La cumbia spiegata dai Tre Allegri Ragazzi Morti

Credit: Tarsila Schubert - Credit: Tarsila Schubert -
03/03/2016 di Davide Toffolo

Due cose ha esportato la Colombia nel resto del mondo: la cumbia e la coca.

Certo, la coca arriva proprio tutta da là. Anche quella che troviamo nei bar di Milano, nelle camerette di Pordenone e nelle feste di compleanno a Bari o Catania. Invece la cumbia si è spostata in tutto il sud america e ha trovato varianti incredibili: nata dall’incontro della cultura africana degli schiavi, che unisce la tradizione andina e la lingua castellana dei conquistatori, da Cartagena e Barraquilla si è spostata in tutto il sud america dall’Argentina al Messico, dal Perù all’Amazonia prendendo forme sempre diverse. Dalla chicia amazonica e peruviana, più psicadelica, fatta con strumenti elettrici, per arrivare a quella argentina e a quella messicana, di Monterrey. Lì hanno comiciato a girare a 33 i dischi che dovevano andare a 45. Come per il reggae con il dub, insomma.

È una musica semplice, che si può fare con pochi strumenti. Per me è come il punk. Almeno, su di me ha avuto un effetto simile. Mi immagino un'Italia invasa dalla cumbia, gruppi in ogni città con varianti diversissime. Cumbia milanesa, cumbia genovesa, cumbia di Pordenone e di Bologna. Cumbia allegra, veloce, lenta, cumbia black, metal, melodica, elettrica, acustica, psicadelica, dolce e tristissima. Ogni quartiere il suo gruppo. Ogni quartiere il suo immaginario e le sue storie.

Intanto comincio io. Davide Toffolo detto El Tofo (che tutto sia scritto nei nomi delle cose e delle persone?). Una bella cumbia su Milano, con i bpm bassi, come piace a me. 80, giù di li.  

"In questa grande città, che tutto il mondo conosce, qualcuno diventa ricco, qualcuno resta uguale. E la chiamano così, capital Ben vestida."

Ho scritto un mio ritrattino sulla città, con i luoghi e la poesia naif, alla Tre Allegri ecco. Ma a Milano la parola cumbia non si è mai sentita. Ciumbia, si diceva, in modo esclamativo negli anni ’80. Ma non è ciumbia ragazzi, è Cumbia. Sì, tutto cumbia, come mi dice Adriano Viterbini, che dentro la nostra cumbia ha portato un profumo di Africa.

Io la cumbia l’ho incontrata la prima volta nel 2002 a Buenos Aires, in Argentina, proprio durante la grande crisi economica iniziata l’anno prima. Tutto il paese impazziva per una musica che arrivava dalle villas, le bidon villes di Buenos Aires. Nomi come Los Pibes Chorros o Damas Gratis infuocavano los bolices, le discoteche della capitale e della provincia. Non chiedere ad un argentino, orgoglioso delle sue radici musicali piene di tango e di rock national, di sostenere quella musica. Ma quando si tratta di ballare, altro non c’è. Cumbia villera!

E così è capitato che nel viaggio che abbiamo fatto a New York, per un concerto per organizzato da Radio Nuova York, sono capitato (grazie a Monique degli Honey Bird che mi faceva da Virgilio) un posto mitico che si chiama Nublu. Dentro c'era un gruppo di hipster che suonava cumbia tradizionale. Nuova folgorazione.

Sesso, droga e una bella dose di ironia sono gli ingredienti. Strumenti elettrici, tastiere a tracolla, basso chitarra e la sezione ritmica suddivisa in una cassa, detta bombo e un grattugia di ferro, che segna un tempo zoppo. Ed è proprio quell’andamento in tre che rende ipnotica la cumbia. Di tutti i gruppi in circolazione, a me piacevano e piaciono proprio i Los Pibes Chorros.

Ma adesso la cumbia ha suonatori in tutto il mondo, dall’Inghilterra a New York, da Parigi a Barcellona. È la "peregrinacion sonidera" come sempre cantano nelle canzoni di cumbia tradizionali, e così arriva anche in Italia, a Milano e Pordenone. Faccio alcuni nomi, solo per non sembrare pazzo: Quantic, Calexico, Los miticos del ritmo, Cumbia Cosmonauts, Meridian Brothers, Uproot Andy, Celentano (scritto da Jovanotti), Manu Chao, Senor CoconutsPibes Chorros, e anche Tre allegri ragazzi morti. Adesso toccherà a noi dare la declinazione locale italiana della cumbia. Ci ha dato una mano un artista italiano che di musica sud americana ne sa molto, Jovanotti, una super star di cui siamo diventati amici. Lui ne aveva scritta una cantata da un altro gigante, Celentano Adriano, quindi la nostra, sbandierata come prima cumbia, forse è la seconda.

Ma non vi dico tutto. Cercate voi. Io vi lascio una mia indicazione. A me piace quella antica, la cumbia campesina. La cumbia dei contadini credo si traduca, quella dominata dalla fisarmonica e dal clarino, con le voci crude e stonate. E la grattugia in primo piano.  

Quindi: procuratevi una grattugia, un tamburo e una melodica (quelle specie di pianole a bocca che si usano anche nelle scuole e che assomigliano ad una piccola fisarmonica) guardate in giro e raccontate quello che succede intorno a voi. La Cumbia vi sta chiamando! In questa grande città, che tutto il mondo conosce, di giorno si lavora, la notte ci si consola. E come mi dice Adriano, sorridendo: tutto cumbia.

 

INUMANAMENTE, per i lettori di Rockit,

Davide Toffolo.

Tag: tutorial

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