Bugo - Dauntaun @ Leonkavallo - Milano Live report, 05/02/2003

18/02/2003 di Alberto Motta



Il Dauntaun del Leonkavallo mi piace.

È di mercoledì.

Scendi le scale e ti trovi in mezzo ad una mostra d’arte ben allestita; puoi comprare le tavole degli artisti esposti (ma stasera siamo qui per Bugo) e bevi birra a due euro.

Logisticamente: Dauntaun di null’altro trattasi se non del piano seminterrato del noto centro sociale sito a nord di Milano. In dettaglio: l’ospitato concerto di Bugo si sente male, e la gente glielo urla serenamente: “Buuugooo… non si sente un caazzzoooooo!!!!”.

Nessun problema, e questo è veramente fantastico. Se parliamo d’architettura industriale, diciamoci che i pilastri portanti di cemento armato dividono la sala in due parti e l’acustica ne risente. Ma mi avvicino… mi avvicino e se parliamo di esecuzione, realizzo come l’assoluta incuranza di Bugo verso la tecnica microfonica sia alla base di molto suo no-sound dal vivo… e che sia anche il suo ‘valore aggiunt’o. Sì, perché tra la distruzione della chitarra a metà concerto e un rap improvvisato con argomento ispirante l’asta microfonica, c’è tempo per far scendere il gruppo dal palco, sistemare l’armonica, e cantare facendo dimenticare ogni pecca stilistica o tecnica o non so cosa. Si ha il sospetto che anzi le parole appena percepite siano valorizzate dall’imperfezione tutt’attorno ad esse.

Svestiti i panni della caciaronaggine e dei sogni da fonderia, Bugo mostra in quest’assoluto attimo dello show come De Andrè o Consoli Carmen non siano necessariamente artisti di riferimento: “ Come un cane col padrone anch’io… vorrei avere un dio”. Scusate se cito a spanne.

Carrellata finale: cani, lui un po’ più magro del solito, luce un po’ troppo bassa in sala, i miei complimenti al luciaro (o tecnico luci), Samuel dei Subsonica qui a rilassarsi avendo appena realizzato le riprese del nuovo video “L’errore”, sala gremita.

Per concludere: peccato per l’imbecille che al termine del concerto è salito sul palco urlando testuali parole: “Ma allora ve ne volete andare o no? Non avete ancora capito che Bugo non torna? Allora ve lo dico io: andatevene… andate a casa milanesi, voi e le vostre Smart del cazzo!”.

Dio mio che pena!!!



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