Dal diario di Sara

04/04/2006

Foto di Viviana Martucci

Alla fine, se collabori per Rockit, ti tocca pure fare la cassiera. Così le nostre due Sara (Scheggia e Loddo) si lanciano in una sfida ai resti e al pubblico pagante (e anche no). E raccolgono impressioni, in un diario leggero



Roma, 25 marzo 2006

Diario di una cassiera.
di Sara Scheggia
Il momento di raccontarti com’è andata la serata di Rockit al Circolo è arrivato. So che lo aspettavi, curioso come sei. Per la maggior parte del tempo in cui entrava pubblico pagante ho fatto la cassiera… dai, lo sai che mi piace osservare le persone e guardarle tutte dritto negli occhi e la cassa è un ottimo punto di vista, per questo.

Mi hanno affiancato ad una ragazza che al Circolo ci lavora tutti i sabati e che sa come si sta alla cassa. Dovevi esserci, ho fatto subito la mia solita figura da rincoglionita. L’ho tempestata di domande, su tutto. Sui blocchetti, sui resti, sugli standard di ingressi che fanno solitamente, sul perchè le monetine da 50 centesimi sono nello stesso bicchiere da quelle da 2 euro. Dopo un po’ lei si gira, visibilmente annoiata dalla pischella svampita e logorroica, e mi chiede: ”Sara, tu fumi?”. E io: “Grazie, l’ho appena spenta”. Naturalmente voleva solo un accendino, mica offrirmi una sigaretta.

Rincoglionita, dunque. Da Remo Remotti che sulla strada verso la pizzeria mi prende sotto braccio chiedendomi se qualche volta mi sento vecchia. Dalla cena, dal fatto di trovarsi davanti persone che normalmente saltano fuori dal tuo computer e che ora invece ti stanno versando del vino nel bicchiere. Dal via vai continuo di persone, da quel ragazzo timido timido che si è avvicinato sussurrando “un biglietto per gli Yuppie Flu”, da quelli che volevano sapere chi suonava, quanto costava, che serata c’era.

Ogni tanto la ragazza che gestiva gli accrediti mi chiamava e sotto voce mi diceva che si era presentato un presunto collaboratore di Rockit che, però, non era nella lista. Figurati se devo essere io a confermare che Carlo Pastore è uno di Rockit – ahimé, la tipa aveva bloccato anche lui, tra gli altri.

Ogni tanto passavano Fiz o Margherita a chiedermi se volevo il cambio, ma io rispondevo di no, perché dentro c’era ancora Remotti e tu lo sai, mio caro diario, che non potevo reggere il colpo. Non potevo rischiare di rimanere incastrata in mezzo a facce e borse e birre mentre partiva “Roma Addio”. Non voglio sapere neanche se l’hanno fatta, perché te lo ricordi anche tu quel giorno in macchina, quando era ormai chiaro che la Roma dei gatti sarebbe stata la prossima meta. E a Roma, mentre sei alla cassa, succede che arriva un tipo che ti chiede come mai non frequenti più quella casa a viale Regina Margherita, e tu sei immensamente felice di dirgli che sei sempre molto impegnata. Succede che saluti anche quelli che non ti riconoscono, o che arriva Federico Fiumani dei Diaframma che ti stringe la mano e ti dà 8 euro e stavolta sei tu a non riconoscere lui.

Mi sono fatta sostituire solo verso la fine della serata, i miei corregionali Yuppie Flu andavano sostenuti. C’era gente dentro, tanta. Riconosco i “miei” ingressi, ogni tira e molla tra fidanzati per pagarsi il biglietto a vicenda, i tagli delle banconote per cui ho cercato il resto. Sorrido e vado a prendermi una birra. Per il resto, caro diario, mi sa che dovrai aspettare ancora un po’.

La cassiera dell’ultim’ora.
di Sara Loddo
Mezzanotte: il mio momento. Fremo. Mi agito. Sto per assolvere ad un compito importante. Come affrontare la folla bramante suoni e corpi? Quale l’atteggiamento migliore, il più produttivo: fermezza o sorriso invitante?

Forte dell’autorevolezza della cassiera finale sfido una serata insolita. Una di quelle che potrebbero nascondere risvolti imprevisti, rivelazioni. Una serata racchiusa da mura di nebbia in cui tutto sembra poter accadere.

C’è un’atmosfera strana. Frizzante. L’aria è elettrica. Credo che, a questo punto, un temporale improvviso non stupirebbe nessuno.

Mi sento forte e responsabile. Da me dipendono nuove combinazioni: l’unione fra chi ancora sta fuori e chi, invece, si nutre di pulsazioni sonore e umane già da qualche ora. È la mia missione. Ecco. Iniziano ad arrivare. Una decina di persone: le prime di una lunga serie.

Dai. Su. Forza. Non è tardi. La serata continua. Dj-set d’eccezione per voi! Accomodatevi pure. Superate questo cancello!

Si sta decidendo qualcosa. Mi giro. Ci si consulta. Forse una nuova strategia. Una tecnica d’attacco più efficiente. Un modo per ridurre al più presto la distanza fra le due masse di gente. “Apriamo i cancelli”.

Si. Dai!

“No, apriamo i cancelli, niente più cassa”.

Niente più cassa. Non ci credo. La mia missione termina così: miseramente.



I nostri contributi:

Milano-Roma costiera 130 all'ora, di Carlo Pastore

Puttane e superalcolici, di Sandro Giorello

Dal diario di Sara, di Sara Scheggia e Sara Loddo

Il 25 marzo ed io (e noi, e tu), di Margherita Di Fiore, Simone Cosimi e Andrea Borraccino

LA GALLERIA FOTOGRAFICA (di Marco Becker, Davide Bez, Ivan Rachieli, Giulia Bertelli, Viviana Martucci)

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