ma mi sembra sciocco dal momento che la settimana prossima il governo delibererà  e sarà legge...

Anche se il contesto non lo permetterebbe voglio cercare di vedere la cosa con ottimismo: aver spostato il consiglio dei ministri la settimana prossima magari è dovuto a delle loro esigenze ma quantomeno permette di avere un altro aggiornamento dei dati covid settimanale e potrebbe dar loro modo di fare qualche riflessione in più dopo le pressioni di questi giorni. Forse si sono presi un po' di tempo in più per valutare le considerazioni del CTS e contestualizzarle meglio.

Il tema "standing" non l'abbiamo mai visto nelle valutazioni del CTS.

Mai nominato, nel bene o nel male, né vietato né consentito, però si parla sempre di teatri, cinema, palazzetti e stadi, quindi di luoghi dove vedere eventi a sedere. 

Chi decide le capienze?

Esatto: quando parli dell'80%, a cosa ti riferisci? Come dovrebbe un luogo vendere i biglietti per arrivare all'80%. Hanno anche indicato che deve essere distribuito uniformemente ma è un'altra assurdità questa. Che differenza c'è tra l'80 e il 100% di persone dotate di Green Pass? A me sembra marketing politico: tra il non concedere nulla e il concedere tutto vogliamo dimostrare di avere ancora prudenza perché non dobbiamo sbagliare, quindi non c'è una logica vera ma concedo qualcosa. Scaricano addosso a te la decisione, non avendo più un parametro logico e matematico: il distanziamento che c'è stato finora ci poteva piacere o no, ma aveva i suoi riferimenti. Il riempimento all'80% uniformemente distribuito non vuol dire niente, nessuno ha capito cosa intendono. 

Non è la prima volta che lo Stato scarica la responsabilità ai singoli.

Sembra ti dica: io non ti permetto di farlo, se sbagli è un problema tuo. Ti metto in difficoltà e a quel punto sei tu che devi valutare come risolvere la questione. Le nostre richieste sono ben chiare: on questi parametri sanitari riaperture subito al 100% con Green Pass senza distanziamento. Questo non vuol dire che riapriremo e avremo tutte le serate sold out, il pubblico va riabituato, non si programma dalla sera alla mattina l'attività di un club, specialmente quando è stato chiuso 19 mesi. Ci saranno club pronti in una settimana, quelli che hanno bisogno di un mese. Dobbiamo instaurare quel clima di fiducia nel pubblico che lo spinga a ritornare. Vogliamo che venga stabilita una data per le riaperture invernali al chiuso, se i dati non subiranno un'impennata. 

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L'articolo Non possiamo privare una generazione dei concerti di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2021-10-01 09:42:00

Tag: live

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