A cuor contento: il live di Giovanni Lindo Ferretti al Live Club di Trezzo sull'Adda Live report, 18/02/2011

04/04/2011 di

E' capitato, senza che nessuno l'annunciasse con chissà quale clamore e senza dargli troppa risonanza: Giovanni Lindo Ferretti dal vivo, e sotto trovavi scritte una manciata di nomi di città. Dal vivo per fare cosa, poi, era difficile capirlo: una serie di letture, una conferenza, dei canti alpini o delle preghiere? In realtà ha ripreso tutte le sue canzoni più importanti, e se davi le spalle al palco vedevi la commozione dei presenti (dai teenager ai quarantenni) per aver partecipato ad un racconto comune che Ferretti ha scritto in 25 anni di vita musicale. Di Stefano 'Fiz' Bottura.



Piena provincia. Un ex capannone industriale ai bordi dell'autostrada Milano-Venezia riadattato a scintillante locale per concerti: soffitti alti, palco grande e ben attrezzato, ampia capienza, ottima acustica. Una fredda serata qualsiasi di un qualsiasi febbraio di questo primo decennio del 21° secolo che non sa bene dove andare, tra stravolgimenti climatici e disastri più o meno annunciati e guerre e rivolte e crisi e involuzioni e una certa apatia diffusa ovunque come un virus, mentre gli schermi delle tv insistono a dire che va tutto bene, come da 20 anni a questa parte (ma la televisione ormai chi la guarda più?). In effetti, a vederlo con un minimo di distacco, non sembra cambiato poi molto da quando proprio qui intorno bruciavo e sprecavo la mia giovinezza. A parte il fatto che stasera c'è Giovanni Lindo Ferretti in concerto, proprio lui, lui da solo, senza sigle, senza l'alchimia magica di uno dei "suoi" gruppi (di quelli che hanno fatto la storia della musica in Italia, per capirci) e che non nomineremo perchè non serve, perchè non è più, perchè questa sera ci sono solo Giovanni Lindo e le "sue" canzoni (e tutto il resto fuori?). Perchè ormai quella è storia passata, finita, sepolta, da tramandare nelle memorie attorno al fuoco o in commenti velenosi/sarcastici/delusi/fanatici su facebook o qualche altro social nerdwork. Perchè questi sono tempi moderni. Perchè così vanno le cose e così devono andare etc etc etc., che a citazioni sarete ben preparati anche voi. Che se mi guardo in giro qui fuori in fila (la fila? fuori da un concerto di Ferretti nel 2011?) e guardo le facce e i vestiti (e le bottiglie di vinorosso d'ordinanza dei giovani di provincia) quella che aumenta, più che la curiosità per il concerto, è la confusione. Perchè è il pubblico a colpire di più, davvero fedele a una linea che non c'è, un pubblico che dire variegato è poco, per genere età anagrafica stato sociale grado d'istruzione credo religioso politico livello d'aderenza a codici stilistici e/o comportamentali, di tutto, c'è di tutto (e di più, anche se manchi tu) questa sera al Live Club di Trezzo sull'Adda. E la cosa insieme spiazza e rassicura, che i cortocircuiti e le situazioni ibride e (comunque) disallineate mi son sempre piaciute. Tutti hanno (abbiamo?) quelle facce che dicono "Ok, del concerto di stasera non si sa bene cosa aspettarsi, e in fondo chissà, anche venir delusi non sarebbe male... Quale la scaletta, come e con chi sul palco, quali gli arrangiamenti. Epperò".... epperò siamo tutti qui e siamo in tanti, io direi almeno un migliaio di persone (e il prezzo del biglietto non è nemmeno dei più abbordabili). Qualcosa vorrà dire (ma cosa?).

Una risposta a questa e altre domande (forse) la si intravederà nell'oretta abbondante successiva, per ora entriamo, prendiamo una birra e vediamo che succede.

Sul palco un leggio e una sedia, in posizione centrale, ai lati 2 posizioni pronte, che saranno occupate rispettivamente da Ezio Bonicelli e Luca A. Rossi, ovvero 2/3 dei mai abbastanza rimpianti Ustmamò (ve li ricordate vero?), entrambi compagni d'Appennino e per molti anni, fin dai tempi de I Dischi del Mulo (1991-1999), fedeli alla linea (che non c'è).

E poi si inizia.

Un Ferretti finalmente invecchiato, che si mostra in tutti i suoi 58 anni, in piena tenuta da uomo di montagna: gilet di pile, pantaloni di fustagno e scarpe grosse (eppure bisogna andar?), bicchiere di vinorosso e occhialetti gramsciani dalla montatura leggera. Un piglio tra il curioso l'incerto e il divertito, tutto molto umano. D'altronde il minitour si chiama 'A cuor contento', come spiega lo stesso Ferretti: "dicono che chi ha il cuor contento il ciel l'aiuta e io ho bisogno di essere contento e prego il cielo". Subito il richiamo alla religione così siam tutti sereni e via si inizia, giusto per non scegliere le canzoni a caso, con "Depressione Caspica" ("no non ora non qui", che non c'è nessuna pingue immane frana). E poi via di classiconi ed episodi minori, per 25 anni di discografia, riarrangiati per violino basso chitarra computer, asciugati scarnificati o pomposamente arricchiti di beat elettronici (come vedremo anche fuoriluogo, a tratti). E ognuno dei presenti sceglie da quale canzone farsi trapassare, da quale scheggia di questo specchio in frantumi che è la parabola artistica ferrettiana farsi ferire. (d'altronde siamo qui per questo no? Il guardarsi allo specchio e il sanguinare). Per dire: su "Unità di produzione" qualcuno alza timidamente il pugno, come un riflesso pavloviano incondizionato e fa quasi tenerezza. Su "Paxo de Jerusalem" (che è del 1990) qualcuno tra i presenti probabilmente si inginocchierebbe anche e snocciolerebbe un rosario. "Annarella" sono i brividi sempre e comunque, che a restare indifferente vuol dire che sei morto. E poi "Occidente", "Radio Kabul", "Mimporta nasega" e "Mi ami" che hanno segnato/cambiato molte vite qui intorno. Il concerto in generale sembra reggere, l'emozione c'è. D'altronde stiamo parlando di canzoni che ci scorrono nelle vene da anni, di parole che abbiamo scritto urlato sussurrato un miliardo di volte... ecco, diciamo che va tutto bene tranne quando si riprendono pezzi dagli ultimi 2 dischi dei PGR o quelle da "Co.dex" (1999), il peggior disco della storia di Ferretti (nonchè l'unico da solista), fra l'altro, vado a memoria, i pezzi di "Co.dex" non dovrebbero mai essere stati eseguiti dal vivo (e meno male...), qualcosa come un pastiche pseudo-elettronico-etnicheggiante che sembra la sigla di qualche tour operator di 3° categoria o il sottofondo balearico a qualche predicatore da televendita notturna. Idem la rivisitazione/riarrangiamento di alcuni pezzi dell'ultima fatica PGR "Ultime notizie di cronaca" (2009), tra cui spicca giusto la particolarmente sentita "Cronaca filiale", canzone che ho sempre ritenuto ridondante e a tratti direi poco rispettosa (nel senso del pudore) nell'insistere nel mettere in scena una questione così privata come quella del figlio che accudisce la madre malata, ma che questa sera sentita così, dal vivo, con il violino e il respiro trattenuto di tutti, trova un suo perchè. Bisogna ammetterlo. Perchè poi è la dimensione collettiva delle canzoni e dell'esperienza artistica di Ferretti a fare tutto quanto, a permettere che ognuno contribuisca con il proprio sentire, il proprio vissuto, al "racconto comune". Indipendentemente da tutto, religione politica strumentalizzazioni dichiarazioni shock divergenze/affinità tra il compagno ratzingher e chicchessia. Restano le canzoni le parole la musica e il canto. Perchè è questo quello che siamo (giusto per citare un altro che le parole le sa usare particolarmente bene), esseri umani complessi e mutevoli, negli slanci profondi e nelle vertigini che danno il cuore e il pensiero. E non abbiamo paura di ammettere che alla fine, da questo concerto, si esce così, con il cuor contento. Perchèno. Poteva andare meglio, poteva andare peggio. Non so dire non lo so.

Sigla finale con inserzione pubblicitaria:
Sulla storia di Giovanni Lindo Ferretti ci ho scritto un libro, insieme a Teo Remitti, a intrecciare alcuni di quegli anni con i miei, a provare a mettere in fila fatti canzoni dischi persone ragionamenti avvenimenti guerre (più o meno private), senza nessuna pretesa di trovare un senso o tantomeno giudicare alcunchè. I fatti le opinioni i sogni e gli innamoramenti. Se siete curiosi trovate un centinaio di pagine in pdf qui. Se invece volete approfondire o c'eravate e volete rispecchiarvi, o per qualsiasi motivo x il libro è edito da Arcana, sono circa 400 pagine e si intitola "Giovanni Lindo Ferretti, canzoni preghiere parole opere omissioni".

La foto è di Eleonora Cagnani



Commenti (35)

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  • Lago Nell' Avena 07/04/2011 ore 09:28 @lagonellavena

    e chi si scalda...sono serenissimo nel non avere pastori da seguire.

    "ha molto a che fare con il senso sacro della vita cosa che sinceramente non ritrovo nei centri sociali"

    sono discorsi da prete

    voti CL?

  • rivoluzio 07/04/2011 ore 12:15 @rivoluzio

    Questa storia del percorso, per me, e sottolineo per me, è una cazzata. Un percorso è una linea, curva, ma una linea. Lui,lo sappiamo, ha avuto una svolta improvvisa per motivi personali. La sua linea si è interrotta e ne ha presa un'altra, che lo porta a sostenere partiti di delinquenti e di razzisti. A diventare una sorta di crociato. E questo per me è abbastanza.

    "Però Gianni Giorgio Giovanni resistono". Non credo proprio.
    Gianni resiste, a modo suo.
    Giorgio resiste molto.
    Massimo resiste decisamente,checchè se ne dica. E lui che fa questo http://www.youtube.com/watch?v=u9Wuz0x9T3w rimane credibile. E andrò a vederlo, lui si, a riproporre.

    Giovanni ha il cuor contento, buon per lui, ma resiste a cosa?

    Altrove ho scritto così:
    "Allah è grande e Gheddafi è il suo profeta, eccolo il filo conduttore di Giovannilindo, è rimasto sempre dalla sua parte anche se la sua parte è cambiata. Caro prepensionato non più punk ora che il tuo presente è un dio che come minimo è maitre di sala, non vorrei proprio sapere cosa ne pensi di tutto questo casino. Mi hai tradito già abbastanza, ti ricorderò fino al tuo post scriptum pseudo-politico: orfano di sinistra” vuol dire che una famiglia, genetico-politica, l’avevo. Che non l’abbia più, l’ho vista morire l’ho sepolta, non significa che sono disposto a farmi adottare. (libretto “D’anime e d’animali”, PGR, 2004, pagina 1). Non dirmi più altro, fermiamoci a quello così ancora ti voglio bene"
    http://www.radiobombay.it/bombay/?p=836

    Ecco, era il 2004. Ci fece tanto di specificazione. Poi,io, non so veramente.

  • AG1977 09/04/2011 ore 13:11 @ag1977

    Secondo me Co.dex è un capolavoro. De gustibus non disputandum est.

  • RadioAzioni 09/04/2011 ore 14:39 @radioazioni

    Sono stato al concerto fatto qualche settimana fa all'Alpheus di Roma.
    ho trovato un Ferretti in gran forma, con molta energia, addirittura ringiovanito.
    Per quanto riguarda il live, la scaletta è stata un clamoroso "best of", come credo gran parte del pubblico sperava.

    Due sole considerazioni:
    - Ferretti è stato per gran parte della sua vita un cantante.
    uno che per lavoro scrive e canta canzoni, è lui in 30anni ne ha scritte alcune meravigliose. Per cui, se adesso vuole portare in giro il suo personale best of e lavorare qualche mese con questo spettacolo, non ci trovo nulla di scandaloso, non aggiunge nulla al suo percorso artistico, ma ha tutto il diritto di farlo. Quei pezzi sono suoi.

    - Peccato che quei pezzi non siano SOLO suoi, ma anche di chi li ha composti e arrangiati con lui. Per cui, finito l'effetto "madeleine" si capisce che non bastano le parole, i versi, la voce più o meno cavernosa, ma serve la musica, QUELLA musica e quei musicisti, che a quei versi davano corpo e anima. Il lavoro di scarnificazione/riarrangiamento di Bonicelli e Rossi è stato notevole e ben fatto, ma il risultato finale tradisce una mancanza, e le parti elettroniche/ritmiche la evidenziano.. a quell'ibrido, personalmente avrei preferito una rivisitazione totale, più drastica ed estrema.

    In conclusione, è stato un gran bel concerto di Giovanni Lindo Ferretti, non CCCP, CSI o PGR ma solo di Ferretti, che di quei gruppi era una parte, importante, ma sempre una parte. Dispiace sentire che i brani inediti non hanno forza, si sente la mancanza della musica, della melodia, a favore di parole che girano e rigirano e si compiacciono di loro stesse.
    Quanto ai discorsi su cosa Ferretti pensi o abbia pensato in 30anni, mi sembra un discorso scemo, che fa il paio con il tentativo infantile di cambiare qualche frase di pezzi storici per raddrizzare il tiro e sembrare coerenti.
    Sono distante anni luce da alcune posizioni, ma stimo una persona che ha il coraggio di dire come la pensa, rispetto a molti altri musicisti che magari preferiscono nascondere le proprie idee per non sembrare di questa o di quella fazione.

    minchia quanto ho scritto.
    :)

  • Le Candele Spente della Chiesa Incendiata 11/04/2011 ore 16:54 @chiesaincendiata

    Sua Santità
    Papa Giovanni Lindo

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