Fare una cover di Fabrizio De Andrè è difficile ma Motta c'è riuscito benissimo

© Claudia Pajewski - © Claudia Pajewski -
10/04/2019 di

Come tanti, ho ascoltato per la prima volta Verranno a chiederti del nostro amore di Fabrizio De Andrè da piccolo, sul vinile del secondo live con la PFM che girava spesso e volentieri in casa mia. Mi ha colpito subito, senza neanche conoscere la storia dietro quelle parole, che poi ho recuperato qualche anno dopo ascoltando Storia di un impiegato: il fallimento del progetto eversivo del bombarolo, l'ordigno che esplode senza colpire il potere ma solo un innocente chiosco di giornali, il protagonista della storia che viene incarcerato e il suo pensiero che va alla compagna, ormai vittima dei giornalisti che le chiedono di parlare, a lei che è diventata (suo malgrado o meno) la first lady del terrorista fallito. 

 

I versi di Faber (e Giuseppe Bentivoglio), incastonati perfettamente dentro la musica malinconica e maestosa del (futuro) premio Oscar Nicola Piovani, mi facevano volare con la fantasia ad immaginare un milione di significati e, pur piccolo, sentivo che la canzone parlava di sentimenti adulti, che avrei provato più in là nella vita. Ancora oggi, è la canzone d'amore antagonista più bella che ricordi, un "noi contro loro" che commuove ad ogni ascolto, fortemente voluto dalla voce narrante che ripercorre la sua storia d'amore, forse già finita,  da dietro le sbarre e lancia un appello disperato a lei che è rimasta fuori e che potrebbe venire sedotta dal potere, dagli altri.

"Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore,
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo tu non darglielo in fretta.
Non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure da rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai".
Non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato, lo sai."

Bastano questi versi per diventare spettatori e allo stesso tempo protagonisti di una storia che non è la nostra ma che è, in qualche modo, universale. Da piccolo non riuscivo a cogliere tutte le sfumature e, in realtà, anche oggi alcune frasi restano un mistero, ma prima di cercare interpretazioni su libri o online, preferisco farmi trasportare dall'onda emotiva come facevo anni prima, mentre ascoltavo una delle chiose più belle mai scritte in una canzone, quel "Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai" che porta con sé la fine di ogni storia d'amore che non finisce mai.

Per l'album tributo a De Andrè intitolato Faber Nostrum (in uscita il 26 aprile), Motta ha reinterpretato proprio Verranno a chiederti del nostro amore e il risultato è strepitoso. Si dice spesso che ci sono alcuni cantautori di cui è impossibile fare delle cover di qualità e nel mezzo ai vari Battisti, Dalla, Battiato, Vasco Rossi, spunta sempre fuori il nome di Fabrizio De Andrè. La realtà è un'altra: quando la cover è eseguita con rispetto, misura e sentimento, la nuova interpretazione diventa un vero omaggio.

È il caso di questa versione pianoforte, voce, violoncello e altri suoni, mai invadenti. La voce greve di Motta in primo piano, senza riverberi che nascondono respiri o imperfezioni, veste bene la musica e le dona nuove sfumature, senza mai sentire la necessità di strafare, facendosi condurre dal brivido delle parole. Una versione nuova e senza tempo, che non cerca l'effetto speciale o la moda del momento. Semplicemente, un cantautore del 2019 che canta uno dei più grandi cantautori italiani della storia e la pelle d'oca che cresce ad ogni ascolto non mente: buon lavoro.

 

Tag: opinioni

Commenti (1)

  • Titickor 12 giorni fa @Titickor

    Sarà anche riuscita benissimo, ma il testo originale è "setacciare spiagge con la SCUSA del corallo", che (naturalmente) ha un senso (bellissimo, tra l'altro).
    Questa versione di Motta dice invece "setacciare spiagge con l'ACCUSA (o LA CUSA...) del corallo", che (semplicemente) non ha un senso.

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